benessere

Come attivare il metabolismo, mangiando

Pubblicato il 09 Mar 2020 alle 6:32am

La dieta può aiutarci a rendere il metabolismo più reattivo. E’ molto importante alimentarci bene, vediamo come:

1. Diminuire il consumo di alimenti ricchi di zuccheri. I carboidrati semplici e gli zuccheri raffinati aumentano i livelli di glucosio nel sangue. In presenza di questa condizione il metabolismo può rallentare. Pertanto, mantenere il glucosio entro certi livelli è possibile sostituendo quelli raffinati ad alto contenuto di grassi con carboidrati complessi e proteine. 2. Alcune spezie che aiutano ad insaporire i nostri piatti, vengono considerate brucia grassi. Parliamo di: peperoncino, pepe, zenzero, curcuma, zafferano, cardamomo, cumino e cannella. 3. Non saltare la colazione e fare pasti regolari. Saltare la prima colazione non fa dimagrire… Anzi. Fa avere più fame dopo quando si mangia a pranzo. Oltre a non saltare i pasti, non bisognerebbe neanche distanziare per più di 5 o 6 ore un pasto dall’altro perché potrebbe rallentare il metabolismo. 4. Bere tanta acqua! Per ottimizzare al meglio l’attività metabolica è importante bere molta acqua. Diversi studi chiariscono che bere più acqua migliora il metabolismo e aiuta anche a consumare più calorie. L’acqua è poi fondamentale per mantenere idratato l’organismo e quindi migliorare anche la buccia d’arancia, e conseguentemente la ritenzione idrica. 5. Fare attività fisica moderata. L’ideale è fare attività fisica aerobica e semplice passeggiate a passo veloce, o ancora, cyclette, ginnastica dolce, nuoto. Infatti una attività fisica a bassa intensità ci aiuta a bruciare più grassi rispetto a una a più alta intensità. Per dimagrire è quindi condizione imprescindibile che la quantità di calorie che bruciamo sia superiore rispetto alla quantità di calorie che introduciamo. Si può iniziare 15 minuti per poi continuare con 20, 30 e aumentare ancora. 6. Da evitare le diete lampo o quelle che fai da te. Gli esperti raccomandano di evitare una dieta ipocalorica o al di sotto delle 1000 calorie o che presenti un netto sbilanciamento dei nutrienti, perché può rivelarsi controproducente. Quando infatti la perdita di peso avviene molto rapidamente in realtà perdiamo acqua, massa muscolare e solo alla fine adipe. 7. Alimenti che aiutano il metabolismo: tè verde, cacao, carciofo, limone, e alcuni tipi di alghe che stimolano il metabolismo basale grazie alla presenza di iodio. 8. Sonno. Oltre a mangiare bene è importante anche dormire bene. Almeno 8 ore a notte. Il dormire poco favorisce stanchezza fisica e muscolare, stress, più appetito e quindi anche accumulo di grassi in eccesso.

Profumi antistress

Pubblicato il 20 Feb 2020 alle 8:22am

Allo Stevens Institute of Technology hanno individuato come annusare il caffè, anche per i possibili effetti rinvigorenti simili alla caffeina contenuta nella bevanda, il futuro delle fragranze in chiave ‘funzionale’ per ‘accendere’ meglio le reazioni del cervello e aiutare il corpo ad essere più reattivo e performante, come sostengono gli analisti del Global Wellness Summit (GWS) che hanno individuato la nuova tendenza fra i 10 trend mondiali del benessere del 2019.

In arrivo fragranze anti-stress, rigorosamente senza genere, contenenti, essenze di fiori di rosmarino in grado di agire a livello cerebrale aumentando l’attenzione e migliorando l’umore oppure a base di miscele naturali calmanti. “Queste scoperte aprono la strada all’uso dei profumi per minimizzare gli effetti negativi della vita cittadina, diminuendo i livelli di aggressività e di tensione, oppure la mancanza di sonno, – si legge in una nota del GWS. “Nei laboratori delle principali industrie essenziere si sta esplorando l’impiego degli aromi come metodo utile per mantenere alta l’attenzione anche in ambienti rumorosi urbani. Le fragranze possono essere un nuovo rimedio per chi vive nelle metropoli”.

