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Psoriasi: oltre 2mln gli italiani che ce l’hanno

Pubblicato il 20 Apr 2019 alle 7:35am

La psoriasi è una malattia che colpisce il 3% della popolazione mondiale e nel 10-20% dei casi può presentarsi in forma grave o medio grave. In Italia soffre di questa patologia autoimmune circa il 3-4% della popolazione pari a circa 2,5 milioni di persone. “La psoriasi – spiega Piergiacomo Calzavara Pinton, presidente della Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse (Sidemast) – è una malattia della pelle molto diffusa, e colpisce ad ogni età, dall’infanzia fino alla tarda età. Ha un andamento cronico con delle recidive, e si presenta prevalentemente con una forma che colpisce le superfici di ginocchia e gomiti o la testa, ma può apparire anche in altre parti del corpo”.

“È molto importante tener presente – aggiunge ancora lo specialista – che la psoriasi è una malattia sistemica con un coinvolgimento articolare molto frequente, ma spesso si associa anche ad una sindrome metabolica, ovvero l’aumento di peso e il rischio cardiovascolare aumentato, a fenomeni di tipo depressivo in alcune persone, e quindi il paziente va inquadrato nella sua interezza”. “La psoriasi è una malattia non infettiva né contagiosa – avverte Ketty Peris, direttore Dermatologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma – ma è una malattia infiammatoria cronica, quindi mediata dal sistema immunitario. La forma più frequente, la cosiddetta psoriasi a placche che viene detta lieve quando prende meno del 10% della superficie corporea, moderata-severa quando ha un ‘Pasi’ (ovvero un sistema che si utilizza per valutare la gravità della malattia) maggiore di 10”.

“Oggi – afferma Francesco Cusano, presidente dell’Associazione dermatologi ospedalieri italiani (Adoi) – l’obiettivo principale è quello di perseguire con i farmaci moderni è di ottenere il cosiddetto Pasi 90, ovvero un miglioramento fino al 90% o del 100%, quindi una tenuta completamente pulita della pelle. In questo ambito gli ultimi ritrovati, tra cui il risankizumab che è un’anti-interleuchina 23, sembrano estremamente promettenti e fra pochi mesi quando saranno a disposizione di tutti, potranno sicuramente darci una grossa mano nell’ottenere grossi risultati permanenti e duraturi nel controllo di questa patologia”.

In arrivo il pane con gli agrumi, ad alto contenuto di fibre

Pubblicato il 20 Apr 2019 alle 7:20am

E’ in arrivo il pane agli agrumi, l’idea e la realizzazione di questo pane “salutistico” è ad opera del Crea.

Il nuovo prodotto nasce da uno studio, pubblicato da un team di ricercatori del Crea (centri di Cerealicoltura e Colture Industriali e di Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura) sulla rivista scientifica internazionale Frontiers in Nutrition.

Alla base vi è la convinzione, supportata da diversi studi, che le fibre alimentari siano ottime per la nostra salute in quanto aiutano a prevenire il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari e migliorano la salute di stomaco e intestino.

Considerando tutto ciò, il Crea ha lavorato per sviluppare un pane arricchito con fibre contenute nella farina di agrumi costituita per oltre il 70% proprio da tali sostanze (di cui il 60% sono insolubili e il 40% solubili). Alla fine si è arrivati ad n prodotto “ad alto contenuto di fibre” in quanto i valori sono superiori ai 6 g per 100 g, soglia minima secondo quanto previsto dal Reg. CE 1924/2006.

L’innovativa farina si è ottenuta grazie ad un numero molto alto di lavaggi e successive essiccazioni di buccia, polpa e semi degli agrumi ossia dal pastazzo, un sottoprodotto della lavorazione di questi frutti che solitamente diventa un rifiuto e che tra l’altro comporta pesanti costi di smaltimento.

Il pane realizzato in un panificio industriale in pagnotte da circa 1 kg a partire da semola, parti della crusca più facilmente digeribili e con 2 tipologie di fibre di agrumi ricavate da arancia rossa e limone. Che possono essere inserite nel pane singolarmente, tutte e due insieme e a differenti livelli di percentuale (1,5% o 2%) ottenendo effetti differenti. .

I tempi di conservazione arrivano fino a 120 giorni e le pagnotte vengono confezionate con film plastici in atmosfera modificata (ATM).

