benessere

Dieta mediterranea, riduce il rischio di diabete in gravidanza

Pubblicato il 18 Ago 2019 alle 6:39am

Una nuova ricerca sulla dieta mediterranea, rivela che questo regime alimentare patrimonio dell’umanità, durante la gravidanza può ridurre di un terzo il rischio di sviluppare il diabete gestazionale. Una condizione che colpisce dal 3 al 5% delle donne incinte e che, se non gestito, può avere pericolose ripercussioni su mamme e bambino: dall’aborto spontaneo al rischio di insorgenza di diabete di tipo 2 più avanti nel tempo, a ipertensione, preeclampsia, macrosomia (peso alla nascita elevato con seguenti complicazioni nel parto) o ipoglicemia del neonato. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato su Plos Medicine che ha esaminato gli effetti di una dieta mediterranea sulla salute delle donne in attesa e dei loro bebè.

I ricercatori dell’Università Queen Mary, in Gran Bretagna, hanno infatti arruolato 1.250 donne in sovrappeso, obese o con valori elevati di grassi nel sangue, scoprendo che a partire dalla 18esima settimana di gravidanza, la metà delle donne ha seguito una regime dietetico di tipo mediterraneo, ricco di fibre e grassi ‘buoni (acidi grassi insaturi), le altre hanno invece seguito la classica alimentazione consigliata alle future mamme. Al termine della gravidanza, le madri del primo gruppo erano aumentate di peso in media di 1,5 kg in meno rispetto a quelle del secondo gruppo. E soprattutto il loro rischio di sviluppare diabete gestazionale si era ridotto del 35%, ovvero aveva sviluppato diabete il 17,6% delle donne ‘sotto dieta mediterranea’ contro il 24,9% di quelle che avevano seguito un’alimentazione tradizionale.

Il consiglio ora, degli esperti, per le donne in ‘dolce attesa’ è quello di seguire un regime alimentare povero di grassi, zuccheri a rapido assorbimento, molti vegetali, e carne bianca al posto di quella rossa, legumi ecc. Via libera dunque poi a noci, nocciole, mandorle, pesce e ovviamente all’olio di oliva.

Hiv riguarda tutti, al via la campagna del Ministero della Salute

Pubblicato il 04 Ago 2019 alle 6:52am

E’ partita in questi giorni la nuova campagna del Ministero della Salute sulla prevenzione dell’HIV. Stefano Fresi, Francesco Montanari e la youtuber Sofia Viscardi sono i nuovi testimonial insieme a Dario Vergassola, ideatore della campagna. (altro…)

Restare offline. Cresce il popolo dei tecnofobici

Pubblicato il 12 Lug 2019 alle 10:00am

Restare offline, la soluzione migliore per tutti per essere più felici. Parola di esperti. Se non usiamo lo smartphone al ristorante, il dolce è gratis alle catene Le Pain Quotidien degli Stati Uniti. In alcuni hotel poi, anche di lusso, come il Mandarin Oriental di New York, si può richiedere il servizio ‘no wi-fi’ fra le amenities e la ‘digital detox’ è nel menù della Spa, i telefonini vanno depositati all’ingresso (e all’uscita riconsegnati puliti e lucidati).

Ma per chi ama il ‘fai da te’ la possibilità di poter puntare su nuove App per smartphone che frenano a monte il flusso di connessioni e il bombardamento social oppure è possibile passare anche al dumb-phone (cellulari vecchi stampo, senza connessione internet), come fanno sempre più manager e ricconi londinesi.

2019 è l’anno dell’astinenza digitale e delle vacanze senza telefonino. Niente internet, niente social, niente followers è il nuovo lusso per i sempre più numerosi ‘tecnofobici’ che non vogliono più essere sempre reperibili e vanno alla ricerca di nuovo relax, contemplazione, dialogo e confronto con persone in carne ed ossa , come si faceva una volta, senza incontri virtuali.