Fecondazione, si diffonde il “fai da te” con il seme online

Pubblicato il 19 Feb 2020 alle 6:57am

«Stiamo assistendo alla diffusione di una nuova pratica: alcune coppie e single infatti si affidano a quella che gli anglosassoni definiscono ‘home insemination’, ossia la fecondazione ottenuta con seme fresco di un donatore, spesso contattato in Rete o in appositi gruppi sui social network». Ad affermarlo è Salvatore Sansalone, professore aggregato di Andrologia all’Università di Roma Tor Vergata, «anche se non esistono dati precisi sulle dimensioni del fenomeno». (altro…)

Origano: combatte l’ipoglicemia, mantiene l’intestino sano e protegge la salute del cuore

Pubblicato il 15 Dic 2019 alle 7:04am

L’origano è una spezia molto usata in cucina che fa molto bene alla nostra salute… Vediamo il perché. (altro…)

Arriva il contraccettivo orale da assumere una volta al mese

Pubblicato il 12 Dic 2019 alle 6:15am

Una capsula molle che può essere deglutita una sola volta al mese, per evitare gravidanze indesiderate: è questa la promessa di un metodo contraccettivo, messo a punto dal MIT, e sperimentato intanto, con successo sugli animali. Nei primi test eseguiti sui maiali, il dispositivo ha rilasciato gradualmente l’ormone progesterone nello stomaco, garantendo l’effetto contraccettivo per intere settimane.

Ma come funziona? La compressa in gelatina è stata studiata per dissolversi nell’ambiente acido dello stomaco e liberare una struttura polimerica a forma di stella, con sei braccia attaccate a un corpo centrale. Ogni braccio è carico del contraccettivo ormonale levonorgestrel, una forma sintetica di progesterone usata nelle terapie ormonali e nei metodi di controllo delle nascite.

All’interno della capsula, il polimero è ripiegato. Ma quando l’involucro si dissolve, si apre completamente assumendo dimensioni che ne impediscono il passaggio attraverso il piloro, la “porta” che controlla l’uscita dallo stomaco. Nelle settimane seguenti, le braccia si dissolvono in modo graduale rilasciando il loro contenuto di ormone, finché quel che resta della stella non viene espulso ed eliminato dall’organismo.

La ricerca è stata pubblicata su Science Translational Medicine. I ricercatori si dicono molto soddisfatti. Hanno testato due diverse conformazioni geometriche del dispositivo su sei femmine di maiale, scegliendo di misurare i livelli di progesterone rilasciati (e non di verificare se la formula fosse efficace nell’impedire nuove gravidanze). La concentrazione di ormone nel sangue è stata confrontata con quella di cinque altre scrofe che avevano assunto lo stesso ormone, ma a cadenza giornaliera.

Entrambe le versioni hanno garantito un rilascio prolungato dell’ormone: al ventunesimo giorno, il livello di levonorgestrel nel sangue dei maiali era simile a quello riscontrato nelle femmine del gruppo di controllo che avevano appena assunto la dose giornaliera. Al ventinovesimo giorno l’ormone era ancora presente nel sangue, anche se i livelli sono calati nel corso del mese.

Il prossimo passo sarà ora quello di incorporare anche l’estrogeno nella struttura, per arrivare alla formulazione combinata più usata nei contraccettivi umani. Per i primi test clinici sull’uomo occorreranno almeno cinque anni. La speranza è che un dispositivo da assumere una volta mese, senza l’intervento di un medico, possa risultare prezioso soprattutto nei paesi a medio e basso reddito, nelle situazioni in cui le donne vorrebbero evitare una gravidanza, quando non sono nelle condizioni sanitarie, sociali e culturali idonee per farlo. acei.