Lacci emostatici contaminati, pericolosi per la salute

Pubblicato il 15 Apr 2019 alle 6:08am

I lacci emostatici sono uno strumento molto utilizzato, per i prelievi, e non ‘usa e getta’ – molto spesso, risultano essere contaminati da batteri che potrebbero anche divenire responsabili di infezioni, specie ospedaliere ma non solo, riducendo pertanto, la sicurezza dei pazienti. È quanto emerge da uno studio illustarto in occasione del Congresso Europeo di Microbiologia Clinica e Malattie Infettive (ECCMID) in corso a Amsterdam. Condotto da Nádia Osório del Polytechnic Institute di Coimbra, in Portogallo, il lavoro si è basato sulla revisione di 20 studi clinici per un totale di quasi 1500 tubicini di gomma esaminati in cerca di contaminazioni batteriche. Usati per ‘trovare la vena’ durante prelievi e iniezioni venose, rappresentano praticamente lo strumento più usato in corsia e su più pazienti, quindi non ‘usa e getta’.

In tale studio è emerso infatti, che ben 200 di quelli esaminati presentava specie di stafilococchi ‘coagulasi negativi’, responsabili di infezioni (cutanee, vie urinarie etc) anche gravi. Altri batteri invece, trovati sui lacci emostatici esaminati erano Escherichia coli, Klebsiella spp., Pseudomonas spp., Acinetobacter baumannii, Stenotrophomonas maltophilia, tutti potenzialmente molto virulenti, specie per persone debilitate.

In 15 dei 20 studi esaminati il livello di contaminazione batterica ha raggiunto il 70% dei tubicini di gomma. “Questi dati ribadiscono il rischio inerente il loro utilizzo per la qualità delle cure e la sicurezza del paziente, rischio legato poi alla potenziale diffusione di microrganismi tra pazienti su cui viene usato lo stesso laccio”, conclude Osório.

Pane all’acqua di mare nei supermercati napoletani

Pubblicato il 11 Apr 2019 alle 6:00am

E’ in vendita nei supermercati napoletani “Sole 365” il pane all’acqua di mare. Già proposto con grande successo da alcuni panifici vesuviani, il prodotto approda anche alla grande distribuzione. Secondo diverse ricerche, il prodotto è ricco di minerali essenziali: magnesio, iodio, potassio, ferro e calcio. Maria Grazia Volpe, ricercatrice del Cnr (Istituto di Scienze dell’alimentazione), dichiara che “Gli studi approfonditi sinora compiuti attestano le qualità del pane prodotto con l’acqua di mare, che è naturalmente ricco di elementi essenziali per la salute, oltre a essere un ottimo antiossidante”.

L’arrivo in grande distribuzione si deve a Pan del Giorno, marchio storico della panificazione napoletana. “Il consumo di pane sta cambiando nel corso degli anni – afferma il titolare Giacomo Luongo – il pubblico è sempre più attento alla qualità del prodotto e ai benefici che apporta alla salute. Usare l’acqua di mare nell’impasto ci dà la possibilità di realizzare un pane senza sale aggiunto, ma ancor più saporito di quello normale. Siamo orgogliosi di essere, insieme a Sole 365, i primi in Italia a portarlo in grande distribuzione”.

L’acqua usata è fornita da Steralmar, prima azienda italiana a produrre acqua di mare microbiologicamente pura per uso alimentare, secondo un metodo di purificazione brevettato e scientificamente approvato.

Cannella, un aiuto naturale contro diverse malattie

Pubblicato il 07 Apr 2019 alle 1:01pm

La cannella, una spezia molto gustosa e salutare è utilizzata in molte ricette e in diversi modi, tant’è che da anni è presente nella medicina cinese, indiana e tradizionale, anche contro il diabete.

Le sue proprietà eccezionali sono veramente tante, ma la principale riguarda sostanzialmente la sua capacità di abbassare i livelli di glicemia e ridurre le problematiche legate a chi soffre di diabete.

Secondo diversi studi questa spezia possiede infatti capacità ipotensive e ipoglicemizzanti. Ciò significa che è ottima se abbinata ad un dieta che si impegna a tenere sotto controllo la glicemia. In particolare è perfetta per coloro che soffrono di diabete di tipo 2.

La cannella rende più lento lo svuotamento gastrico e frena l’aumento del glucosio nel sangue dopo i pasti, conosciuti come picchi glicemici. Fornisce inoltre un apporto importante in termini di minerali, nello specifico di fosforo, calcio, zinco, rame, potassio, manganese, ferro e selenio, contiene altresì le vitamine del gruppo A, B, C, E e K, e vanta proprietà anti-batteriche e anti-micotiche, inibendo la così formazione della candida e dell’helicobacter pylori. Ha inoltre un effetto mitigante sull’apparato gastrointestinale, per cui si può usare anche in caso di indigestione.

