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Epatite C, ecco il progetto del San Gerardo di Monza per eradicare il virus in Brianza

Pubblicato il 31 Dic 2019 alle 6:32am

L’epatite C può essere curata con due o tre mesi di terapia. Ma per affrontare la malattia fino in fondo bisogna arrivare all’eradicazione e coinvolgere nella cura anche chi non sa di essere ammalato. Come i tossicodipendenti. È partito da qui il progetto dell’ospedale San Gerardo con Alessandro Soria, l’infettivologo della struttura complessa di malattie infettive del San Gerardo di Monza, che ha messo in rete i Servizi per le dipendenze di Monza e Brianza offrendo agli utenti con epatite C accessi specifici ai percorsi terapeutici.

Il problema, scrive il San Gerardo di Monza, riguarda ad esempio “le persone che usano o hanno usato droghe per via iniettiva” le quali, spesso “ignorano di avere l’epatite C o non percepiscono l’importanza della cura”.

In diciotto mesi il progetto ha visto l’avvio del trattamento su circa cento persone “che altrimenti avrebbero visto progredire la propria patologia probabilmente alla cirrosi e al tumore del fegato”.

«Nei prossimi tre anni, grazie allo screening esteso a tutta la popolazione che usa o ha usato droghe per via iniettiva, contiamo di coinvolgere una vasta platea di soggetti a rischio e di trattare 500 persone, potenzialmente riducendo a zero l’incidenza dell’epatite C nella nostra provincia di Monza Brianza» dichiara Guglielmo Migliorino, primario dell’unità operativa complessa di malattie infettive, insieme all’équipe epatologica coordinata da Soria con Elisa Colella, Paola Columpsi e Giuseppe Lapadula. L’intervento ha coinvolto anche Giovanni Galimberti (Monza e Limbiate) e Maurizio Bramani (Carate Brianza – ASST di Vimercate).

Ridurre progressivamente la presenza del virus curando progressivamente le persone promette di abbassare allo stesso tempo il rischio di contagio fino alla sua eliminazione: è questa la strategia del San Gerardo che ha presentato i primi risultati ottenuti in occasione del congresso Icar (Italian Conference on AIDS and Antiviral Research) a Milano e nel frattempo ha trattato anche i soggetti malati nella casa circondariale di Monza e, con Ats Brianza, ha organizzato una unità mobile nel parco delle Groane, nota area di spaccio e consumo di droghe, “dove a breve partirà l’offerta di test rapidi salivari HCV per curare rapidamente l’epatite C e ridurre la circolazione del virus”.

«Un altro esempio concreto di iniziative che coniugano la qualità clinica ospedaliera con le esigenze del territorio realizzate mediante approcci multidisciplinari a favore di pazienti fragili» ha concluso il direttore generale della ASST di Monza Mario Alparone.

Diabete, trovate cellule bersaglio e possibili cure

Pubblicato il 27 Dic 2019 alle 6:46am

I microscopici ‘canali’ molecolari, presenti sulle membrane delle cellule che producono insulina sono al centro dello sviluppo del diabete e di una possibile terapia. Si è visto infatti che se questi canali (che fanno entrare molecole di calcio nella cellula) sono ‘iperattivi’; il risultato causa pertanto uno scompenso della secrezione dell’ormone che regola la glicemia.

A rivelarlo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica PNAS e condotto presso l’Istituto Karolinska di Stoccolma.

Gli esperti hanno visto che se questi canali di trasporto della membrana cellulare, chiamati CaV3.1, sono presenti in numero elevato, entra troppo calcio nelle cellule e, conseguentemente, queste vedono ridursi la propria capacità di rilasciare insulina. Secondo gli scienziati, infatti, bloccare questi canali, potrebbe rappresentare una nuova via nel trattamento del diabete.

Gli esperti hanno lavorato su modelli animali di diabete sia di tipo 1, sia di tipo 2 e su cellule beta (quelle che producono insulina) e documentato il coinvolgimento di un eccessivo funzionamento di questi canali di membrana.

Depressione, approvato uno spray nasale

Pubblicato il 24 Dic 2019 alle 7:08am

E’ stato approvato dalla Commissione europea Spravato* (esketamina) uno spray nasale, in associazione a un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina (Ssri) o un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina-norepinefrina (Snri), per gli adulti che soffrono di disturbo depressivo maggiore resistente al trattamento (Trd).

