Segue il metodo Di Bella, ma ora dovrà risarcire alla Asl 113mila euro

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 15 Mar 2013 alle ore 12:56pm


Una signora per curarsi il cancro, ha seguito il metodo Di Bella, anche se ora non potrà più continuare con la terapia alternativa nella sua lotta contro il tumore. Sì, perché secondo i giudici della corte d’appello la donna non potrà più ricevere la cura gratuitamente.

La paziente dovrà inoltre, restituire all’Aul ben 113.000 euro. La vicenda è stata raccontata dal Resto del Carlino, la signora in questione è Flora Nardelli, di 49 anni.

La donna, ha scoperto nel 2000 di essere malata di mieloma multiplo, ma prima del 2006 si era curata con chemioterapia e trapianto di midollo osseo. Poi avrebbe scoperto il metodo del dott. Di Bella e avrebbe così deciso di provarlo.

La Nardelli, è stata seguita dal figlio di colui che ha creato tale metodo, Giuseppe Di Bella, anch’egli medico. E’ stata assistita da un legale, ed ha intrapreso una battaglia contro l’Asl, anche perché non è nelle condizioni di poter pagare tale cifra, né permettersi di pagare quelle future. Nel 2008 ha vinto in primo grado: ed il giudice ha stabilito che l’Ausl doveva pagarle le cure e rimborsarle 30.000 euro.

In appello, invece, la sentenza è stata ribaltata. La cura del professore, che è morto nel 2003, divenne famosa, solo dopo che il pretore di Maglie, nel ’97, ordinò all’ Asl di somministrare la somatostatina ad un bambino malato.

Nel ’98 poi, il ministro della Sanità Rosy Bindi dispose soltanto un anno di sperimentazione del metodo su 384 pazienti. Ma, poi dopo alcuni mesi il metodo è risultato inefficace, mentre la signora Nardelli sostiene il contrario.