La cannelle funziona anche per perdere peso o per tornare subito in forma, in quanto agevola la digestione e placa gli attacchi di fame nervosa.

Come ottenere il massimo dalla cannella Il metodo più adatto per ottenere il massimo dei benefici a livello di regolarizzazione della glicemia è la preparazione di un infuso, così da assumerlo come decotto.

1. Fate bollire l’acqua calda 2. Aggiungete un cucchiaino di cannella in polvere. 3. A piacere, dopo averla messa a bollire, aggiungete un pezzetto di radice di zenzero e del succo di acero. 4. Ne bastano 2 g al giorno per ottenere gli effetti desiderati, ossia tenere lontano il diabete.

Le erbe aromatiche più efficaci per depurarsi

Pubblicato il 17 Mar 2019 alle 12:36pm

Per dimagrire, sgonfiarsi e dire no ai liquidi in eccesso, un aiuto arriva anche dalle erbe aromatiche che vantano tanti principi attivi naturali in grado di aiutarci a regolare anche il peso corporeo. Associate a un regime alimentare controllato e 2 litri d’acqua al giorno, queste piante depurano l’organismo liberandolo da tossine e liquidi in eccesso.

• Alloro: le sue foglie scure e profumate trovano largo consumo in molte ricette della cucina mediterranea. Tra le erbe aromatiche più ricche di olii essenziali, come il cineolo, il geraniolo ed il limonene, favorisce la diuresi ed il dimagrimento naturale. Vanta, inoltre, un effetto sgonfiante, utile alla lotta al peso in eccesso. Tre tazze di infuso di alloro con un pizzico di cannella sono un ottimo rimedio naturale per dimagrire senza fare grosse rinunce.

Melissa: dall’effetto rilassante è efficace contro lo stress, ma anche proprietà drenanti e sgonfianti. Il suo potere distensivo aiuta anche a dimagrire. Inoltre, la melissa è una delle erbe aromatiche che maggiormente tiene a bada gli attacchi di fame nervosa, facilitando l’adozione di un adeguato regime alimentare ed una nutrizione più sana e regolata.

• Prezzemolo: tra le più utilizzate in cucina, vanta proprietà purificanti, svolgendo un’azione diuretica e drenante, utile per eliminare i liquidi in eccesso e depurare l’organismo. Contribuisce, a mantenere i reni liberi da impurità ed a proteggere il tratto urinario dalle infezioni. Grazie a queste sue proprietà, il prezzemolo costituisce un elemento importante in molte diete, accelerando la perdita di peso in eccesso dovuta alla ritenzione liquida.

• Cardamomo: ampiamente utilizzato nella cucina indiana, il cardamomo è una pianta che fornisce ai piatti un gusto tra il dolce ed il piccante, che sta trovando un consenso sempre più ampio anche sulle tavole italiane. Oltre a conferire brio alle nostre preparazioni, il cardamomo è anche uno degli aiuti più potenti ed efficaci nella lotta al peso in eccesso, grazie alle sue molteplici virtù: le sue proprietà termogeniche favoriscono l’aumento della temperatura corporea e rendono il metabolismo più veloce, migliorando al tempo stesso l’abilità del corpo nel bruciare i grassi. Il cardamomo, inoltre, accresce la tolleranza al glucosio, migliora la digestione e protegge lo stomaco da eventuali disturbi. Contrasta l’insorgere del diabete, migliora la circolazione ed elimina le tossine in eccesso. E’ un vero toccasana se integrato in maniera efficace in una dieta dimagrante.

• Timo: comunemente usato per aromatizzare ed insaporire numerosi piatti, specie la carne, il timo ha proprietà antisettiche ed antidolorifiche, apportando effetti benefici sul tratto respiratorio. Quest’erba costituisce un ottimo rimedio al senso di gonfiore e contribuisce in modo del tutto naturale all’eliminazione del grasso dalle regioni addominali.

