Parkinson

Parkinson, scoperta italiana una speranza per contrastare la malattia

Pubblicato il 07 Set 2019 alle 8:02am

L’insorgenza del morbo di Parkinson potrebbe essere rallentato grazie alle Resolvine, molecole prodotte dal nostro organismo per spegnere processi infiammatori e riparare i tessuti danneggiati. A rivelarlo, i ricercatori italiani dell’Università di Roma “Tor Vergata”, Fondazione Santa Lucia IRCCS e Università Campus Bio-Medico di Roma che sono riusciti a contrastare il processo neurodegenerativo alla base della malattia.

I ricercatori hanno rilevato infatti, un ridotto livello di una specifica Resolvina, la Resolvina D1, in pazienti affetti dalla patologia intervenendo in modo sperimentale su modelli di laboratorio per riequilibrare la presenza di questa importante molecola nell’organismo animale. Il gruppo di ricerca è così riuscito a rallentare il processo neurodegenerativo che caratterizza la malattia di Parkinson. I risultati pubblicati sulla rivista scientifica “Nature Communications”.

Morbo di Parkinson, una stimolazione dell’orecchio può ridurre i sintomi

Pubblicato il 30 Lug 2019 alle 6:54am

Grazie ad una stimolazione dell’orecchio, con un sistema già in uso clinico (per la diagnosi di vari disturbi come le vertigini) – chiamato ‘stimolazione vestibolare calorica’ – è possibile ora migliorare la gestione del morbo di Parkinson riducendone i sintomi, motori e non (capacità decisionale, umore, memoria, livello di attenzione e sonno). A dimostrarlo un recente studio, trial clinico pilota condotto su 47 pazienti presso l’Università del Kent e riportato sulla rivista scientifica Parkinsonism & Related Disorders.

Diretto da David Wilkinson, lo studio in questione, apre a nuove possibilità terapeutiche e i risultati sono molto incoraggianti, assicurano i ricercatori anche perché l’effetto positivo della stimolazione vestibolare si estende alla sfera non motoria dei problemi che accompagnano la patologia.

La stimolazione calorica vestibolare (che in genere si effettua irrigando l’orecchio con una certa quantità di acqua a una data temperatura) è una tecnica non invasiva e già in uso per altri problemi che riguardano l’organo dell’equilibrio. In questo studio i pazienti con Parkinson sono stati sottoposti a due cicli quotidiani di stimolazione per due mesi, con un apparecchio portatile facile da usare direttamente a casa.

Dopo due mesi di trattamento e almeno per le 5 settimane successive i pazienti hanno riferito miglioramenti sia nelle loro capacità motorie che cognitive, con un globale miglioramento dell’autonomia nelle attività quotidiane.

Parkinson, diagnosi precoce con un test del sangue, affidabile al 90% nelle donne

Pubblicato il 26 Lug 2019 alle 6:14am

Sono sette le molecole-spia presenti nel nostro sangue e prodotte dalla flora batterica intestinale che possono aiutare a diagnosticare il morbo Parkinson, con un’efficacia che può raggiungere il 90% nelle donne. Il risultato, pubblicato sulla rivista scientifica Metabolomics, è italiano e si deve alla ricerca coordinata dall’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova, condotta in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Trento) e la Fondazione Santa Lucia di Roma. (altro…)

Parkinson: i primi segni nel cervello molti anni prima

Pubblicato il 26 Giu 2019 alle 9:44am

I primi segni del Parkinson compaiono nel cervello, a volte molti anni prima che i pazienti li possano avvertire. Risultato a cui è giunto uno studio che rivela l’origine della malattia del morbo di Parkinson condotto da una équipe di ricercatori del King’s College di Londra e pubblicato sulla rivista scientifica Lancet Neurology, che rivoluziona l’idea tradizionale della malattia e può potenzialmente portare allo sviluppo di test di screening per identificare persone a rischio di sviluppare la malattia in seguito. (altro…)

Parkinson: diagnosi precoce 5-7 anni prima grazie ad un guanto hi-tech

Pubblicato il 09 Mar 2019 alle 11:44am

La diagnosi del Parkinson può arrivare ora molto prima, più precocemente, se non addirittura 5 ai 7 anni prima, rispetto alla diagnosi tradizione, grazie ad un metodo innovativo e non invasivo, che sfrutta dei particolari sensori indossabili come un guanto e delle tecnologie di intelligenza artificiale, in grado di individuare precocemente la malattia.

La tecnologia hi-tech, frutto di uno studio coordinato da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, guidato Filippo Cavallo, nasce in collaborazione con la Neurologia dell’ospedale delle Apuane di Massa e Carrara.

Il lavoro, pubblicato su ‘Parkinsonism & Related Disorders’, ha portato allo sviluppo di un dispositivo indossabile chiamato ‘SensHand’, in grado di rilevare, misurare e analizzare i movimenti degli arti superiori.

La malattia è la seconda patologia neurodegenerativa più diffusa al mondo, che colpisce l’1% della popolazione over 65.