Si considerano affetti da Trd, tutti i pazienti che non hanno risposto positivamente ad almeno due diverse terapie antidepressive nel corso dell’ultimo episodio depressivo da moderato a grave.

A precisarlo una nota delle società farmaceutiche Janssen del Gruppo Johnson & Johnson.

Il disturbo depressivo maggiore (Mdd) colpisce circa 40 milioni di persone in Europa ed è la principale causa di invalidità al mondo. Per questi pazienti, l’obiettivo principale del trattamento è quello di alleviare i sintomi della malattia e ottenere la sua remissione, eliminando così, in larga parte tutti i sintomi depressivi.

Tuttavia, un terzo circa dei pazienti con Mdd non risponde alle terapie attualmente disponibili.

“L’approvazione di esketamina spray nasale – afferma Husseini K. Manji, responsabile globale dell’area terapeutica delle Neuroscienze presso Janssen Research & Development – offre un nuovo strumento per la cura dei pazienti affetti da disturbo depressivo maggiore resistente al trattamento con un meccanismo d’azione innovativo. Siamo molto fieri di introdurre una nuova opzione di trattamento innovativa, che contribuirà a colmare un’importante lacuna terapeutica”.

L’approvazione di esketamina si basa sui dati del programma di sperimentazione clinica condotto su pazienti con Trd, in cui oltre 1600 soggetti hanno ricevuto esketamina. I dati emersi dimostrano che nei pazienti adulti (18-64 anni), a partire dal secondo giorno di terapia, il trattamento con esketamina spray nasale e un antidepressivo orale iniziato ex novo era associato a una maggiore riduzione dei sintomi depressivi rispetto al trattamento con un antidepressivo orale iniziato ex novo e uno spray nasale placebo. Il 70% circa dei pazienti trattati con esketamina ha risposto al trattamento, ottenendo una riduzione dei sintomi pari o superiore al 50%.

“Ho avuto pazienti che hanno sofferto di Mdd per moltissimi anni e hanno provato tante terapie, aspettando spesso 4-6 settimane per ottenere un effetto. La rapidità d’azione e le elevate percentuali di remissione osservate negli studi cardine rendono esketamina spray nasale un’opzione terapeutica molto promettente per i pazienti che ne hanno più bisogno”, spiega Siegfried Kasper, presidente dell’International College of Neuropsychopharmacology ed ex direttore del dipartimento di Psichiatria e Psicoterapia dell’Università medica di Vienna.

Esketamina è un antagonista del recettore per il glutammato N-metil D-aspartato (Nmda) e quindi funziona in maniera diversa dalle altre terapie attualmente disponibili. Si ritiene che aiuti a ripristinare le connessioni sinaptiche tra le cellule cerebrali dei pazienti con Trd, rendendo possibile un aumento dell’attività e della comunicazione tra regioni specifiche del cervello. In base ai risultati degli studi clinici, si pensa che questo incremento di attività e comunicazione aiuti a migliorare i sintomi della depressione.

Ulcera peptica, in cosa consiste. Sintomi, diagnosi e cure

Pubblicato il 02 Nov 2019 alle 8:29am

Secondo l’Aigo, l’Associazione italiana Gastroenterologi ed Endoscopisti ospedalieri, soffre di ulcera peptica il 5 – 10 per cento degli italiani. È una patologia diffusa ma su cui spesso si fa confusione. Cerchiamo allora di capire qualcosa in più.

Quali sono le principali caratteristiche della malattia, grazie, al dott. Silvio Danese, gastroenterologo all’ospedale Humanitas, coordinatore di Humanitas Immuno Center, responsabile del Centro Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali di Humanitas e docente di Humanitas University.

Secondo l’esperto, è importante scoprire innanzitutto, quali siano i segnali che dovrebbero farci preoccupare e rivolgerci ad un medico.