Vitamina B12, la sua importanza e i cibi ricchi che la contengono

Pubblicato il 13 Mar 2019 alle 6:04am

La vitamina B12, chiamata anche cobalamina, è al centro di diversi processi fisiologici, come ad esempio la formazione dei globuli rossi, ed è pertanto essenziale rendere sano il sistema nervoso. Il nostro organismo non può sintetizzare da solo questa vitamina, ma è costretto ad assumerla attraverso l’alimentazione. Scopriamo allora che i cibi ricchi che la contengono sono i seguenti, e che principalmente sono di origine animale, pertanto le persone vegetariane e vegane possono aver problemi a reperire la quota minima giornaliera di vitamina B12, pari a circa 2.8 microgrammi.

Anche le persone affette da problemi digestivi come la celiachia, sono a rischio di deficit di vitamina B12 proprio per le difficoltà dell’intestino ad assorbire alcuni nutrienti.

Le persone con deficit di vitamina B12 possono manifestare sintomi come fatica, debolezza, vertigini.

Per evitare di incorrere in tali situazioni, non resta che seguire una dieta in grado di garantire il corretto apporto di vitamina B12.

Vongole – Le vongole sono tra gli alimenti più ricchi di vitamina B12 con circa 84 microgrammi in meno di 100g di vongole. Oltre ad essere ricche di vitamina B12, contengono una quantità considerevole di potassio. Un piatto di spaghetti con vongole sarà in grado di deliziare il palato e di fornire nutrienti fondamentali per la nostra salute. Ostriche – Oltre a contenere ottimi livelli di vitamina B12 (21 mcg per tre oncie di ostriche), le ostriche contengono elevati livelli di zinco. Questo minerale essenziale fornisce un supporto al sistema immunitario e aiuta a combattere il raffreddore e l’influenza. In più, lo zinco favorisce la produzione di testosterone con effetti positivi sul desiderio sessuale, ma anche sul corretto funzionamento delle ovaie.

Cozze – Sono ricche di vitamina B12 e in più costituiscono un’ottima fonte di proteine, potassio, vitamina C e Omega 3.

Granchio – Alimento prelibato e ricco di vitamina B12, vitamine A, B, C e magnesio. Così come le ostriche, anche i granchi contengono importanti quantità di zinco, pari al 58% della dose giornaliera consigliata.

Sardine – Oltre ad essere un’importante fonte di vitamina B12, sono davvero ricchissime di calcio, molto più dei latticini ad esempio. Inoltre le sardine contengono vitamina D e Omega 3. Se acquistate in scatola, è consigliabile risciacquarle più volte prima di cucinarle così da eliminare il sale in eccesso.

Trota – La carne di pesci come la trota di grandi dimensioni, oltre ad essere ricca di vitamina B12, lo è anche di vitamina D e Omega 3 che facilitano l’attività del cervello e aiutano a combattere le infiammazioni.

Salmone – Il salmone non è solo apprezzato per il sapore della sua tenera carne, ma anche per la presenza di nutrienti fondamentali per la salute: vitamina B12, vitamina D e gli Omega 3 che costituiscono ottimi alleati per lo stato di salute del proprio cuore.

Tonno – Sicuramente è tra i pesci più apprezzati nelle cucine di tutto il mondo, ma forse non tutti conoscono i benefici che esso può dare alla nostra salute. Infatti, questo pesce è ricco di vitamina B12 e di vitamina D e inoltre ha anche importanti quantità di Omega 3, inclusi l’acido eicosapentaenoico (EPA) e l’acido docosaesanoico (DHA), che svolgono una funzione protettiva a livello del sistema nervoso centrale.

Manzo – La carne di manzo è un’ottima fonte di zinco e vitamina B12 ed è inoltre ricca di riboflavina , che aiuta ad alleviare i sintomi premesturali.

Latte – Il latte, alimento ricco di calcio e di vitamina D può avere effetti positivi sui sintomi del ciclo mestruale. In più, un recente studio dell’Università del Massachusetts ha rivelato che le donne abituate a consumare regolarmente latte e derivati, hanno meno problemi di ovulazione.

Yogurt – ricco di calcio, magnesio e proteine. Recenti studi dimostrano che mangiare regolarmente yogurt abbassa i rischi di sviluppare il diabete e l’ipertensione. Grazie alla presenza di importanti probiotici, lo yogurt rappresenta un ottimo aiuto per la digestione favorendo la proliferazione della flora intestinale.

Uova – Le uova contengono grandi quantità di vitamina D e di magnesio, importanti perché favoriscono l’assorbimento di calcio e contribuiscono a garantire ossa resistenti.

Pollo – Anche è una buona fonte di proteine e inoltre accelera il metabolismo, favorendo i processi digestivi.