I primi segni che portano alla diagnosi sono il tremore, la rigidità muscolare, il rallentamento motorio, iposmia idiopatica, ossia una ridotta capacità olfattiva. Tuttavia questi sintomi compaiono in modo evidente solo dopo vari anni che il processo neurodegenerativo ha già avuto inizio, comportando così un notevole ritardo nella partenza della terapia.

Il dispositivo indossabile sviluppato a Pisa mira a proprio ad abbattere il tempo di latenza tra l’inizio della malattia nel sistema nervoso e l’evidenza clinica.

Attraverso il guanto indossabile hi-tech SensHand, i ricercatori hanno acquisito dati motori da 90 persone delle quali 30 sane, 30 con iposmia idiopatica e 30 con Parkinson.

I test hanno dimostrato che, combinando le informazioni acquisite tramite l’analisi del movimento con i sensori e i risultati di uno screening olfattivo in grado di individuare persone con iposmia, è possibile identificare in questo gruppo lievi deflessioni motorie non rilevabili in altro modo, che caratterizzano l’insorgere della malattia in fase prodromica, permettendone così potenzialmente la diagnosi diversi anni prima a quanto avvenga oggi.

Lo studio è stato finanziato nell’ambito del progetto Daphne, sostenuto dalla Regione Toscana nel programma Fas Salute 2007-2013 e incentrato sullo sviluppo di servizi innovativi e sostenibili per la malattia di Parkinson attraverso tecnologie mHealt e Ict.

“Il nostro lavoro – spiega Erika Rovini, post-doc dell’Istituto di BioRobotica – pone le basi per approfondire e promuovere l’utilizzo di sensori indossabili non invasivi e a basso costo, congiuntamente a tecniche avanzate di intelligenza artificiale, per lo sviluppo di sistemi affidabili da poter usare nella pratica clinica come strumenti di ‘decision making’ di supporto al medico per la diagnosi della malattia di Parkinson in una fase molto precoce che non è possibile identificare con le tradizionali tecniche diagnostiche”.

Parkinson, come insegnare ai pazienti a mangiare bene

Pubblicato il 27 Nov 2017 alle 6:34am

Insegnare alle persone affette da Parkinson le strategie per un’alimentazione sicura e consapevole, è possibile. Senza tra l’altro rinunciare alla convivialità e ai piaceri della buona tavola. (altro…)

Staminali contro il Parkinson, testate con successo sulle scimmie, a breve anche sull’uomo

Pubblicato il 01 Set 2017 alle 9:07am

Grazie ad un nuovo studio, i danni provocati dal Parkinson sono stati riparati con cellule staminali trapiantate nel cervello delle scimmie, che hanno permesso di recuperare le funzioni di nervi danneggiati e migliorare i sintomi della malattia. (altro…)

Michael J. Fox, il morbo di Parkinson vince su lui

Pubblicato il 08 Apr 2016 alle 10:26am

Continuano a peggiorare di giorno in giorno le condizioni di salute di Michael J. Fox a causa della malattia che affligge e con cui combatte dal 1990. A quasi 55 anni (li compirà il prossimo 9 giugno), l’attore di ‘Ritorno al futurò non riesce più ad articolare in modo normale il linguaggio, mentre il suo piede sinistro è diventato talmente insensibile tanto da costringerlo trascinarlo con fatica dietro di sé.

In realtà la diagnosi sulla sua malattia era stata subito poco incoraggiante: Fox avrebbe perso la capacità degli arti inferiori prima di compiere 60 anni, costringendolo sulla sedia a rotelle.

Nell’ultimo periodo sono state sempre più rare le sue apparizioni in pubblico. Nell’ultima di queste, nel febbraio scorso, insieme alla moglie Tracy Pollan, era apparso in grande difficoltà motoria, tanto da richiedere l’aiuto di diverse persone per riuscire ad entrare uscire dall’auto.

Il sito Radar Online le commuoventi dichiarazioni di un amico dell’attore. “Il coraggio di Michael non conosce limiti. Ma, man mano che la malattia prende il sopravvento sul suo corpo, lui si rende sempre più conto che sta per perdere la sua battaglia. Michael vede ogni giorno come un dono anche come un’opportunità per aiutare altri malati. La sua Fondazione Michael J. Fox per la ricerca sul Parkinson ha fatto tanto e ha raccolto milioni di dollari, ma una cura rimane ancora lontana. Michael è giù di morale, ma è cosciente. Anche quella rara uscita con la moglie per lui è stata una lotta. Quella sera tuttavia, mentre si dirigeva al ristorante, è anche riuscito a salutare i suoi fan”.

Parkinson: cioccolato fondente potrebbe combatterlo?

Pubblicato il 13 Ago 2015 alle 4:06pm

Secondo uno studio che sarà condotto a breve in Germania il cioccolato fondente potrebbe essere un valido aiuto contro il Parkinson. (altro…)

Morte Robin Williams, la moglie: “Aveva un principio di Parkinson”

Pubblicato il 15 Ago 2014 alle 12:50pm

Robin Williams aveva scoperto da poco di essere affetto dal morbo di Parkinson. Malattia che secondo quanto rivela la moglie, gli aveva acuito il suo stato depressivo. (altro…)