Parkinson

Malattia di Parkinson, con gli ultrasuoni è possibile spegnere i tremori

Pubblicato il 02 Dic 2019 alle 7:07am

Nasce in Italia una nuova terapia per i tremori legati alla malattia di Parkinson, che non vengono controllati con i farmaci.

È del tutto indolore e si basa sugli ultrasuoni, guidati dall’operatore grazie al controllo costante della risonanza magnetica.

Il primo studio clinico, condotto al Dipartimento di Biotecnologie e Scienze Cliniche Applicate dell’Università de L’Aquila, ha interessato 39 pazienti offrendo risultati interessanti tanto da essere presentato anche in occasione del congresso che si è tenuto pochi giorni fa a Chicago da parte della Società Radiologica del Nord America (RSNA).

Il trattamento che potrebbe diventare realtà pratica nel prossimo futuro, si propone come alternativa all’impiego della stimolazione cerebrale profonda, che si attua con un dispositivo che viene impiantato e consente di controllare i centri nervosi responsabili dei tremori e di altri sintomi.

Ma come funzionano gli ultrasuoni?

Gli ultrasuoni ad alta intensità vengono concentrati su una particolare area di tessuto cerebrale, il talamo, e grazie al calore da essi indotto la zona viene in qualche modo modificata. Non appena avviene questo invisibile fenomeno i tremori diminuiscono, con un’efficacia che si mantiene in modo costante anche nel tempo.

Società Italiana di Neurologia a sostegno della XI Giornata del Parkinson

Pubblicato il 28 Nov 2019 alle 6:38am

Parkinson? Quanti luoghi comuni sulla seconda malattia neurodegenerativa per dimensione in Italia dopo l’Alzheimer. Oggi nel nostro paese si contano circa 250.000 persone affette da questa patologia, mentre nel mondo arriviamo a circa a 4 milioni. Sono questi i dati che raccontano la storia di una malattia che coinvolge in maniera progressiva le cellule nervose che producono dopamina causando rallentamento motorio, difficoltà nella deambulazione e in molti casi anche tremore È una disfunzione molto complessa ed eterogenea che necessita di informazioni corrette, oltre che di un percorso di cura specifico e personalizzato. Per questo motivo l’Accademia LIMPE-DISMOV (l’Associazione scientifica di riferimento in Italia per la Malattia di Parkinson) aderente alla Società Italiana di Neurologia, insieme alla Fondazione LIMPE per il Parkinson Onlus, organizza per l’undicesimo anno consecutivo la GIORNATA NAZIONALE PARKINSON, che quest’anno ha ottenuto anche il patrocinio della RAI. “Da undici anni i principali centri italiani che si occupano di malattia di Parkinson spalancano le porte ai pazienti e ai caregiver per offrire tutto il sostegno e tutte le informazioni di cui hanno bisogno” sottolinea il Prof. Leonardo Lopiano, Presidente Accademia LIMPE-DISMOV – Prof. Ordinario di Neurologia dell’Università di Torino “Sarà un faccia a faccia medico-paziente, perché lavorare insieme è il modo più efficace per contrastare la malattia” conclude Lopiano.

Il Parkinson è una malattia che provoca un forte impatto sulla qualità di vita.

“I fattori della malattia associati allo stress, sia in fase iniziale che avanzata, influenzano la qualità della vita dei pazienti e dei caregivers (familiari e assistenti). Per questo è necessario un sostegno attraverso un’azione informativa capillare e corretta” – afferma il Professor Pietro Cortelli, Presidente della Fondazione LIMPE per il Parkinson Onlus e Prof. Ordinario di Neurologia dell’Università di Bologna – “Su queste basi è nata l’idea della Giornata Nazionale Parkinson”.

“La Società Italiana di Neurologia ritiene fondamentale che l’interazione tra centri Parkinson e Associazioni dei Pazienti sia una delle sue mission prioritarie ed è lieta di sostenere le iniziative della XI Giornata Nazionale Parkinson” sottolinea il Prof. Gioacchino Tedeschi, Presidente della Società Italina di Neurologia e prof. Ordinario dell’Università della Campania “L. Vanvitelli”.

Ogni realtà territoriale organizzerà, quindi, dei momenti di incontro e confronto tra medici e pazienti per far fronte a qualsiasi tipo di richiesta.

A Torino, Milano e Napoli i centri organizzeranno un unico evento aperto ai pazienti. Non mancheranno, inoltre, le iniziative di raccolta fondi che si concentreranno nella capitale presso il nuovo centro di aggregazione culturale della Capitale, PALAZZO MERULANA, e il prestigioso CONSERVATORIO DI MUSICA SANTA CECILIA.

