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Colon irritabile, ricerca stabilisce che si cura anche con l’attività fisica

Pubblicato il 18 Feb 2019 alle 11:06am

Secondo un’indagine condotta da ricercatori dell’università di Göteborg, che ha coinvolto un centinaio di pazienti con colon irritabile, problema molto diffuso (secondo alcune stime riguarda il 7 per cento degli italiani, principalmente donne) che comporta fastidi rilevanti per la qualità di vita: i sintomi gastrointestinali sono debilitanti e comprendono dolore intestinale, meteorismo, sensazione di distensione dell’addome accompagnati da stipsi e/o diarrea. Ma incrementare l’attività fisica può essere una valida soluzione per attenuarli o farli scomparire del tutto.

Nel corso dell’indagine, infatti, i pazienti che lo hanno fatto, hanno visto enormi benefici. A loro è stato proposto di aumentare l’attività fisica per arrivare a 20-60 minuti di attività da moderata a intensa tre-cinque volte a settimana. Alcuni hanno iniziato da zero, optando per la bicicletta o il camminare, mentre altri già attivi hanno pensato ad un programma di attività fisica personalizzata per l’incremento nel corso della settimana.

Ebbene, dai risultati ottenuti si è scoperto che dopo tre mesi di attività fisica moderata o intensa, oltre il 40 per cento dei pazienti aveva avuto miglioramenti nei sintomi del colon irritabile; effetti che sono poi proseguiti anche nel lungo termine, tanto che a distanza di cinque anni i partecipanti che avevano aumentato l’attività fisica riferivano di avere meno sintomi gastrointestinali rispetto a quando in passato erano più sedentari. «Chi soffre di sindrome del colon irritabile spesso limita le sue attività, invece muovendosi di più la funzione intestinale diventa più stabile e i pazienti sentono di riuscire a tenerla maggiormente sotto controllo – dice Elisabet Johannessen, responsabile dello studio – . Questo è vero anche per i pazienti in cui prevalgono gli episodi di diarrea, nei quali spesso si pensa che lo sport possa soltanto aumentare la motilità intestinale: anche questi soggetti riferivano di avere una maggior capacità di influenzare e tenere sotto controllo il proprio intestino. L’esercizio va comunque “dosato” e pensato per ciascun paziente, in modo che possa affrontarlo e trarne i maggiori benefici. Che sono anche psicologici: i partecipanti hanno riferito di avere una maggiore autostima e benessere mentale, proprio grazie all’attività fisica».

Cuore protetto dormendo bene

Pubblicato il 15 Feb 2019 alle 6:33am

Se si dorme bene sta bene anche il cuore, parola di esperti.

Il merito potrebbe essere ricercato in un inedito meccanismo molecolare che collega cervello, midollo osseo e vasi sanguigni. Esperimenti condotti sui topi dimostrano infatti che un buon sonno ristoratore induce il cervello a produrre un ormone in grado di agire sul midollo osseo, riducendo così il rilascio in circolo di cellule ad azione infiammatoria responsabili della degenerazione dei vasi sanguigni (aterosclerosi).

Se la scoperta dovesse essere confermata negli esseri umani, potrebbe aprire la strada a nuove terapie contro le malattie cardiovascolari: a indicarlo è lo studio pubblicato pubblicato su Nature dai ricercatori dell’Istituto nazionale per il cuore, i polmoni e il sangue (Nhlbi), parte dei National Institutes of Health americani (Nih). “Abbiamo identificato un meccanismo con cui un ormone prodotto dal cervello controlla la produzione di cellule infiammatorie nel midollo osseo in modo da proteggere i vasi sanguigni”, spiega il coordinatore dello studio Filip Swirski, che lavora alla Harvard Medical School e al Massachusetts General Hospital di Boston.

“Questo meccanismo antinfiammatorio è regolato dal sonno – precisa l’esperto – e si blocca quando si dorme poco o male”. I ricercatori lo hanno scoperto conducendo esperimenti su topi geneticamente predisposti all’aterosclerosi. La privazione del sonno in questi roditori ha portato a un calo dell’ormone ipocretina che regola il ciclo sonno-veglia nel cervello; inoltre ha determinato un maggiore rilascio di cellule ad azione infiammatoria nel circolo sanguigno, e la formazione nelle arterie di placche di grasso un terzo più grandi rispetto a quelle negli animali con un sonno normale.

La somministrazione di ipocretina ha ridotto questi effetti, dimostrando che l’ormone gioca un ruolo nell’infiammazione e nell’aterosclerosi: secondo i ricercatori, però, serviranno nuovi studi (soprattutto sull’uomo) per validare questa scoperta prima di sperimentare l’uso terapeutico dell’ipocretina.