Tacchino – la cui carne risulta essere ricca di selenio, che favorisce l’azione del sistema immunitario. Inoltre contiene anche triptofano, un elemento che garantisce un buon riposo notturno.

Olio di cannabis contro il cancro al polmone: “Risultati sorprendenti, tumore dimezzato”

Pubblicato il 09 Mar 2019 alle 12:31pm

Ha scelto di prendere un olio a base di CBD per combattere il tumore e scoprire dopo un po’ che le sue dimensioni non solo si erano dimezzate ma che la massa tumorale era anche in progressione, facendo bene sperare per una guarigione totale.

E’ questa la storia pubblicata dagli specialisti inglesi di un 81enne colpito da un tumore al polmone, che aveva rifiutato di sottoporsi alle cure mediche tradizionali (come chemio e radioterapia) optando invece per un trattamento più sperimentale a base del cannabinoide non psicoattivo.

I risultati del case report, pubblicati sulla rivista scientifica Sage Open: “indicano che il CBD può aver avuto un ruolo nella risposta straordinaria in un paziente con adenocarcinoma istologicamente provato al polmone, a seguito dell’auto-somministrazione dell’olio di CBD per un mese e in assenza di qualsiasi altro cambiamento identificabile nello stile di vita, farmaci assunti o cambiamento della dieta. Sono necessari ulteriori studi sia in vitro che in vivo per valutare meglio i vari meccanismi di azione del CBD sulle cellule maligne e la sua potenziale applicazione nel trattamento non solo del cancro del polmone ma anche di altri tumori maligni”, dicono gli scienziati.

Sono ormai infatti, diversi anni, che la cannabis viene utilizzata in medicina per combattere i sintomi del cancro. Diversi studi dimostrano che i benefici della cannabis sul paziente sono diversi: riduzione di nausea e vomito da chemioterapia, benefici sul dolore, sul controllo dell’insonnia e dell’ansia, piuttosto che perdita di appetito, che spesso può rivelarsi come  uno dei sintomi più principali e invalidanti sui pazienti che seguono queste terapie antitumorali.

In Italia lo IEO, l’Istituto Europeo di Oncologia, ha iniziato a somministrare cannabis insieme alle terapie tradizionali e a monitorare le condizioni dei pazienti in cura presso il nosocomio milanese. “Siccome sappiamo che i benefici di questo tipo di trattamento sul paziente sono globali, l’obiettivo è quello di prescrivere la cannabis a tutti i pazienti per cui è possibile farlo in una fase il più precoce possibile. I risultati si vedranno tra qualche anno, ma le premesse sono veramente eccezionali”, dice il dottor Vittorio Guardamagna, direttore dell’Unità di Cure Palliative e Terapia del Dolore dello IEO.

Un altro ambito di applicazione vuole indagare poi sui possibili benefici della cannabis nel combattere direttamente l’insorgenza del tumore di diverso tipo. Studi in vitro ed in vivo, effettuati su cellule e cavie animali, sottolineano le possibili potenzialità dei diversi cannabinoidi nella distruzione delle cellule del cancro di diverso tipo, mettendo in atto quelli che sono i diversi meccanismi ed scongiurando il danneggiamento cellulare delle cellule sane.

Massimo Nabissi, ricercatore dell’Università di Camerino che lavora da anni su questa tematica, spiega, riferendosi al caso del paziente inglese, che “Un case report come questo è attualmente l’unico modo per rafforzare gli studi con i cannabinoidi raccontando il singolo caso clinico: è quello che sto facendo anche io con alcuni medici ed è l’unico modo per dare forza all’effetto sinergico dei cannabinoidi, sperando che qualcuno autorizzi uno studio clinico di portata più vasta”.

Nabissi spiega infatti che: “Sull’adenocarcinoma al polmone, ci sono una trentina di lavori con studi su modelli animali con dei risultati interessanti che mostrano come il CBD sia responsabile della migrazione delle cellule tumorali o riduca la massa tumorale, e la stessa come è avvenuta nei tumori al cervello o su quelli al seno”.

Oltre all’apoptosi, e cioè una forma di morte cellulare programmata delle cellule del cancro, di recente è stato dimostrato che il CBD riesce ad inibire il rilascio di certe strutture delle cellule tumorali, resistenti agli agenti chemioterapici che favoriscono appunto l’insorgenza del cancro.

