denti

Noto farmaco in grado di rigenerare i denti

Pubblicato il 04 Nov 2019 alle 7:00am

Un farmaco, usato nel trattamento della malattia di Alzheimer, potrebbe essere molto utile nel trattamento della carie dentale.

A dirlo, i ricercatori del King’s College di Londra, che hanno condotto uno studio su questo farmaco del tutto innovativo.

Secondo i direttori infatti, di questo studio, l’uso di un farmaco noto come Tideglusib, rimedio contro i sintomi del morbo di Alzheimer, accompagnato da glicogeno sintasi, è in grado di rigenerare la salute dentale.

Come? Iniettando la sostanza nella cavità orale dei roditori, i ricercatori hanno scoperto che le crepe dentali erano inaspettatamente scomparse poche settimane dopo. Inoltre, i denti danneggiati dalla carie si ricostruivano naturalmente. Hanno quindi concordato che la molecola di questo trattamento sarebbe in grado di stimolare le cellule staminali presenti nella polpa centrale del dente, riparando i tessuti dentali danneggiati.

Pertanto, le persone che soffrono di carie dentale non dovrebbero più utilizzare un sigillo per riempire i fori causati dalla carie. Almeno in teoria, perché questo metodo funziona per il momento solo sui topi. Manca il secondo step, il test sugli uomini.

Gengive sanguinanti, da ieri è attivo un numero verde, grazie alla SIdP, per curarle

Pubblicato il 02 Ott 2019 alle 6:03am

Gengive che sanguinanti e che si arrossano, per 20 milioni di italiani, circa uno su 3. A dirlo è la Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP) in occasione della Giornata Nazionale della parodontite, che si è celebrata ieri. Per 8 milioni il disturbo diventa un’infiammazione cronica ed estesa che può portare fino alla perdita dei denti.

La parodontite, soprattutto nelle forme più gravi, ha ripercussioni sulla salute generale perché porta all’immissione in circolo di batteri patogeni e a un incremento generalizzato dell’infiammazione nell’organismo. Tuttavia, secondo quanto spiega Mario Aimetti, presidente SIdP, “due italiani su tre non conoscono la parodontite e le sue conseguenze, non sanno per esempio che triplica il rischio di malattie cardiovascolari e diabete, che soffrire di forme gravi di parodontite in età avanzata raddoppia il rischio di fragilità senile e che può portare a complicazioni in gravidanza. Prevenirla però e possibile”. La parodontite, infatti, parte sempre da una gengivite, un’infiammazione superficiale e reversibile che provoca sanguinamento gengivale quando ci si lavano i denti. Nella maggioranza dei casi i pazienti non ci fanno caso o aspettano che passi, così spesso il disturbo peggiora con il passare dei giorni, mesi ed anni.

“Il sanguinamento gengivale è un importante campanello d’allarme, che suggerisce di andare subito dal dentista. Per la diagnosi – sottolinea Luca Landi, presidente eletto SIdP – bastano una visita con la sonda parodontale e una radiografia”. Farla per tempo permette di scongiurare la perdita dei denti e “non necessita di procedure sofisticate e costose: sedute di igiene professionale associate a una scrupolosa igiene orale sono sufficienti per risolvere il problema”. Il numero verde da poco istituito è 800 144979, realizzato grazie al contributo incondizionato di GSK Consumer Healthcare, attivo da ieri 1 ottobre per tutto l’anno. Chiamandolo, i cittadini potranno chiarire dubbi e fare domande a un professionista SIdP. Trovare l’esperto più vicino casa a cui rivolgersi per una visita, prenotando dal portale web www.gengive.org, mentre l’App gratuita GengiveINForma permetterà, attraverso 5 semplici domande, di calcolare il rischio di ammalarsi.

Denti, scoperto il gene che li aiuta a rigenerarsi

Pubblicato il 11 Ago 2019 alle 7:06am

E’ stato scoperto dagli scienziati un gene. Un interruttore genetico capace di regolare la riparazione dei denti: il gene in questione è il Dlk1, che agisce stimolando una particolare popolazione di cellule staminali responsabile della produzione della dentina, il tessuto che costituisce il ‘corpo’ del dente sotto lo smalto. Questo meccanismo molecolare, scoperto negli incisivi a crescita continua dei topi, può essere manipolato: nei primi test sugli animali ha dimostrato di favorire la rigenerazione, aprendo la strada a nuove cure per denti cariati o danneggiati da traumi. A indicarlo è lo studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications nata da una collaborazione internazionale coordinata dall’università britannica di Plymouth.

“Le cellule staminali sono molto importanti, perché in futuro potrebbero essere usate in laboratorio per rigenerare tessuti danneggiati o persi a causa di malattie, quindi è cruciale capire come funzionano”, afferma il coordinatore dello studio, Bing Hu.