Cullare il bebè tra le braccia aiuta ad addormentarlo prima e a migliorarne la memoria

Pubblicato il 30 Gen 2019 alle 7:16am

Coccolare un bambino, cullarlo tra le braccia lo aiuta ad addormentarsi più in fretta e potenzia in lui la memoria. Parola di esperti. Il risultato arriva da due recenti studi che sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Current Biology – entrambi condotti in Svizzera, che sostengono che un bebè, se cullato, si addormenta prima. Ma per quale motivo succede? Per dimostrarlo, gli scienziati hanno fatto dormire i volontari per due notti nel proprio “laboratorio del sonno”, mettendo loro a disposizione un letto basculante la prima notte e un letto “fisso” la seconda notte. Il risultato? La prima notte si sono addormentati tutti più in fretta e hanno avuto una fase più lunga del sonno cosiddetto rigenerante, ovvero sia di sonno profondo, quello che mette in circolo nel cervello le onde lente (e ci fa quindi svegliare più riposati). Al risveglio, i volontari sono stati sottoposti a un test di memoria – che consisteva nel ricordare coppie di parole apprese la sera prima – in cui hanno totalizzato un punteggio migliore. Da qui, la convinzione: essere cullati aiuta a dormire prima e meglio, e potenzia la memoria. (altro…)

Camminare col freddo aumenta le difese immunitarie e riduce lo stress

Pubblicato il 24 Gen 2019 alle 6:09am

Sforzarsi per uscire e andare a fare una lunga camminata veloce, anche in inverno, possibilmente a contatto con la natura, sarebbe molto salutare per una persona, in quanto migliorerebbe le funzioni immunitarie e l’ umore, nonché, il ritmo naturale veglia-sonno. A sostenerlo, diversi esperti Usa interpellati dai media visto che in America le temperature in gran parte del Paese sono sotto lo zero di parecchi gradi.

“La tendenza a restarsene al chiuso quando fa freddo è naturale – osserva John Sharp, psichiatra specialista del ‘disturbo affettivo stagionale’ (Sad) al Beth-Israel Deaconess Center di Boston – ma non è una buona ricetta per sentirsi meglio”. “Troppa poca luce del sole produce stress, influisce sul benessere psico-fisico e ci rende più pessimisti e affaticati”.

E allora ecco le cinque ragioni per alzarsi dal divano, dalla sedia e sfidare anche il gelo delle nostre città.

Numerosi studi hanno rivelato che proprio la ‘terapia della luce’ aiuta contro la depressione stagionale.

Quando si sta all’aria aperta, cresce la produzione di vitamina D, che attiva il rilascio di serotonina, rafforza l’assorbimento del calcio, combatte le infiammazioni e potenzia il sistema immunitario. Bastano 10 minuti al giorno per migliorare i livelli.

Uno studio dell’University of Michigan ha osservato in un gruppo di volontari che aveva camminato in un grande orto botanico, un rafforzamento della memoria del 20%.

Uscire anche con il freddo, dicono gli esperti, è come ‘meditare’ mindfulness: varie ricerche hanno infatti dimostrato che camminare abbassa gli ormoni dello stress e innalza l’attività del sistema immunitario. Anche nel gelo.

Melograno, efficace contro le malattie gastro-intestinali

Pubblicato il 18 Gen 2019 alle 7:09am

Milioni di persone nel mondo, sono colpite da malattie infiammatorie croniche a carico del tratto gastro intestinale, morbo di Crohn e colite ulcerosa. In Italia si parla di ben 200mila. Una speranza arriva però da una recente ricerca condotta dall’Institute for Stem Cell Biology and Regenerative Medicine (inStem) di Bangalore, in India, e dall’Università di Louisville, negli Usa, che individua la chiave per contrastare queste patologie in una molecola, un metabolita microbico che deriva dal melograno, l’urolitina.

L’urolitina e un suo analogo sintetico, aumentando le proteine che rafforzano le giunzioni delle cellule epiteliali nell’intestino, riducono l’infiammazione. Rafforzano la funzione di “barriera” intestinale, considerato che la permeabilità dell’intestino e’ proprio una delle alterazioni correlate a queste due patologie.

Lo studio, pubblicato su Nature Communications, mostra dunque il meccanismo con cui il metabolita microbico e il suo analogo non solo riducono l’infiammazione e ripristinano l’integrità della barriera intestinale, ma proteggono anche contro colite e altre infiammazioni gastro intestinali .