“Con una mole di lavori preclinici così ampia”, continua Nabissi, “non si capisce perché non vengano autorizzati i primi studi clinici. Bisognerebbe prendere le evidenze interessanti, fare un ultimo lavoro preclinico con dei parametri, in modo che, se i risultati sono buoni, si possa passare alla ricerca clinica con delle linee guida decise a priori”.

L’auspicio per il futuro è ora quello che “si raccolgano i dati dei vari pazienti oncologici che sono trattati con cannabis in Italia e si creino dei clinical report che raccolgano un numero maggiore di pazienti affetti dalla stessa patologia e trattati allo stesso modo, per poi riportare i risultati, in modo da avere un protocollo da seguire”.

Diabete e frutta secca: 5 dosi a settimana riducono del 20% il rischio di infarto nei malati

Pubblicato il 23 Feb 2019 alle 6:40am

Il rischio di problemi cardiovascolari come ictus e infarto è più alto in persone che soffrono di diabete. Fortunatamente però, uno studio dice che mangiare frutta secca, con una certa frequenza nel corso della settimana, può aiutare l’organismo a prevenirli. La conferma arriva da una ricerca condotta da un team di epidemiologi e nutrizionisti della Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston, pubblicata sulla rivista scientifica Circulation Research.

Grazie allo studio in questione, che ha riguardato 16.217 uomini e donne, di cui è stata monitorata l’alimentazione nell’arco di diversi anni prima e dopo la diagnosi di diabete, si è scoperto che nel periodo temporale di osservazione, si sono verificati 2.467 infarti e 789 ictus per un totale di 1.1663 decessi per un problema cardiovascolare su un totale di 5.862. E dai dati raccolti gli scienziati hanno anche evinto che il giusto apporto di frutta secca può ridurre del 17% il rischio di patologie cardiovascolari e del 20% quello di possibili infarti.

La frutta secca più giusta per provocare effetti benefici sull’organismo dei diabeti, in termini di riduzione del rischio per le malattie cardiovascolari, sono, come dicono gli scienziati, le noci, di cui bisognerebbe mangiarne almeno “5 manciate” a settimana.

Colon irritabile, ricerca stabilisce che si cura anche con l’attività fisica

Pubblicato il 18 Feb 2019 alle 11:06am

Secondo un’indagine condotta da ricercatori dell’università di Göteborg, che ha coinvolto un centinaio di pazienti con colon irritabile, problema molto diffuso (secondo alcune stime riguarda il 7 per cento degli italiani, principalmente donne) che comporta fastidi rilevanti per la qualità di vita: i sintomi gastrointestinali sono debilitanti e comprendono dolore intestinale, meteorismo, sensazione di distensione dell’addome accompagnati da stipsi e/o diarrea. Ma incrementare l’attività fisica può essere una valida soluzione per attenuarli o farli scomparire del tutto.

Nel corso dell’indagine, infatti, i pazienti che lo hanno fatto, hanno visto enormi benefici. A loro è stato proposto di aumentare l’attività fisica per arrivare a 20-60 minuti di attività da moderata a intensa tre-cinque volte a settimana. Alcuni hanno iniziato da zero, optando per la bicicletta o il camminare, mentre altri già attivi hanno pensato ad un programma di attività fisica personalizzata per l’incremento nel corso della settimana.

Ebbene, dai risultati ottenuti si è scoperto che dopo tre mesi di attività fisica moderata o intensa, oltre il 40 per cento dei pazienti aveva avuto miglioramenti nei sintomi del colon irritabile; effetti che sono poi proseguiti anche nel lungo termine, tanto che a distanza di cinque anni i partecipanti che avevano aumentato l’attività fisica riferivano di avere meno sintomi gastrointestinali rispetto a quando in passato erano più sedentari. «Chi soffre di sindrome del colon irritabile spesso limita le sue attività, invece muovendosi di più la funzione intestinale diventa più stabile e i pazienti sentono di riuscire a tenerla maggiormente sotto controllo – dice Elisabet Johannessen, responsabile dello studio – . Questo è vero anche per i pazienti in cui prevalgono gli episodi di diarrea, nei quali spesso si pensa che lo sport possa soltanto aumentare la motilità intestinale: anche questi soggetti riferivano di avere una maggior capacità di influenzare e tenere sotto controllo il proprio intestino. L’esercizio va comunque “dosato” e pensato per ciascun paziente, in modo che possa affrontarlo e trarne i maggiori benefici. Che sono anche psicologici: i partecipanti hanno riferito di avere una maggiore autostima e benessere mentale, proprio grazie all’attività fisica».