“Scoprendo le nuove staminali che producono il corpo del dente e comprendendo il loro uso vitale di Dlk1 nella rigenerazione del tessuto, abbiamo fatto un importante passo avanti per capire la rigenerazione delle staminali. In questa fase il lavoro è stato condotto su modelli di laboratorio e serviranno ulteriori studi prima di poterlo trasferire sull’uomo, tuttavia – precisa l’esperto – si tratta di un’importante svolta per la medicina rigenerativa, che potrà avere un grande impatto sui pazienti in futuro”.

A Firenze nato ospedale pubblico per la cura dei denti

Pubblicato il 17 Lug 2019 alle 6:48am

Una vera e propria rivoluzione nel panorama nazionale. Permetterà, finalmente, di dare una risposta in termini numerici ancora più importanti al servizio dentistico pubblico che solo a Firenze, in un anno, garantisce circa 50mila prestazioni ambulatoriali.

Nasce infatti a Firenze l’ospedale pubblico per le cure odontoiatriche, il primo in Italia come questo.

La struttura, che è stata progettata per accogliere sino a 300 pazienti al giorno. E’ inserita nel complesso immobiliare Piero Palagi, l’ex Iot sul viale dei Colli, e sarà inaugurata il prossimo settembre.

Da quel momento in poi, i cittadini disporranno di una importante opportunità per la curare denti e altri problemi odontostomatologici. In particolare coloro che hanno maggiori difficoltà principalmente per problemi sociali e economici, potranno contare su un servizio a gestione esclusivamente pubblica.

Carie, create otturazioni con antibiotico per evitarne il ritorno

Pubblicato il 13 Lug 2019 alle 7:34am

D’ora in poi si potrà dire addio alle carie “di ritorno”, grazie a delle infiltrazioni dentali sui denti già curati. Un materiale composito per otturazioni arricchito con nanoparticelle antibatteriche, in grado di evitare la crescita di patogeni e quindi la formazione di nuove carie. È questa la promessa che arriva da uno studio pubblicato sulla rivista “Acs Applied Materials & Interfaces” e condotto presso l’Università di Tel Aviv da Lihi Adler-Abramovich e Lee Schnaider.

Una delle cause più comuni di estrazione dentale o devitalizzazione è proprio l’infiltrazione, o una carie secondaria, ovvero quando un dente curato con una otturazione si caria nuovamente, all’interno dell’otturazione stessa (per la crescita di batteri patogeni all’interfaccia tra otturazione e superficie del dente curato).

Gli studiosi hanno dunque pensato allo sviluppo di una resina con l’aggiunta di nanoparticelle antibatteriche per evitare la formazione di nuove carie nel sito dell’otturazione. Spiegano i ricercatori: «Abbiamo sviluppato un materiale potenziato, non soltanto esteticamente gradevole, e rigido ma con proprietà intrinseche antibatteriche, incorporando nanoparticelle con questa proprietà – ha spiegato Schnaider – I compositi con attività inibitoria della crescita dei germi hanno il potenziale di ostacolare lo sviluppo di questo diffusissimo problema orale», ha sottolineato, le carie secondarie. Il materiale è low cost e può essere facilmente prodotto su vasta scala. «Questo studio è molto interessante, e si innesta nel filone della ricerca volta a migliorare i materiali che vengono comunemente utilizzati in odontoiatria» prosegue il collega Cristiano Tomasi dell’Università di Göteborg e membro della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia.

Apparecchio per i denti ad una certa età: quando è possibile?

Pubblicato il 12 Giu 2019 alle 10:38am

“Sempre più spesso la terapia ortodontica viene richiesta o suggerita a persone di 30 o 40 anni, a volte anche 50enni e 60enni. Prima di farlo, però, bisogna assicurarsi che le gengive siano in salute e, naturalmente, che non vi siano carie”. A spiegarlo è Giulio Rasperini, professore associato di parodontologia presso l’Università di Milano ed esperto della Società italiana di Parodontolgia e Implantologia (Sidp).

Riallineare i denti è efficace anche per gli adulti, e i motivi non sono solo prettamente estetici. “Una dentatura ben allineata, infatti, – prosegue l’esperto – permette all’articolazione temporomandibolare di lavorare in uno stato di equilibrio, e questo influenzerebbe positivamente la postura generale”. Inoltre, permetterebbe, di mantenere un’igiene orale più accurata e “la placca rimossa più facilmente con lo spazzolino. I denti si carierebbero di meno e le gengive sarebbero meno infiammate”.