L’ulcera peptica è rappresentata da una lesione della mucosa dello stomaco o del duodeno, ovvero della prima porzione dell’intestino tenue: «È proprio quest’ultima la forma di ulcera più frequente – spiega Silvio Danese -. Quella duodenale può colpire individui in età meno avanzata mentre l’ulcera gastrica interessa più frequentemente chi è più in là con gli anni». Tra i sintomi che possono comparire, più frequentemente, ci sono dolore e bruciore tra sterno e ombelico.

«Con l’ulcera duodenale si possono avvertire anche a digiuno – osserva l’esperto -, mentre se la lesione ha interessato la mucosa dello stomaco, i sintomi si manifestano tendenzialmente dopo i pasti. La durata può andare da pochi minuti a diverse ore (anche per tutta la notte). Al male si possono accompagnare altri sintomi, come dispepsia, una certa difficoltà a digerire, nausea e sazietà precoce. Meno frequenti, invece, il vomito, la perdita di appetito, il dimagrimento, l’anemia dovuta al sanguinamento interno non trattato, e la presenza di sangue occulto nelle feci».

«La presenza del batterio si riscontra con test sierologici o con il breath test, un test del respiro, o con un esame delle feci», commenta Danese. «La gastroscopia è generalmente riservata a casi particolari. L’endoscopia, con l’analisi di frammenti della mucosa di stomaco o intestino, viene considerata lo strumento migliore per rilevare l’ulcera».

«Il batterio, chiamato Helicobacter, andrà eradicato con l’assunzione di un cocktail di antibiotici – specifica il dottore -. Tra gli altri farmaci che vengono prescritti in caso di ulcera peptica ci sono gli inibitori della secrezione acida gastrica, gli inibitori della pompa protonica e i protettori della mucosa gastrica». «I farmaci che bloccano la produzione di acidi – spiega Danese – ne riducono il rilascio nel tratto digestivo promuovendo la guarigione dell’ulcera». Dopo un mese dal trattamento antibiotico è opportuno avere conferma dell’eradicazione con il breath test o l’esame delle feci, ricordandosi di sospendere gli inibitori di pompa protonica per almeno due settimane.

Immunoterapia: messo a punto nuovo farmaco da Iss e Sant’Andrea di Roma

Pubblicato il 14 Giu 2019 alle 10:43am

Dalla combinazione tra le cellule immunitarie del paziente, isolate e attivate in laboratorio, e rituximab (anticorpo diretto contro le cellule tumorali, detto anti-CD20), è possibile costituire una promettente terapia personalizzata per i pazienti con linfoma follicolare avanzato resistente a terapie convenzionali, un tumore caratterizzato dalla proliferazione incontrollata dei linfociti B. (altro…)

Sma e bambini con meno di 2 anni : dagli Usa il via libera alla terapia genica più costosa al mondo, con una sola infusione

Pubblicato il 31 Mag 2019 alle 8:20am

Arriva dagli Usa, la prima terapia genica in grado di arrestare la progressione dell’atrofia muscolare spinale (SMA) attraverso una sola infusione. La terapia, destinata a curare i bambini che hanno meno di due anni, e che sono affetti dalla forma più grave della malattia, costa ben 2,1 milioni di dollari ed è la più costosa della storia. (altro…)

Allarme virus para-influenzali, come difendersi in questo periodo

Pubblicato il 06 Mag 2019 alle 6:27am

Anche in questo mese di maggio appena cominciato, le temperature cambiano di continuo, in quanto, si passa velocemente da picchi di caldo a picchi di freddo. A causa di questi continui sbalzi di temperatura, dicono gli esperti, sono diverse le forme di virus para-influenzali che ci sono in giro e che stanno mettendo ko tantissime persone.

L’influenza sembra non essere terminata. Sono circa 150-200 mila gli italiani a settimana che si trovano a dover fare i conti con i sintomi para-influenzali. Numerose infatti sono le persone con raffreddore, mal di gola e problemi gastrointestinali. Ed ancora quelle con crampi addominali, diarrea, vomito e talvolta anche febbre.

Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano, conferma che queste forme gastrointestinali, in questo specifico periodo dell’anno, sono decisamente le più diffuse. Colpiscono a tutte le età e molto spesso a fare da veicolo di trasmissione sono i bambini. Che a loro volta li trasmettono ai genitori, mamme in gravidanza, fratellini più grandi ed infine persone anziane.

