Aids

Aids, Winnie Byanyima alla guida del programma delle Nazioni Unite. Per la prima volta una donna

Pubblicato il 21 Ago 2019 alle 8:00am

Sarà, per la prima volta una donna, alla guida del programma delle Nazioni Unite per la lotta contro l’Aids (Unaids): si tratta dell’ugandese Winnie Byanyima, che succede a Michel Sidibé dopo l’interim della svedese Anna Gunilla Carlsson. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres ha voluto la nomina di Byanyima “in un momento cruciale per la lotta all’Aids”, per la sua lunga esperienza sul campo. “La fine dell’Aids come minaccia per la salute pubblica entro il 2030 è un obiettivo che è alla portata del mondo, ma non sottovaluto la portata della sfida” ha dichiarato Byanyima subito dopo la nomina.

Con una formazione di ingegnere aeronautico e una lunga esperienza in campo politico e diplomatico, Byanyima è stata direttrice esecutiva dell’organizzazione non governativa Oxfam dal 2013 e prima aveva operato per sette anni nel Dipartimento Onu per l’uguaglianza dei sessi. A 30 anni era stata eletta all’Assemblea parlamentare ugandese. Si è poi occupata in seno all’Unione africana delle questioni contrattuali delle donne in Africa. Ha un master in ingegneria meccanica in materia di risparmio energetico e ambiente presso il Cranfield Institute of Technology nel Regno Unito e una laurea in ingegneria aeronautica conseguita a Manchester.

Aids, verso il vaccino che previene l’infezione

Pubblicato il 21 Lug 2019 alle 7:03am

Buone notizie sul fronte Aids. Arriva un nuovo vaccino che previene il virus Hiv. Si tratta ora della fase 3 della sperimentazione. Lo ha annunciato il National Institute of Health statunitense, capofila della sperimentazione che recluterà 3800 persone in Sudamerica, Usa ed Europa, Italia compresa. (altro…)

Aids: una terapia per debellare la malattia, nel pool di scienziati anche il palermitano Mancuso

Pubblicato il 08 Lug 2019 alle 10:32am

La terapia che sembra essere la soluzione ideale per dire finalmente addio al virus dell’Aids è stata sperimentata con successo da un pool di esperti della Temple University e comprende anche un giovane palermitano da tempo trapiantato a Philadelphia. (altro…)

Hiv, notizie incoraggianti grazie al trattamento antiretrovirale

Pubblicato il 05 Mag 2019 alle 7:43am

Grazie alle nuove terapie, la malattia dell’Hiv che da quasi quaranta anni ha cambiato i costumi e gli stili di vita delle persone di tutto il mondo, a quanto pare non si trasmetterebbe più per via sessuale. A dimostralo un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica “Lancet”, secondo il quale sarebbe ormai possibile bloccare l’epidemia in corso nel mondo trattando tutti i pazienti con un trattamento antiretrovirale.

L’analisi, condotta dall’University College di Londra, si è concentrata sui rapporti tra uomini. I ricercatori britannici hanno seguito circa mille coppie gay in cui uno dei partner era sieropositivo e in trattamento e l’altro sieronegativo per circa sette anni. Nel periodo considerato sono stati riportati i dati dei soggetti esaminati, quasi ottantamila rapporti sessuali non protetti, e non si è verificato nessun contagio, con 15 persone che si sono infettate ma per rapporti esterni alla coppia.

«I nostri risultati – affermano gli autori -, danno la prova conclusiva che il rischio di trasmissione tramite rapporto sessuale quando la carica virale è soppressa è effettivamente zero. Questo potente messaggio può aiutare a far terminare la pandemia prevenendo la trasmissione dell’Hiv e combattendo lo stigma e la discriminazione che molte persone con Hiv devono affrontare».

La sfida che la comunità scientifica ha di fronte però è quella di diffondere le terapie adeguate in tutto il mondo: attualmente nel pianeta ci sono 40 milioni di persone affette da Aids, ma i malati che ricevono un trattamento antiretrovirale sono solo 22 milioni.