Ma quale tipo di apparecchio è importante scegliere, soprattutto ad una certa età? Si può semplificare dicendo che ne esistono di tre tipi. Gli allineatori trasparenti, ovvero le mascherine, che funzionano molto bene quasi sempre, tranne alcuni spostamenti particolari, “sono un sistema semplice e non ingombrante, vanno tolti solamente ogni volta che si mangia e si lavano i denti”, precisa Rasperini. Un’altra possibilità è l’apparecchio linguale fisso, che viene inserito nella parte interna dell’arcata dentale: “è estetico, ma più complicato e costoso, non si vede ma provoca un ingombro per la lingua che crea disagio. Inoltre, come quello tradizionale, può non esser facile da pulire dopo aver mangiato”. Infine, c’è il modello tradizionale, ovvero l’apparecchio fisso applicato sulla parete esterna dei denti, che ha oggi la possibilità di avere i gancetti (brackets) in ceramica o trasparenti, meno visibili di quelli tradizionali metallici: “è il più evidente dal punto di vista estetico ma ha la migliore versatilità ed è il sistema più economico”.

Il problema, però, sorge nell’adulto, non è che i denti non si spostano, prosegue Rasperini, “piuttosto che non si possono modificare le anomalie ossee, come avviene invece con i pazienti più piccoli. Pertanto, una volta allineati i denti, è necessario utilizzare delle contenzioni, che possono durare a vita se si vuole mantenere il risultato ottenuto”. La contenzione può essere effettuata tramite mascherina (in questo caso va tenuta di notte), o tramite splintaggio linguale, ovvero i denti vengono bloccati con una legatura fissa interna incollata tra i denti.

L’adulto, inoltre, può essere interessato da una malattia parodontale: “in tal caso va prima trattata questa, altrimenti c’è il rischio di perdere i denti”. Altra caratteristica dei pazienti in età adulta, infine, è che chiedono tutto e subito, e che molto spesso questo non è possibile: “ci sono tempi biologici che vanno rispettati, ma esistono oggi tecniche per accelerare la terapia ortodontica previa stimolazione chirurgica dell’osso.

Carbone attivo, perché sbianca i denti

Pubblicato il 16 Mag 2019 alle 6:40am

Il carbone attivo, detto anche carbone attivo o carbone attivato, è una sostanza naturale ottenuta dalla combustione senza fiamma di vari tipi di legno e da ulteriori trattamenti che ne aumentano la superficie assorbente. Gli effetti benefici del carbone attivo per l’organismo sono svariati ma il più importante, è senza ombra di dubbio, quello disintossicante. Il carbone vegetale attivo è infatti un disintossicante naturale in grado di assorbire le tossine presenti nell’organismo ed eliminarle poi in maniera naturale.

Attualmente in commercio troviamo il carbone vegetale in pane, pasta, pizza, mozzarella e chi più ne ha più ne metta.

Data la sua capacità di assorbire le tossine e le sostanze chimiche, è in grado di eliminare le macchie dai denti ed è considerato un rimedio naturale per migliorare i disturbi alle gengive ed equilibrare la flora batterica del cavo orale.

Utilizzare il carbone attivo è molto semplice. Un po’ come si fa con il bicarbonato. Dopo aver bagnato lo spazzolino, basterà prendere una piccola porzione di polvere e spazzolare delicatamente denti fino a ricoprirli completamente di carbone. Lasciate agire per qualche minuto per poi risciacquare la bocca, eliminando completamente tutti i residui. Dato che il carbone è in grado di assorbire gli elementi che compongono le macchie sui denti, i primi risultati dovrebbero essere visibili sin da subito, dalle prime applicazioni.

Dove comprarlo Il carbone attivo è molto facile da acquistare: lo si trova in farmacia e nelle erboristerie, nei negozi di prodotti naturali e negli e-commerce online. In genere si trova in formato polvere o sotto forma di capsule, ma qualche volta ci sono anche dentifrici che lo contengono.

Tabacco riscaldato, fa meno male alla salute orale

Pubblicato il 11 Apr 2019 alle 12:23pm

Nel corso del XXIII Congresso nazionale di Cenacolo Odontostomatologico italiano Associazione italiana di Odontoiatria generale, tenutosi a Bologna e dedicato quest’anno a “Odontoiatria e medicina: ricerca e pratica clinica” il vicepresidente di COI-AIOG, dottor Gian Paolo Avanzini, è entrato nel merito della questione del tabacco riscaldato e della salute orale: “Il fumo, oltre che per il corpo dove sappiamo che è la prima causa di morte, è letale per la bocca – ha spiegato lo specialista a Askanews – nel senso che produce decolorazione e soprattutto surriscaldamento”.