Nelle altre regioni i centri saranno aperti per offrire preziose informazioni. L’elenco completo dei centri e delle relative attività è sul il sito www.fondazionelimpe.it

Parkinson, la malattia può essere diagnosticata dall’odore della pelle

Pubblicato il 16 Nov 2019 alle 6:44am

Esistono delle piccole molecole, contenute nel sebo secreto dalla pelle nostra pelle, responsabili di un odore unico nelle persone affette da Parkinson. La sensazionale scoperta arriva dai ricercatori dell’Università di Manchester e potrebbe portare a sviluppare un test di diagnosi precoce della malattia. Analisi che fino ad ieri non erano disponibili in medicina. Gli scienziati già sapevano che il Parkinson può causare una eccessiva produzione di sebo.

Da tempo, per il loro lavoro hanno reclutato Joy Milne, un’ex infermiera, all’Università di Manchester che aveva notato come le persone colpite dalla patologia hanno un particolare odore che aumenta di intensità con la progressione della malattia. Molti infatti aveva sentito quel distinto odore su marito molti anni prima che gli venisse diagnosticato il morbo di Parkinson. La donna, che ha un senso dell’olfatto più sviluppato del normale, è stata coinvolta nel lavoro dei ricercatori di Manchester per utilizzare la sua particolare capacità olfattiva nello sviluppo di un test per il riconoscimento nasale del Parkinson già in uno stadio precoce.

Il progetto, che si chiama NoseToDiagnose, è coordinato dalla chimica Perdita Barran, e coinvolge 60 soggetti, sia con Parkinson che senza. I ricercatori verificano nel loro sebo la presenza di acido ippurico, eicosano ed altri elementi chimici che indicano livelli alterati nei neurotrasmettitori che di solito sono presenti nei pazienti con il morbo. Sulla base dei livelli di queste molecole riscontrate nei test di prova, il team di ricercatori ha sviluppato un modello che può identificare e diagnosticare la malattia in tutti i suoi stadi.

Ad annusare la malattia ci riuscirebbero umani e non, come nel caso di cani.

Parkinson, scoperta italiana una speranza per contrastare la malattia

Pubblicato il 07 Set 2019 alle 8:02am

L’insorgenza del morbo di Parkinson potrebbe essere rallentato grazie alle Resolvine, molecole prodotte dal nostro organismo per spegnere processi infiammatori e riparare i tessuti danneggiati. A rivelarlo, i ricercatori italiani dell’Università di Roma “Tor Vergata”, Fondazione Santa Lucia IRCCS e Università Campus Bio-Medico di Roma che sono riusciti a contrastare il processo neurodegenerativo alla base della malattia.

I ricercatori hanno rilevato infatti, un ridotto livello di una specifica Resolvina, la Resolvina D1, in pazienti affetti dalla patologia intervenendo in modo sperimentale su modelli di laboratorio per riequilibrare la presenza di questa importante molecola nell’organismo animale. Il gruppo di ricerca è così riuscito a rallentare il processo neurodegenerativo che caratterizza la malattia di Parkinson. I risultati pubblicati sulla rivista scientifica “Nature Communications”.

Morbo di Parkinson, una stimolazione dell’orecchio può ridurre i sintomi

Pubblicato il 30 Lug 2019 alle 6:54am

Grazie ad una stimolazione dell’orecchio, con un sistema già in uso clinico (per la diagnosi di vari disturbi come le vertigini) – chiamato ‘stimolazione vestibolare calorica’ – è possibile ora migliorare la gestione del morbo di Parkinson riducendone i sintomi, motori e non (capacità decisionale, umore, memoria, livello di attenzione e sonno). A dimostrarlo un recente studio, trial clinico pilota condotto su 47 pazienti presso l’Università del Kent e riportato sulla rivista scientifica Parkinsonism & Related Disorders.

Diretto da David Wilkinson, lo studio in questione, apre a nuove possibilità terapeutiche e i risultati sono molto incoraggianti, assicurano i ricercatori anche perché l’effetto positivo della stimolazione vestibolare si estende alla sfera non motoria dei problemi che accompagnano la patologia.

La stimolazione calorica vestibolare (che in genere si effettua irrigando l’orecchio con una certa quantità di acqua a una data temperatura) è una tecnica non invasiva e già in uso per altri problemi che riguardano l’organo dell’equilibrio. In questo studio i pazienti con Parkinson sono stati sottoposti a due cicli quotidiani di stimolazione per due mesi, con un apparecchio portatile facile da usare direttamente a casa.

Dopo due mesi di trattamento e almeno per le 5 settimane successive i pazienti hanno riferito miglioramenti sia nelle loro capacità motorie che cognitive, con un globale miglioramento dell’autonomia nelle attività quotidiane.

