Bossetti potrebbe giustificare la presenza del dna collegandola ad un furto di arnesi da lavoro

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 26 Giu 2014 alle ore 11:04am

Il pm Letizia Ruggeri ha autorizzato il colloquio tra Massimo Giuseppe Bossetti, sospettato dell’omicidio della piccola Yara Gambirasio, e sua moglie Marita Comi.

Oggi in carcere, è andato a trovarlo uno dei suoi legali, l’avvocato Silvia Gazzetti.

Il legale, all’uscita dal penitenziario, ha ribadito la non colpevolezza del suo assistito, aggiungendo “Insieme all’avvocato Claudio Salvagni che da ieri mi affianca, stiamo prendendo in esame una serie di elementi che fin dall’inizio erano apparsi interessanti alla difesa e che adesso verranno sviluppati”.

L’avvocato Gazzetti da parte sua non ha voluto sbilanciarsi circa la notizia diffusa da alcuni organi di stampa secondo i quali Bossetti possa avere delle giustificazioni su come le sue tracce di Dna siano finite sul cadavere di Yara.

Secondo indiscrezioni di Repubblica, infatti, il muratore di Mapello, potrebbe sostenere che qualcuno potrebbe essersi impadronito di oggetti che appartenevano a lui. Un arnese da lavoro poi usato da ignoti come arma per ferire la giovane ginnasta. Risulta, infatti, che Bossetti due anni fa, abbia denunciato ai carabinieri il furto di alcuni arnesi da lavoro.

Arnesi che, secondo quanto dichiarato dall’uomo, vennero rubati all’interno del suo furgone parcheggiato sotto la sua abitazione: una libella elettronca, una bindella, due scalpelli di cui uno a punta acuminata, cazzuole e un distanziatore.

Il presunto assassino potrebbe dunque spiegare ai giudici che la sparizione di questi attrezzi e magari di guanti o indumenti da lavoro, denunciata due anni fa ai carabinieri, risalirebbe in realtà a prima del 26 novembre 2010, con la motivazione che qualcuno si sia impadronito, dopo averli rubati, di oggetti che appartenevano a lui.

Lunedì, mentre i giudici decideranno circa la sua liberazione, la scientifica effettuerà le analisi sull’auto e sul furgone di Bossetti in cerca di altre prove.

Nel frattempo, vanno avanti le indagini e gli accertamenti. Gli investigatori analizzeranno cellulari e computer prelevati dall’abitazione dell’uomo.

Intanto stanno ripassando tutti i filmati delle telecamere di Brembate acquisiti subito dopo l’omicidio di Yara. da essi è infatti emerso, secondo quanto scrive il quotidiano della Capitale che “Dalle immagini registrate all’esterno della Banca Veneta all’incrocio tra via Sorte e via Rampinelli spunta il furgone di Bossetti, che tra le cinque e le sei del pomeriggio percorre lo stesso spicchio di strade di Yara”..

E che “Proprio alle 17.30, come risulta dalla denuncia dei genitori ai carabinieri, esce per andare al centro sportivo: percorre 700 metri poco illuminati e scarsamente trafficati, svolta a sinistra in via Morlotti e poi a destra in via Locatelli, dove si trova la palestra”.

E continuando “il muratore è lì. Vede Yara, la segue e l’attende fino a che, poco dopo le 18.30, esce dal vialetto della polisportiva, quindi la carica sul suo mezzo, è la ricostruzione degli investigatori”.