Perdere 4 chili in un mese grazie alla camminata

Pubblicato il 10 Dic 2019 alle 6:38am

Camminare a passo svelto fa molto bene alla linea e alla salute. Riuscire a fare 7 chilometri orari, e cioè compiere tre chilometri e mezzo nella mezz’ora aiuta a perdere i chili in eccesso, parola di esperti.

Il momento migliore per dedicarsi alla camminata è il mattino presto.

Questo, infatti, permette di riaccendere il metabolismo così da bruciare più facilmente le calorie da incorporare durante la giornata che segue.

C’è anche chi ritiene ottimo camminare a stomaco vuoto per poter perdere dei kg in più.

Ma passiamo al momento un po’ meno felice della dieta, l’alimentazione giusta da abbinare a questa attività.

Il regime alimentare della dieta della camminata prevede quattro fasi di tipo evolutivo.

La prima definibile depurativa, dato che è la più restrittiva, e dura solo tre giorni a settimana di sacrificio.

In questi tre giorni bisognerà dire addio ai carboidrati e mangiare leggero a beneficio di reni e fegato.

La seconda fase è definita rieducativa. La sua durata è di 7 giorni nella quale si mangiano uova, latte e derivati, cereali e legumi.

Infine, arriviamo alle due ultime fasi definite di consolidamento e mantenimento.

In esse ci sarà la possibilità di mangiare carni magre, salumi con poco grasso e formaggi.

Ma cambierà anche la camminata. Infatti, non sarà sempre di 30 minuti, ma andrà ad aumentare nel corso delle 4 fasi.

Si inizierà con una camminata di 30 minuti per i primi giorni della dieta, poi si aumenterà sempre di poco per arrivare a fare una camminata di 1 ora.

Molto efficace anche l’idratazione. Bisognerebbe bere un paio di ore prima della camminata, di 600-700 millilitri di acqua, e mentre ci si allena, bere invece 250 millilitri di acqua ogni 15 minuti, per poi continuare a bere anche alla fine dell’attività fisica.

Un’altra importante regola generale è quella di non saltare i pasti.

Oms, l’arte fa bene alla salute

Pubblicato il 05 Dic 2019 alle 6:33am

L’Organizzazione Mondiale della Salute ha fatto condurre all’Heath Evidence Network una ricerca, per verificare l’esistenza di evidenze scientifiche in cui i ricercatori hanno analizzato 900 pubblicazioni, tra cui 200 meta analisi, per un totale di più di 3.000 studi in totale, dimostrando l’importante contributo dell’arte sulla salute e prevenzione di malattie fisiche e psichiche.

Lo studio suggerisce che le arti possano anche aiutare ad alleviare i sintomi di quelle patologie per le quali non esiste ancora una cura efficace.

In particolare l’arte può:

1. Aiutare le persone ad alleviare i sintomi di una situazione psicologica causata da un trauma o abuso. 2. Dare sollievo alle persone con condizioni acute. 3. Supportare le persone con disturbi di natura neurologica, inclusi autismo, paralisi celebrale, ictus, demenze. 4. Aiutare nel trattamento di malattie non trasmissibili come il cancro, le patologie polmonari, le malattie cardiovascolari. 5. Supportare l’azione delle cure palliative nelle terapie per il fine vita.

L’80% degli adolescenti fa poca attività fisica

Pubblicato il 24 Nov 2019 alle 6:41am

L’80% degli adolescenti fa meno di un’ora di attività fisica al giorno, la ‘dose minima’ raccomandata dall’OMS. A rivelarlo uno studio condotto su un milione e seicentomila ragazzi dagli 11 ai 17 anni di 146 paesi del mondo. La ricerca in questione è stata pubblicata ieri su The Lancet Child & Adolescent Health.