Hiv, il vaccino italiano abbatte il 90% del virus inattaccabile

Pubblicato il 16 Feb 2019 alle 8:38am

La somministrazione del vaccino terapeutico italiano Tat contro l’Hiv/Aids a pazienti in terapia antiretrovirale (cART) è capace di ridurre drasticamente – del 90% dopo 8 anni dalla vaccinazione – il “serbatoio di virus latente”, inattaccabile dalla sola terapia, aprendo così una nuova strada contro l’infezione. È questo il risultato a cui è giunto un follow up, durato ben 8 anni, pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Immunology, di pazienti immunizzati con il vaccino messo a punto da Barbara Ensoli, direttore del Centro Ricerca Aids dell’Istituto Superiore di Sanità, che ora dice “Risultati che aprono nuove prospettive per una cura funzionale dell’HIV, ossia una terapia in grado di controllare il virus anche dopo la sospensione dei farmaci antiretrovirali. In modo, da profilarsi nuove opportunità preziose per la gestione clinica a lungo termine delle persone con HIV, riducendone anche la tossicità associata ai farmaci, migliorando aderenza alla terapia e qualità di vita, problemi rilevanti soprattutto in bambini e adolescenti. Naturalmente, il passo successivo, sarà poi quello di poter giungere all’eradicazione del virus”.

Lo studio è condotto in otto centri clinici in Italia (Ospedale San Raffaele di Milano, Ospedale L. Sacco di Milano, Ospedale San Gerardo di Monza, Ospedale Universitario di Ferrara, Policlinico di Modena, Ospedale S.M. Annunziata di Firenze, Istituto San Gallicano – Istituti Fisioterapici Ospitalieri di Roma, Policlinico Universitario di Bari) ha monitorato a lungo termine 92 volontari vaccinati del precedente studio clinico condotto dall’Iss.

La ricerca di una cura per l’HIV, insieme alla prevenzione dell’infezione, rileva l’Istituto, è “un’assoluta priorità della comunità scientifica internazionale anche per le vaste risorse che l’HIV/AIDS sottrae alla lotta alla povertà e alle ineguaglianze nel mondo”.

Hiv: immigrati irregolari rappresentano nuovo focolaio. L’esperto: “Il 34,3 % delle nuove infezioni riguardano loro. Dato più alto di 8 volte in 5 anni”

Pubblicato il 03 Dic 2018 alle 10:35am

In occasione della giornata mondiale contro l’Aids parla l’immunologo Fernando Aiuti, da anni impegnato nella lotta contro l’Hiv ha dichiarato che in un caso su tre l’infezione riguarda un cittadino straniero, è necessario, pertanto, sottoporre al test gli extracomunitari che sono presenti in Italia, specialmente quelli irregolari, cosiddetti clandestini.

Il professor Fernando Aiuti, luminare che da anni combatte contro la sopracitata patologia che interessa il sistema immunitario, parla a distanza di pochi giorni dall’intervento fatto dal virologo Roberto Burioni, il quale sul sito Medical Facts asseriva che “siamo noi italiani a trasmettere batteri agli immigrati”.

L’immunologo Aiuti, fondatore e presidente onorario dell’Anlaids – Onlus che ha come obiettivo la lotta contro la sindrome da immunodeficienza acquisita – in occasione della giornata mondiale contro l’Aids che si è celebrata il 1 dicembre scorso, stilando il quadro completo da lui riportato, che differisce di molto da quanto dichiarato in precedenza dal suo collega, intervistato da Adnkronos, lancia un allarme: ad oggi si parla troppo poco della malattia, e si fa ancor troppa poca prevenzione. “I giovani non ne conoscono nulla e da anni sono scomparse le campagne istituzionali di prevenzione. Ma se, per fortuna, grazie ai farmaci sono diminuiti i morti, l’Aids colpisce ancora, con 3.500 nuove infezioni all’anno. Per questo motivo – dice il professore – servono campagne per invitare tutti a fare il test Hiv”.

Aiuti rivolge dunque la propria attenzione ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale. In particolare, gli irregolari ed ai clandestini, dei quali si conosce molto poco o quasi nulla. “Anche se molti non vogliono riconoscerlo, rappresentano un nuovo focolaio della malattia”.

Il test Hiv deve quindi, secondo l’esperto, essere esteso proprio agli extracomunitari, che potrebbero contribuire alla diffusione del virus. L’immunologo, lancia l’allarme, con dati alla mano, citando le più recenti indagini fatte dal Centro operativo Aids dell’Istituto superiore di sanità: il 34,3 % delle nuove infezioni contratte riguardano appunto gli stranieri. “Un dato aumentato di 8 volte in cinque anni”, spiega Aiuti. “Abbiamo il dovere di fare campagne di prevenzione mirate anche agli extracomunitari, che nel 70-80% dei casi non sono “tracciati”, in quanto irregolari, e di cui non si sa nulla, dove sono e che fanno, trovando le modalità giuste per fare in modo che si sottopongano ai test”.

