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Si complica la posizione di Massimo Giuseppe Bossetti, il presunto killer di Yara Gambirasio. Ci sarebbero almeno tre testimoni che affermerebbero che l’uomo non trascorreva le serate soltanto con moglie e figli e le domeniche con genitori, come dichiarato da lui e dalla moglie.

Bossetti usciva anche da solo. Più volte sarebbe stato visto di sera nella zona dove la ragazzina viveva con la sua famiglia. Dettagli che iniziano ad avere un certo peso e aggravano la sua posizione.

Vita e spostamenti di Bossetti andrebbero ad avvalorare la tesi del pubblico ministero Letizia Ruggeri, qualora gli avvocati decidessero di fare ricorso al tribunale del Riesame, oppure in sede processuale.

Nuovi indizi che si aggiungono a quelli già ritenuti validi dal giudice Ezia Maccora nell’ordinanza di custodia cautelare che tiene Bossetti in carcere.

Secondo testimoni il muratore di Mapello avrebbe trascorso diverse serate da solo nei discopub della zona, perché con una grande passione per il ballo latino-americano.

Si sarebbe inoltre recato, due volte a settimana e per molti anni, in un centro estetico vicinissimo all’abitazione di Yara Gambirasio, per farsi lampade abbronzanti.

E secondo altri, i suoi colleghi di lavoro, Massimo Giuseppe era solito assentarsi spesso dal lavoro senza un motivo. “Qualche volta Bossetti ci diceva che aveva da fare e se ne andava, spariva dal cantiere e no, non sappiamo dove. Uno di noi l’aveva soprannominato il caciabale, o qualche cosa del genere“, ha raccontato infatti a “Repubblica” uno dei muratori che ha lavorato con lui.

Intanto gli avvocati di Bossetti hanno riparlato in carcere con il loro assistito, e insieme hanno analizzato gli elementi presentati dai magistrati come indizi a suo carico. La strategia difensiva è quella di provare a ribaltarli, cioè analizzarli da un’altra prospettiva fino a depotenziarne la forza accusatoria.

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