Le ragazze le più pigre I ricercatori hanno analizzato i dati raccolti attraverso le scuole. La valutazione ha incluso tutti i tipi di attività fisica, come ad esempio il tempo trascorso in giochi attivi, attività ricreative e sportive, faccende domestiche, passeggiate a piedi, in bicicletta o con altri tipi di trasporto attivo oltre alle ore di educazione fisica. A sorpresa, le più pigre sono risultate essere le ragazze: l’85% di loro si muove meno di un’ora al giorno contro il 78% dei ragazzi. Un dato questo che riguarda tutti i paesi del mondo ma in particolare le adolescenti di Tonga, Samoa, Afghanistan e Zambia. Nel 73% dei paesi inclusi nello studio la differenza tra i generi è aumentata tra il 2001 e il 2016.

Ragazzi più attivi Un piccolo miglioramento si è registrato, invece, tra il 2001 e il 2016 nelle abitudini dei ragazzi: la percentuale di quelli che praticavano un livello di attività fisica insufficiente è passata dall’80 al 78%. Anche se si tratta di un lieve calo che riguarda alcuni paesi in particolare tra cui Bangladesh, Singapore, Thailandia, Irlanda e Stati Uniti, rappresenta comunque un segnale positivo controbilanciato dal trend negativo delle ragazze. Per questo, secondo gli esperti, non si riuscirà a raggiungere la riduzione del 15% di adolescenti che non si muovono abbastanza ogni giorno.

In Italia, invece, situazione tende a peggiorare In Italia la percentuale di adolescenti di entrambi i sessi che non praticavano la giusta quantità di attività fisica ogni giorno era nel 2001 dell’86,7% (di cui il 90,6% ragazze). Dopo quindici anni, la situazione è peggiorata passando all’88,6% di cui il 91,5% ragazze. Una fotografia che trova una conferma anche nei dati raccolti dal nostro Istituto Superiore di Sanità sui ragazzi fra gli 11 e i 15 anni dai quali emerge che meno del 10% svolge almeno un’ora quotidiana di movimento, come raccomandato dall’Oms.

Gli esperti si dichiarano preoccupati di questa situazione, perché può compromettere la loro salute attuale e futura. A livello fisico e psicologico.

Sanità italiana, nona al mondo per qualità e servizi

Pubblicato il 22 Nov 2019 alle 6:33am

Il nostro Servizio sanitario nazionale è nono al mondo per qualità e servizi, dopo Islanda, Norvegia, Olanda, Lussemburgo, Australia, Finlandia, Svizzera e Svezia. È la ‘certificazione’ che arriva dalla prima analisi fatta a livello nazionale ‘Global Burden of Disease (GBD) Study’, pubblicata sulla rivista scientifica The Lancet Public Health e coordinata dall’IRCCS Materno-Infantile Burlo Garofolo di Trieste. E per questo “Ne emerge un quadro globalmente positivo – afferma all’ANSA Lorenzo Monasta, primo autore del lavoro – pur con alcune criticità”.

Tra le criticità rilevate… ci sarebbero, invecchiamento rapido della popolazione, spiega ancora Lorenzo Monasta, “è spiegato infatti, col fatto che in Italia abbiamo uno dei tassi di fertilità più bassi al mondo (1,3%) e contemporaneamente una tra le più alte speranze di vita (che ci colloca all’8/0 posto nel mondo per aspettativa di vita alla nascita, 85,3 anni per le donne, 80,8 per gli uomini nel 2017)”.

