Tumore al seno, dieta di mima-digiuno che migliora gli effetti della chemioterapia

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 22 Lug 2020 alle ore 6:16am

Studio olandese ha studiato gli effetti della dieta mima-digiuno sulla tossicità e efficacia della chemioterapia in donne con cancro al seno giungendo alla conclusione che è in grado di migliorare la risposta dell’organismo al trattamento anticancro: aggredendo la perdita di cellule tumorali e provocando minori effetti collaterali come nausea e vomito.

Il segreto? La restrizione calorica raggiungendo le cellule sane da fattori di rischio e stress come la chemioterapia, mentre le cellule malate non sono in grado di adattarsi alla scarsità energetica e muoiono. «Sia ben chiaro però che non si tratta di un digiuno che ogni malato di cancro può fare da sé, è pericolosissimo – sottolinea Maurizio Muscaritoli, presidente della Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo -: quello in questione è un regime alimentare studiato e calibrato, all’interno di una sperimentazione clinica. Viene prescritto da medici e i pazienti vengono costantemente monitorati. Improvvisare e fai da te sono vietati».

Ecco cosa ha dimostrato la ricerca

Pubblicata di recente sulla rivista scientifica Nature Communications, le 131 pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale (HER-2 negativo allo stadio II-III) sono state divise in due gruppi: il primo ha continuato con il proprio regime alimentare 3 giorni prima e durante i 6 cicli di chemioterapia adiuvante (quella eseguita dopo l’intervento allo scopo di ridurre il rischio di recidiva della malattia); il secondo ha seguito la dieta mima-digiuno prima e durante la chemio per un totale di 4 giorni. Alle pazienti del secondo gruppo è stata assegnata una dieta di circa 1200 kcal il primo giorno, ridotti poi a 200 kcal nei tre giorni successivi, derivate per l’80% da carboidrati complessi.«La dieta mima-digiuno (FMD, acronimo di Fasting Mimicking Diet) è un piano alimentare a base di vegetali, e bassi livelli di calorie e proteine – chiarisce Muscaritoli, che è anche direttore della Nutrizione Clinica al Policlinico Umberto I di Roma -. Periodi di digiuno intermittente di almeno 48 ore sono necessari per mostrato la capacità di indurre significativi cambiamenti nel metabolismo, tra i più importanti la diminuzione di insulina, insulin growth factor-1 (IGF-1) e glucosio. Effetti metabolici simili possono manifestarsi dopo regimi brevi a bassissimo contenuto calorico e basso apporto proteico». Gli esiti della sperimentazione indicano che 53 pazienti su 65 (81,5%) hanno completato il primo ciclo di dieta mima-digiuno, il 50% ne ha completati due, il 33,8% è arrivato a 3 cicli e il 20% ha completato 6 cicli. Nel gruppo che aveva rispettato la restrizione, la malattia definita «stabile o progressiva» era marcatamente inferiore nel gruppo mima-digiuno rispetto a quello del controllo: l’11,3% contro 26,9%. Le pazienti che hanno seguito restrizioni per più cicli hanno mostrato una perdita di cellule tumorali tra il 90 e il 100% (tre volte maggiore rispetto all’altro) e non hanno avuto bisogno di assumere farmaci per controllare nausea e vomito, nonostante non ci sia stata differenza nella tossicità fra i due gruppi.