Rigopiano: la gente stava morendo “Ma chi doveva provvedere ai soccorsi scherzava sulla spa”

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 30 Nov 2017 alle ore 5:37am


Una tragedia annunciata, è quella poi accaduta all’Hotel Rigopiano di Farindola il 18 gennaio scorso, dove persero la vita 29 persone.

Un’informativa del Nucleo ecologico dell’Arma di Pescara – agli atti dell’inchiesta che vede 23 indagati a vario titolo per abuso d’ufficio, falso, e abusi edilizi, disastro e omicidio colposi – raccoglie altre intercettazioni a ridosso della disastrosa valanga che ha raso al suolo l’hotel Rigopiano di Farindola.

Particolari che fanno intendere l’incompetenza e il cinismo da parte di coloro che potevano evitare che accadesse una simile tragedia e salvare in tempo tante persone.

Che sottovalutarono il rischio quando ancora l’hotel era in piedi, e ospiti e personale non potevano andare via in quanto la neve aveva reso inagibile i nove chilometri di strada che conducevano al paese, bloccando la via di fuga per la salvezza.

Tra le conversazioni finite agli atti ci sarebbero anche le comunicazioni avvenute tra il consigliere regionale di Forza Italia Lorenzo Sospiri con l’allora segretario del Governatore abruzzese Luciano D’Alfonso, Claudio Ruffini, delegato proprio dal presidente. Un’informativa nella quale si parla «della gestione dei mezzi spazzaneve e delle cosiddette turbine». «La gente sta morendo e voi non vi rendete conto», spiegava allarmato Sospiri a Ruffini (non indagato), che aveva ricevuto un sms simile dalla responsabile della provincia di Teramo, Giuseppina Manente, che sottolineava anche lei invano la necessità di intervenire con una certa urgenza: «Qui conteremo i morti per carenza di soccorsi, forse non vi state rendendo conto». Oggi Sospiri ricorda: «C’era totale disorganizzazione, non si sapeva chi doveva fare cosa».

Ma non solo.. Anche bugie per coprire gli errori, favorire amici nei soccorsi. Il tutto condito da clientelismo elettorale, battute e risate all’insegna della macabra ironia.

Al telefono, il dipendente dell’Anas, Carmine Ricca, alle 15.35 del 18 gennaio 2017, poco più di un’ora prima che la valanga travolgesse il Rigopiano, avrebbe detto: «E insomma, mica deve arrivare a Rigopiano? Perché se dobbiamo liberare la Spa, al limite ci andiamo a fare pure il bagno».

Dalle informative della Squadra mobile, dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico e di quelli della Forestale emerge una situazione è talmente grave da richiedere l’intervento dell’esercito ma l’ex prefetto Francesco Provolo non lo ritenne opportuno. Si fece a scaricabarile tra Provolo e il direttore del settore Viabilità e responsabile della protezione civile Paolo D’Incecco. Quest’ultimo voleva i militari e gli elicotteri ma la consigliera provinciale Silvina Sarra gli comunicò con «una certa nonchalance, la decisione del Prefetto: ha detto di no». E la risposta secca di D’Incecco: «Se ne assume la responsabilità».

E, che dire, del tentativo di coprire le inadempienze con una ricostruzione documentale che all’apparenza risulti a norma ma che in realtà non lo è?

In un’intercettazione del 20 gennaio, alle ore 7.53, come si legge nell’informativa della Squadra mobile, «Paolo D’Incecco parla con il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, il quale fa presente all’ingegnere della Provincia di Pescara la necessità di “gestire la situazione documentale nel rispetto della legge”».

All’ex prefetto Provolo, i carabinieri della Forestale imputano invece «evidenti contraddizioni nella ricostruzioni dei fatti» a posteriori. In una riunione del 24 gennaio, sei giorni dopo che la valanga aveva ucciso 29 persone, «iniziava, la riunione elencando tutte le operazioni effettuate dalla Prefettura di Pescara già dal 16: ovvero l’apertura della sala operativa, l’insediamento del centro di coordinamento dei soccorsi e la convocazione del comitato operativo viabilità», ma secondo quanto riportato dai militari, quella ricostruzione è una «circostanza smentita nelle evidenze investigative».

A smentire Provolo c’è anche il vice questore della polizia di Stato, Silvia Conti, sorella dell’ex generale della Forestale Guido Conti che si è tolto la vita lo scorso 17 novembre perché oppresso dai sensi di colpa. La donna conferma che la sala operativa e la Funzione 6 «è stata attivata in data 18 gennaio 2017 alle ore 14 e non il 16 gennaio come indicato nella nota del vice-prefetto dott. Bianco e nella nota del 17 gennaio del prefetto Provolo».