Per contrastare i virus para- influenzali, il virologo Pregliasco consiglia di esporsi il meno possibile a sbalzi termici. Vestirsi a “a cipolla”, evitare il contagio lavandosi spesso le mani soprattutto se frequenti di luoghi e mezzi pubblici durante la giornata.

“L’effetto di questi virus para- influenzali dura in circa tre – quattro giorni. Si invita chi li contrae a ricorrere a un’automedicazione responsabile. Bisogna anche prestare molta attenzione all’alimentazione e all’idratazione soprattutto in caso di febbre. Il riposo è di vitale importanza. In caso di disturbi gastro- intestinali non bisogna mai eccedere con gli antidiarroici ma optare per i probiotici e a un’igiene molto attenta”.

Fibrosi cistica: in arrivo una nuova terapia

Pubblicato il 20 Mar 2019 alle 7:45am

I ricercatori annunciano una nuova possibile terapia contro la fibrosi cistica: un nuovo farmaco antimicotico (l’amfotericina) comunemente usato, che sulle cellule umane e gli animali ha mostrato di poter aiutare i combattere meglio le infezioni batteriche croniche ai polmoni, tipiche di questa patologia. (altro…)

Talassemia, un aiuto dalla terapia genica

Pubblicato il 23 Apr 2018 alle 6:34am

Importanti novità arrivano dalla ricerca alla cura alla beta talassemia. Niente più trasfusioni per le persone che hanno questa patologia. Grazie alla terapia genica infatti e all’auto-trapianto di cellule staminali, 22 persone hanno potuto eliminarne o ridurne di molto la frequenza di trasfusioni. (altro…)

Cosa fare quando si scopre di avere un cancro al seno e dopo averlo sconfitto?

Pubblicato il 19 Apr 2018 alle 7:56am

«La sfida è ritrovare la femminilità in un momento in cui la donna ha perso l’armonia del suo seno, ha perso i suoi capelli e i suoi ormoni a causa dell’assunzione di farmaci antiormonali e non ha più voglia di avere una femminilità anche perché è proprio in questa femminilità che è stata colpita dalla malattia», spiega la dottoressa Paola Martinoni, oncologa fondatrice dell’Associazione Libellule Onlus (la presidente è Cristina Milanesi mentre le relazioni pubbliche sono curate da Nicoletta Civardi), in occasione della conferenza stampa che ha presentato la collaborazione tra questa associazione e Mediterranea, finalizzata a dare un sostegno alle donne colpite da tumore e offrire sollievo durante il percorso di guarigione, attraverso la creazione di prodotti di trattamento mirati. Tumore al seno – fattori di rischio. «In Italia ogni anno oggi 50mila donne si ammalano di tumore mammario a fronte di 500 uomini. Nel 2015 erano 48.300, quindi, si sta registrando un incremento della sua incidenza, ma, rovescio della medaglia, dopo si vive più a lungo che in passato. In Italia la sopravvivenza poi è più alta rispetto agli altri Paesi europei. Ma quali sono i fattori di rischio per sviluppare un tumore al seno? Avere la mammella, l’avanzare dell’età perché è una malattia degenerativa, avere una familiarità soprattutto se in famiglia si sono ammalati parenti di primo grado, essere portatori delle mutazioni BRCA1 e BRCA2, gravidanza dopo i 30 anni, menarca precoce, menopausa tardiva, esposizione ai raggi X, obesità e dieta ricca di zuccheri», spiega l’oncologo Giuliano Lucani, segretario dell’Anisc, Associazione Nazionale Italiana Senologi Chirurghi.

«Come fare prevenzione primaria? Ovvero come non fare venire o non fare tornare il tumore? Attraverso la dieta, assumendo, per esempio, fitoestrogeni, in primis soia e legumi, e olio d’oliva ed evitando zuccheri, farine raffinate, grassi animali, alcolici e fumo, con la pratica costante di attività fisica, facendo esami radiologici solo se strettamente necessari. Poi c’è la prevenzione secondaria grazie alla quale si può scoprire precocemente il tumore della mammella. Ricordiamo che la diagnosi precoce ha un risvolto importantissimo sul tipo di intervento e sulla durata di sopravvivenza», prosegue l’oncologo.