Abolendo l’elemento della combustione, si sarebbe riscontrato un netto un miglioramento complessivo della salute della bocca, e non solo a livello clinico. Tra i relatori il biologo Filippo Zanetti, che ha presentato uno studio sui nuovi dispositivi che non bruciano il tabacco rispetto alle sigarette tradizionali che ha spiegato “Oggi abbiamo presentato i nostri risultati su studi di laboratorio sulla salute orale. Abbiamo utilizzato delle cellule umane per verificare gli effetti di questi nuovi prodotti a riscaldamento del tabacco, rispetto a quelli della sigaretta tradizionale. Abbiamo così potuto osservare che c’è una diminuzione del danno, sia a livello di tossicità, sia a livello di infiammazione rispetto alla sigaretta tradizionale”. “I nostri studi – ha aggiunto Zanetti – confermano che anche a livello estetico, per quello che riguarda le discromie e la colorazione dei denti, abbiamo ottenuto dei risultati molto incoraggianti: sia i prodotti a riscaldamento del tabacco sia i vapori da sigaretta elettronica producono una minore colorazione dei denti rispetto al fumo di sigaretta”.

Denti troppo lunghi per 1 giovane su 5: la chirurgia li può correggere

Pubblicato il 03 Apr 2019 alle 9:12am

Non tutti sanno che la chirurgia plastica può migliorare anche il sorriso, intervenendo sulle gengive che si sono ritirate troppo. Il dente che assume la caratteristica forma allungata poiché il tessuto gengivale lo ha lasciato troppo scoperto è un problema molto diffuso e che colpisce fino a un giovane su cinque. Le ultime novità in questo settore, che permettono di rendere l’intervento meno ‘fastidioso’, sono state tra i temi affrontati in occasione del 19/mo convegno della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (Sidp) che si è tenuto a Roma pochi giorni fa.

“La recessione gengivale – spiega Luca Landi, presidente eletto della SIdP – è un problema colpisce una fetta importante della popolazione, almeno l’80% degli over 65. Ma non risparmia i giovani: ne presenta almeno una il 20% dei giovani sotto i 30 anni e ben il 50% degli under 40”. I tessuti gengivali possono presentare queste alterazioni per cause diverse: “può dipendere da un tipo di tessuto gengivale particolarmente sottile, ma anche dall’abitudine di spazzolare i denti troppo vigorosamente con lo spazzolino”.

L’intervento di chirurgia plastica è ambulatoriale e in anestesia locale. Consiste nello spostamento del tessuto, che viene prelevato dal palato e innestato sulle gengive. Ma, prosegue Landi, “sta offrendo risultati promettenti anche l’utilizzo di materiali biologici innovativi per la medicina rigenerativa, che evitano il prelievo palatale, rendendo il trattamento ancora meno invasivo”. “E’ consigliabile, però – precisa l’esperto – farlo nei casi in cui l’estetica compromessa generi particolare insicurezza, ovvero quando i denti appaiono troppo allungati a causa della gengiva si ritrae. Oppure nei casi in cui vi sia ipersensibilità gengivale causata dal colletto lasciato scoperto. Ma anche, e soprattutto, – conclude Landi- qualora si debba affrontare una cura ortodontica per correggere l’affollamento dentale, così come nelle condizioni di parodontite che, se non trattate, possono portare a un peggioramento”.

Cosa sono gli allineatori ortodontici?

Pubblicato il 23 Mar 2019 alle 7:37am

Gli allineatori ortodontici sono una valida alternativa ai soliti e noti apparecchi ortodontici fissi. Grazie infatti ad un’avanzata elaborazione tecnologica solo invisibili, ma anche più igienici.

Oltre ad essere quasi invisibili, garantiscono la correzione della dentatura del paziente in tempi più ristretti e con senza effetti collaterali significativi. Inoltre la praticità e la versatilità degli allineatori ortodontici si riflette anche sulla possibilità di chi li indossa di mantenere una corretta igiene orale quotidiana, ma anche di godere del comfort e di un’aderenza ottimale, oltre che alla possibilità di poter essere indossati in completa autonomia.

Bracket e legature possono causare un aumento della placca, ostacolando l’aiuto dello spazzolino. Inoltre i punti di contatto tra apparecchio e smalto dentale sono zone a rischio per la formazione del tartaro, che tende a raccogliersi laddove setole o filo interdentale non riescono ad arrivare.

Gli ortodontici infatti possono essere temporaneamente rimossi dal paziente, permettendogli di prendersi cura a fondo della propria bocca e di svolgere quotidianamente le attività di profilassi, scoraggiando placca e tartaro e riducendo il rischio di carie e sanguinamento gengivale.

Gli allineatori ortodontici vengono realizzati grazie ad uno scanner, una fotografia laser dettagliata della dentatura, che riproduce – in tempo reale e in 3D – le caratteristiche dei denti e delle gengive. Sono delle mascherine che vengono numerate e sostituite di volta in volta a casa propria. L’ortodenzista presso il proprio studio valuta poi visita per visita il buon andamento dei risultati ottenuti.

Nel corso degli anni anche i costi si sono sensibilmente ridotti.