Aids: da Tiziano Ferro a Fabio Volo, vip in campo per la nuova campagna di sensibilizzazione Anlaids

Pubblicato il 30 Nov 2018 alle 5:20am

In occasione della giornata mondiale contro l’Aids che si celebra domani 1 dicembre il claim della nuova campagna dell’Anlaids, ideato da Paolo Iabichino, vuole lanciare un messaggio forte e diretto: “Ti riguarda”, un chiaro invito rivolto a tutti, nessuno escluso.

La campagna è interpretata da personaggi dello spettacolo che rappresentano l’eccellenza del mondo della musica, della tv, del cinema e dell’universo digitale. Da Tiziano Ferro a Fabio Volo, da Giorgio Panariello a Maria Pia Calzone, da Rudy Zerbi a Giulia Valentina e Paola Turani.

Il fotografo ufficiale che ha realizzato anche un video con montaggio degli intensi ritratti dei testimonial è Daniele Barraco.

Aids, Lazio e Lombardia ai primi posti della classifica anche per scarsità di informazione tra i giovanissimi

Pubblicato il 23 Nov 2018 alle 10:37am

Lazio e Lombardia guidano la classifica delle regioni con maggiore dell’Hiv e maggiore disinformazione. Questo è quanto emerge dal sondaggio condotto dal 2013 ad oggi dall’Associazione Nazionale per la Lotta contro l’Aids. Sono 14 mila i ragazzi intervistati, un dato che ha permesso di verificare la consapevolezza dei giovani su Hiv/Aids, portando alla luce anche abitudini ed esigenze in ambito sessuale, sull’uso del preservativo e sulla conoscenza delle altre malattie sessualmente trasmissibili. (altro…)

Unicef lancia l’allarme, contagiato da Hiv un adolescente ogni 2 minuti

Pubblicato il 27 Lug 2018 alle 6:13am

Secondo quanto si legge in un nuovo rapporto Unicef, nel 2017 ogni ora circa 30 adolescenti fra 15 e 19 anni sono stati contagiati dall’Hiv, uno ogni due minuti.

Di questi, due terzi sono ragazze. Nella fascia tra 10 e 19 anni, quella che comprende anche i più piccoli, sempre lo scorso anno, i morti sono stati circa 130mila, mentre 430.000 (50 ogni ora) hanno contratto il virus dell’Hiv.

Torna, ancora, una volta l’allarme perché dal 2010 le morti sono diminuite tranne che per gli adolescenti fra 15 e 19 anni.

Il rapporto ‘Women: at the heart of the Hiv response for children (Donne: al centro della risposta all’Hiv per i bambini)’ punta a offrire statistiche ponderate sulla epidemia globale di Aids ancora in corso e sui suoi impatti sui più vulnerabili. Presentato alla conferenza sull’Aids di Amsterdam, il rapporto “rileva che gli adolescenti continuano a sopportare il peso di questa epidemia e che i progressi del mondo fatti negli ultimi 20 anni per affrontare l’epidemia di Aids stanno rallentando” Nel 2017, si legge ancora, circa 1,2 milioni di adolescenti tra i 15 e i 19 anni vivevano con l’Hiv e 3 su 5 erano ragazze.

Aids, anche il principe Harry alla conferenza internazionale sull’Aids

Pubblicato il 26 Lug 2018 alle 7:46am

E’ atteso anche il principe Harry, duca di Sussex, in occasione della 22/ma Conferenza internazionale sull’Aids (AIDS 2018) che si terrà a partire dal 27 luglio ad Amsterdam.

Si tratta di quella che può essere definita come la più grande conferenza mondiale sulla salute. Riunirà, infatti, anche quest’anno oltre 15.000 scienziati, attivisti, operatori sanitari, responsabili politici e leader globali.

Convocata la prima volta durante il picco dell’epidemia di Aids nel 1985, la Conferenza internazionale sull’Aids continua a fornire un forum unico per l’intersezione tra ricerca, difesa e diritti umani. In particolare, l’attenzione quest’anno sarà puntata sull’accesso alle terapie e ai test per la diagnosi, sulla profilassi pre-esposizione, la resistenza ai farmaci, il monitoraggio della tossicità e su come affrontare la crescente epidemia in Est Europa.

Il tema principale sarà anche la necessità di tornare a spingere sulla ricerca.