Parkinson, diagnosi precoce con un test del sangue, affidabile al 90% nelle donne

Pubblicato il 26 Lug 2019 alle 6:14am

Sono sette le molecole-spia presenti nel nostro sangue e prodotte dalla flora batterica intestinale che possono aiutare a diagnosticare il morbo Parkinson, con un’efficacia che può raggiungere il 90% nelle donne. Il risultato, pubblicato sulla rivista scientifica Metabolomics, è italiano e si deve alla ricerca coordinata dall’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova, condotta in collaborazione con la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Trento) e la Fondazione Santa Lucia di Roma. (altro…)

Parkinson: i primi segni nel cervello molti anni prima

Pubblicato il 26 Giu 2019 alle 9:44am

I primi segni del Parkinson compaiono nel cervello, a volte molti anni prima che i pazienti li possano avvertire. Risultato a cui è giunto uno studio che rivela l’origine della malattia del morbo di Parkinson condotto da una équipe di ricercatori del King’s College di Londra e pubblicato sulla rivista scientifica Lancet Neurology, che rivoluziona l’idea tradizionale della malattia e può potenzialmente portare allo sviluppo di test di screening per identificare persone a rischio di sviluppare la malattia in seguito. (altro…)

Parkinson: diagnosi precoce 5-7 anni prima grazie ad un guanto hi-tech

Pubblicato il 09 Mar 2019 alle 11:44am

La diagnosi del Parkinson può arrivare ora molto prima, più precocemente, se non addirittura 5 ai 7 anni prima, rispetto alla diagnosi tradizione, grazie ad un metodo innovativo e non invasivo, che sfrutta dei particolari sensori indossabili come un guanto e delle tecnologie di intelligenza artificiale, in grado di individuare precocemente la malattia.

La tecnologia hi-tech, frutto di uno studio coordinato da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, guidato Filippo Cavallo, nasce in collaborazione con la Neurologia dell’ospedale delle Apuane di Massa e Carrara.

Il lavoro, pubblicato su ‘Parkinsonism & Related Disorders’, ha portato allo sviluppo di un dispositivo indossabile chiamato ‘SensHand’, in grado di rilevare, misurare e analizzare i movimenti degli arti superiori.

La malattia è la seconda patologia neurodegenerativa più diffusa al mondo, che colpisce l’1% della popolazione over 65.

I primi segni che portano alla diagnosi sono il tremore, la rigidità muscolare, il rallentamento motorio, iposmia idiopatica, ossia una ridotta capacità olfattiva. Tuttavia questi sintomi compaiono in modo evidente solo dopo vari anni che il processo neurodegenerativo ha già avuto inizio, comportando così un notevole ritardo nella partenza della terapia.

Il dispositivo indossabile sviluppato a Pisa mira a proprio ad abbattere il tempo di latenza tra l’inizio della malattia nel sistema nervoso e l’evidenza clinica.

Attraverso il guanto indossabile hi-tech SensHand, i ricercatori hanno acquisito dati motori da 90 persone delle quali 30 sane, 30 con iposmia idiopatica e 30 con Parkinson.

I test hanno dimostrato che, combinando le informazioni acquisite tramite l’analisi del movimento con i sensori e i risultati di uno screening olfattivo in grado di individuare persone con iposmia, è possibile identificare in questo gruppo lievi deflessioni motorie non rilevabili in altro modo, che caratterizzano l’insorgere della malattia in fase prodromica, permettendone così potenzialmente la diagnosi diversi anni prima a quanto avvenga oggi.

Lo studio è stato finanziato nell’ambito del progetto Daphne, sostenuto dalla Regione Toscana nel programma Fas Salute 2007-2013 e incentrato sullo sviluppo di servizi innovativi e sostenibili per la malattia di Parkinson attraverso tecnologie mHealt e Ict.

“Il nostro lavoro – spiega Erika Rovini, post-doc dell’Istituto di BioRobotica – pone le basi per approfondire e promuovere l’utilizzo di sensori indossabili non invasivi e a basso costo, congiuntamente a tecniche avanzate di intelligenza artificiale, per lo sviluppo di sistemi affidabili da poter usare nella pratica clinica come strumenti di ‘decision making’ di supporto al medico per la diagnosi della malattia di Parkinson in una fase molto precoce che non è possibile identificare con le tradizionali tecniche diagnostiche”.

Parkinson, come insegnare ai pazienti a mangiare bene

Pubblicato il 27 Nov 2017 alle 6:34am

Insegnare alle persone affette da Parkinson le strategie per un’alimentazione sicura e consapevole, è possibile. Senza tra l’altro rinunciare alla convivialità e ai piaceri della buona tavola. (altro…)

Staminali contro il Parkinson, testate con successo sulle scimmie, a breve anche sull’uomo

Pubblicato il 01 Set 2017 alle 9:07am

Grazie ad un nuovo studio, i danni provocati dal Parkinson sono stati riparati con cellule staminali trapiantate nel cervello delle scimmie, che hanno permesso di recuperare le funzioni di nervi danneggiati e migliorare i sintomi della malattia. (altro…)