Negli studi pre-clinici condotti, una serie di esperimenti in vitro e in vivo hanno evidenziato che queste piccole molecole hanno la capacità di ridurre la permeabilità intestinale ripristinando la barriera epiteliale. I ricercatori fiduciosi, pensano ora di avviare una start-up al fine di portare queste molecole alla sperimentazione sull’uomo. L’obiettivo è quello di sviluppare nuovi trattamenti per le malattie infiammatorie intestinali.

Frutta secca, un alleato naturale contro il colesterolo

Pubblicato il 10 Gen 2019 alle 6:29am

La frutta secca è l’ideale per abbassare il colesterolo e tornare in forma più di prima. (altro…)

Dolcificanti, nuova ricerca stabilisce che hanno effetti minimi e incerti sul peso

Pubblicato il 06 Gen 2019 alle 5:56am

Secondo una recente ricerca, svolta dalla Cochrane Foundation, degli studi pubblicati sul tema, e pubblicata dalla rivista scientifica Bmj, non ci sarebbero evidenze scientifiche evidenti che dimostrerebbero i benefici dovuti all’uso di dolcificanti al posto dello zucchero.

I ricercatori hanno infatti analizzato 56 studi precedenti condotti in Europa sui possibili benefici su peso, glicemia, salute orale, tumori e altre patologie della sostituzione degli zuccheri con alternative meno caloriche, scoprendo che “In generale – scrivono gli autori -, i risultati mostrano che per la maggior parte degli esiti che non ci sono differenze rilevanti dal punto di vista statistico o clinico tra chi è esposto ai dolcificanti, a diverse dosi, e chi non lo è”.

Negli adulti ad esempio hanno evinto i ricercatori che sono pochi gli studi che evidenziano in realtà dei miglioramenti e voi ci sono sono del resto anche piccoli nell’indice di massa corporea e nella glicemia. Un moderato apporto di dolcificanti, aggiungono gli autori, è associato a un aumento di peso leggermente minore rispetto a chi ne ha fatto un uso prolungato, ma alla fine è di circa 100 grammi. Nei bambini invece non è stato osservato nessun benefico sull’indice di massa corporea.

Pilates, che cos’è e come usare al meglio il Reformer

Pubblicato il 02 Gen 2019 alle 6:15am

Il Pilates comprende due diversi tipi di allenamento complementari tra di loro ma che possono essere praticati anche separatamente l’uno dall’altro. (altro…)

Arnica o artiglio del diavolo? Due preziosi rimedi naturali: vediamo a cosa servono

Pubblicato il 13 Dic 2018 alle 8:33am

Tra i rimedi naturali più comuni e versatili che la natura ci mette a disposizione abbiamo l’arnica e l’artiglio del diavolo. (altro…)

Mammografia in 3D, più affidabile del 34% in più

Pubblicato il 23 Ott 2018 alle 10:17am

La mammografia in 3D permette di individuare oltre il 34% in più dei tumori rispetto all’esame tradizionale. A evidenziarlo è uno studio condotto in Svezia e apparso sull’autorevole rivista Lancet Oncology che ha esaminato ben 15.000 donne per un periodo di cinque anni.

In Italia la mammografia in 3d inizia ad essere diffusa in numerosi centri radiologici, anche se non è ancora utilizzata per gli screening sulla popolazione femminile over 50.

Nello screening mammografico tradizionale, tutto il tessuto mammario viene catturato in un’unica immagine. La tomosintesi del seno, ovvero la mammografia in 3D, invece cattura diverse immagini a raggi X da diverse angolazioni che vengono ricostruite da un computer per mostrare sottili strati del seno, fornendo maggiori e migliori informazioni sull’immagine. Lo studio condotto dalla Lund University e dallo Skåne University Hospital di Malmo, tra il 2010 e il 2015, conferma su ampia scala i risultati di un’indagine italiana su Radiology.

“Utilizzando l’esame in 3D, il 34% in più di tumori del cancro è stato rilevato rispetto allo screening mammografico standard corrente. Allo stesso tempo, siamo stati in grado di ridurre la compressione del seno durante l’esame, cosa che potrebbe incoraggiare un maggior numero di donne a partecipare allo screening”, spiega Sophia Zackrisson, professore associato presso Lund University. In particolare l’esame è stato in grado di trovare tumori più invasivi ma è anche collegata a un aumento di falsi positivi.

“La mammografia in 3D è il metodo più appropriato per lo screening del cancro al seno. Quando verrà reso disponibile per tutte le donne è solo una questione di tempi”, afferma Zackrisson.