Il fenomeno è stato analizzato all’ultimo Global Wellness Summit (GWS) svoltosi a Cesena. Dove è emerso che gli ‘scollegati’ nel 2018 sono scesi al 37%, mentre erano il 50% nel 2017.

Per tale motivo, il business del benessere abbandona la tecnologia e prende una piega più salutistica, fatta col silenzio rigenerante e trattamenti rilassanti a zero innovazione hi-tech, niente wi-fi e niente social. Il report mondiale cita l’Italia come fonte per ritemprarsi dall’overdose di smarpthone.

Fegato: un aiuto naturale dall’aloe vera

Pubblicato il 01 Lug 2019 alle 6:02am

Il fegato svolge tre funzioni importantissime. Disintossica, elimina tossine che producono il nostro organismo. Effettua la sintesi, garantendo il metabolismo di proteine, carboidrati e lipidi, secernendo la bile ed evitando emorragie tramite la coagulazione. Infine il fegato conserva, svolgendo un’importante azione di archiviazione. Conservando vitamine A, D, E e K ed il glicogeno. (altro…)

Vene varicose e il trattamento con la scleromousse

Pubblicato il 24 Giu 2019 alle 6:44am

In Italia sono tante le persone che soffrono di vene varicose. Si parla infatti di una persona su due. Le donne sono maggiormente colpite in un rapporto di due a uno rispetto agli uomini e un’età media più bassa, sui vent’anni circa (dati emersi dal XXIV Congresso mondiale di flebologia di Roma nel 2015). L’insufficienza venosa cronica è un problema di circolazione sanguigna che si manifesta visivamente con la dilatazione dei vasi dal percorso generalmente tortuoso che interessa il sistema venoso superficiale delle gambe (la grande e piccola safena e gli affluenti di entrambe): le vene varicose o varici vengono molto spesso sottovalutate e derubricate a seccatura estetica.

«In realtà», spiega l’angiologo Elia Diaco, presidente della sezione calabrese della Società italiana di angiologia e patologia vascolare (Siapav), «dietro può esserci un problema di salute anche grave: flebiti, ulcere venose, tromboflebiti superficiali o profonde che possono portare anche all’embolia polmonare ».

Quando si avvertono sintomi come dolore, pesantezza, bruciore o senso d’irrequietezza alle gambe e compaiono edemi agli arti inferiori, meglio rivolgersi subito a un angiologo. Il quale sottoporrà il paziente all’ecocolordoppler. Si tratta infatti di una ecografia con immagini a colori rosso e blu dei flussi venosi e arteriosi, in grado di evidenziare le eventuali lesioni, anche piccole, delle pareti dei vasi.

La tecnica classica, risalente ai primi anni del ’900, è quella della safenectomia o stripping della safena. In pratica si «sfilano» – stripping, appunto – i segmenti danneggiati di quella che è la vena più lunga del corpo umano (va dalla caviglia all’inguine).

Per le piccole varici sintomatiche che non coinvolgono la grande safena si ricorreva fino a pochi anni fa alle microincisioni della varicectomia. Meno invasiva, ma sempre chirurgica, è l’ablazione della safena mediante laser o radiofrequenza: sonde inserite attraverso una piccola incisione che liberano energia laser o radiofrequenze che occludono la vena, eliminandola dal circolo.

La scleromousse «La scleromousse è la vera rivoluzione», come la definisce Diaco, in quanto arriva, però, nel 1997. Il chirurgo vascolare spagnolo Juan Cabrera propone per la prima volta un farmaco sclerosante in forma schiumosa (mousse) che evita il ricorso al bisturi. «È la tecnica della scleromousse », prosegue l’angiologo.

«In Francia i dottori la usano da oltre 15 anni. In Italia è stata rivalutata grazie al cosiddetto Metodo Tessari, un nuovo protocollo di preparazione e utilizzo della schiuma, ideato dal medico Lorenzo Tessari, che prevede l’unione di una sostanza, l’aetoxiscl erolo, con l’aria o con gas biocompatibile attraverso miscelazioni eseguite in rapida successione con l’ausilio di due siringhe collegate tra loro da un rubinetto a tre vie».