Questo scenario, continua l’esperto, sta cambiando il panorama epidemiologico delle malattie, aumentando il carico delle patologie croniche tipiche dell’invecchiamento, dai problemi di vista e udito all’Alzheimer e altre demenze. Basti pensare che gli anni di vita con disabilità legati ad Alzheimer e altre demenze sono aumentati del 78% dal 1990 al 2017 e i decessi per Alzheimer più che raddoppiati (+118%). “L’altro aspetto significativo – aggiunge Monasta – è che dal 1990 ad oggi è aumentata gradualmente la spesa privata del cittadino per la salute, di pari passo a una riduzione del finanziamento pubblico alla salute, riduzione che, quindi, non è frutto di una aumentata efficienza del servizio sanitario”. In particolare, rileva l’esperto, dal 2010 al 2015 il finanziamento statale in rapporto al PIL è sceso dal 7% al 6,7%, mentre nello stesso arco di tempo la spesa privata per la salute è passata aumentato dall’1,8% al 2%. Inoltre, dal 1995 la spesa complessiva per la salute in rapporto al PIL è aumentata dell’1,15%, aumento assorbito, però, non dal finanziamento pubblico, ma da quello privato.

Un test del sangue per diagnosticare tumore al seno 5 anni prima

Pubblicato il 07 Nov 2019 alle 6:00am

Il cancro al seno potrebbe essere diagnosticato fino a cinque anni prima che ci siano segni clinici e sintomi evidenti grazie a un esame del sangue capace di identificare la risposta immunitaria dell’organismo alle sostanze prodotte dalle cellule tumorali.

Secondo una nuova ricerca infatti, presentata alla Conferenza stampa sul cancro dell’NCRI del 2019 condotta dai ricercatori dell’Università di Nottingham, nel Regno Unito, le cellule tumorali producono proteine – i cosiddetti “antigeni” – che portano l’organismo a produrre anticorpi contro di loro (gli autoantigeni).

Con questo nuovo studio, è stato scoperto che questi antigeni associati al tumore (TAA) sono buoni indicatori del cancro: sviluppando, quindi, dei pannelli di TAA, già noti per essere associati al carcinoma mammario, per capire se ci sono autoanticorpi contro di loro nei campioni di sangue prelevati dai pazienti.

In uno studio pilota i ricercatori hanno prelevato campioni di sangue da 90 pazienti al momento della diagnosi di carcinoma mammario e li hanno confrontati a campioni prelevati da un gruppo di controllo di altri 90 pazienti sani. Tramite screening (microarray proteico), hanno individuato la presenza di autoanticorpi contro 40 TAA associati al carcinoma mammario e anche contro 27 TAA che non erano noti per essere collegati alla malattia.

“I risultati del nostro studio hanno dimostrato che il carcinoma mammario induce autoanticorpi contro pannelli di specifici antigeni associati al tumore. Siamo stati in grado di rilevare il cancro con ragionevole precisione identificando questi autoanticorpi nel sangue“, afferma Daniyah Alfattani, dottoranda che ha partecipato alla ricerca.

I ricercatori hanno identificato tre gruppi di TAA contro i quali testare gli autoanticorpi. L’accuratezza del test è migliorata nei pannelli che contenevano più TAA. Il gruppo di cinque TAA ha rilevato correttamente il carcinoma mammario nel 29% dei campioni dei pazienti affetti da cancro e ha correttamente identificato l’84% dei campioni di controllo come privo di cancro. Il gruppo di sette TAA ha identificato correttamente il cancro nel 35% dei campioni di cancro e nessun cancro nel 79% dei campioni di controllo. Il gruppo di nove antigeni ha identificato correttamente il cancro nel 37% dei campioni di cancro e nessun cancro nel 79% dei controlli.

“Dobbiamo sviluppare e validare ulteriormente questo test – dice la Alfattani. Ma questi risultati sono incoraggianti e indicano che è possibile rilevare in fase iniziale un segnale per il carcinoma mammario. Una volta migliorata la precisione del test, si apre la possibilità di utilizzare un semplice esame del sangue per migliorare la diagnosi precoce della malattia“.

I ricercatori stanno ora testando campioni di 800 pazienti contro un gruppo di nove TAA e si aspettano che l’accuratezza del test migliori ulteriormente.