Come funziona il trattamento Il trattamento viene effettuato in ambulatorio e non richieste anestesia locale. «Tramite una sonda ecografica», spiega Diaco, «s’individua la vena da trattare, all’interno della quale vengono iniettati solitamente non oltre 5-10 ml (la quantità massima è di 20 ml) di schiuma sclerosante attraverso un piccolo catetere o un ago butterfly (a farfalla) eco-guidato. La mousse agisce sulle pareti venose dove il tessuto interno risulta danneggiato e provoca una flebite chimica, in cui il trombo ostruisce la vena, che, poi, viene ripulita dai macrofagi, specie di “cellule-spazzine”, in un mese o due».

Il procedimento dura dai due ai tre minuti e la mousse in eccesso eliminata per via venosa e catabolizzata. Asportato l’ago o il catetere, per ridurre la reazione infiammatoria si effettua poi un bendaggio elastico e compressivo che deve essere mantenuto per circa 48 ore. S’indossa poi una calza elastica con una compressione di secondo o terzo grado.

«Nei sei giorni successivi al trattamento con scleromousse», prosegue lo specialista, «si prescrivono iniezioni sottocute di eparina a basso peso molecolare. Per un mese, oltre a tenere le calze compressive, si assumono compresse di sulodexide o mesoglicano e comuni antinfiammatori (paracetamolo e creme locali) per contrastare la tensione e il lieve dolore causati dall’indurimento del vaso che la sclerosi può comportare, soprattutto nei primi dieci giorni». I controlli vengono effettuati a sette e trenta giorni e a sei mesi dalla procedura.

Tremila malattie della pelle, a soffrirne un italiano su quattro

Pubblicato il 09 Giu 2019 alle 11:37am

Tra le patologie più diffuse a carico dell’epidermide abbiamo la dermatite atopica, la psoriasi, l’acne, la alopecia areata, e tra quelle più gravi anche i tumori della pelle, tra cui il melanoma e così via, fino a citarne almeno tremila. Già, perché sono circa tremila le malattie della pelle, l’organo umano più esteso. (altro…)

Sedentarietà, perché nociva per la salute. Cosa fare

Pubblicato il 07 Giu 2019 alle 6:05am

L’eccessiva sedentarietà può portare problematiche di vario tipo. Compromettere il nostro benessere psico-fisico e favorire l’insorgere di disturbi metabolici come ad esempio diabete, ipertensione, colesterolo e malattie cardiovascolari.

Un metabolismo più lento, l’aumento di peso e l’obesità sono conseguenze molto frequenti nella sedentarietà. Muoversi poco inoltre causa problemi articolari e ossei, artrite e osteoporosi.

Secondo un recente studio australiano, pubblicato su Diabetes Care, interrompere la prolungata sedentarietà, tipica di chi lavora negli uffici, con attività anche leggere, come una piccola passeggiata per andare a lavoro, o a trovare il vicino di scrivania, aiuterebbe a tenere sotto controllo i valori della glicemia e a migliorare la risposta metabolica dopo pranzo. Secondo tale ricerca basterebbero almeno 3 minuti di attività ogni 30 minuti passati alla scrivania per migliorare notevolmente il nostro benessere.

Chi conduce una vita molto sedentaria dovrebbe inoltre tenere sotto controllo anche l’alimentazione: consumare frutta e verdura fresca, ricordarsi di bere spesso e preferire carboidrati integrali, limitando così il consumo di quelli bianchi e di dolci. Anche la regolarità dei pasti è un aspetto molto importante da non sottovalutare: l’ideale è consumare 5 pasti, 3 principali, che non vanno mai saltati, e due spuntini.

È bene ricordare inoltre che l’attività fisica costante non solo previene il diabete, ma riduce i trigliceridi, fa aumentare il colesterolo buono e riduce l’infiammazione dei tessuti. Risolleva l’umore.

Attività fisica riduce disturbi mentali e consumo di farmaci

Pubblicato il 28 Mag 2019 alle 11:16am

Molti disturbi mentali possono migliorare grazie attività fisica. Parola di esperti. Fare esercizio fisico, significa alleviare significativamente i sintomi dei pazienti e ridurre il ricorso ai medicinali, oltre che al tempo di ricovero. A sostenere tali benefici è uno studio pubblicato su Global Advances in Health and Medicine da ricercatori della University of Vermont.

“L’esercizio non è mai stato considerato una vera e propria opzione terapeutica”, ha spiegato David Tomasi, autore principale dello studio. “Ma ora sappiamo che è così efficace da poter diventare importante quanto l’intervento farmacologico.” Come spiegano i ricercatori, infatti, la prescrizione di medicinali psicotropi è la prima cosa a cui molti medici ricorrono nella speranza di alleviare i sintomi dei pazienti. Mentre i rimedi non farmacologici, come esercizio fisico, non vengono molto spesso presi in considerazione.

Tomasi e il suo team hanno fatto costruire una nuova palestra a posta nel reparto psichiatrico del Medical Centre della University of Vermont. I ricercatori hanno poi chiesto a circa 100 pazienti, ricoverati per una serie di patologie tra cui disturbo bipolare, depressione, ansia e schizofrenia, di includere nei loro piani terapeutici alcune sessioni di allenamento da 60 minuti, quattro volte a settimana, oltre a cambiamenti alimentari. Le sessioni di attività fisica includevano esercizi cardiovascolari, da pesi a stretching, a cyclette. Ai partecipanti è stato poi chiesto di compilare, sia all’inizio che alla fine dello studio, alcuni questionari riguardanti i livelli di autostima e di umore e da lì si è scoperto che fare attività fisica abbassava i livelli di rabbia, ansia e depressione, e portava queste persone ad avere una maggior sicurezza e stima in se stesse.

Huntington: cosa c’è da sapere su questa malattia ereditaria

Pubblicato il 19 Mag 2019 alle 8:30am

La Huntington o Corea di Huntington è una malattia rara, genetica, neurodegenerativa. Caratterizzata da un’ereditarietà molto forte. Questo vuol dire che chi ha un genitore affetto dalla malattia ha il 50% di possibilità di sviluppare in età adulta questa patologia. La cui età dell’insorgenza è molto variabile – dato che la malattia si può manifestare a 2 come a 90 anni – ma i primi sintomi tendono a fare la loro comparsa in media tra i 30 e i 50 anni. (altro…)

Glaucoma, arriva il nuovo collirio per curarlo

Pubblicato il 16 Mag 2019 alle 6:53am

Nuova speranza arriva per tutti coloro che sono affetti da glaucoma. Dal cordone ombelicale è stato ricavato un nuovo collirio per il glaucoma, paotologia silenziosa della vista che produce un progressivo deterioramento del campo visivo e può portare fino alla cecità. A brevettare il farmaco, un gruppo di ricercatori dell’Università di Bologna dopo che il suo effetto neuroprotettivo è stato dimostrato in studi preclinici in vitro, ex vitro e in vivo.

Il collirio targato Unibo si basa sulle proprietà del sangue contenuto nel cordone ombelicale. Al suo interno, infatti, gli studiosi hanno individuato una serie di fattori di crescita in grado di contrastare il glaucoma. E gli effetti riparativi potrebbero essere efficaci anche su altri tipi di patologie degenerative oculari.

Con il termine glaucoma si identifica oggi un gruppo di patologie oculari causate dalla degenerazione del sistema nervoso centrale dovuta all’invecchiamento. Queste patologie colpiscono circa un milione di persone in Italia: l’1 e il 2% di chi ha più di 40 anni e il 5% di chi ha più di 70 anni.

Il glaucoma si caratterizza per un aumento della pressione intraoculare e per una serie di fenomeni degenerativi che influenzano la testa del nervo ottico causando un progressivo deterioramento del campo visivo e danni permanenti della vista.

.