denti

Carbone attivo, perché sbianca i denti

Pubblicato il 16 Mag 2019 alle 6:40am

Il carbone attivo, detto anche carbone attivo o carbone attivato, è una sostanza naturale ottenuta dalla combustione senza fiamma di vari tipi di legno e da ulteriori trattamenti che ne aumentano la superficie assorbente. Gli effetti benefici del carbone attivo per l’organismo sono svariati ma il più importante, è senza ombra di dubbio, quello disintossicante. Il carbone vegetale attivo è infatti un disintossicante naturale in grado di assorbire le tossine presenti nell’organismo ed eliminarle poi in maniera naturale.

Attualmente in commercio troviamo il carbone vegetale in pane, pasta, pizza, mozzarella e chi più ne ha più ne metta.

Data la sua capacità di assorbire le tossine e le sostanze chimiche, è in grado di eliminare le macchie dai denti ed è considerato un rimedio naturale per migliorare i disturbi alle gengive ed equilibrare la flora batterica del cavo orale.

Utilizzare il carbone attivo è molto semplice. Un po’ come si fa con il bicarbonato. Dopo aver bagnato lo spazzolino, basterà prendere una piccola porzione di polvere e spazzolare delicatamente denti fino a ricoprirli completamente di carbone. Lasciate agire per qualche minuto per poi risciacquare la bocca, eliminando completamente tutti i residui. Dato che il carbone è in grado di assorbire gli elementi che compongono le macchie sui denti, i primi risultati dovrebbero essere visibili sin da subito, dalle prime applicazioni.

Dove comprarlo Il carbone attivo è molto facile da acquistare: lo si trova in farmacia e nelle erboristerie, nei negozi di prodotti naturali e negli e-commerce online. In genere si trova in formato polvere o sotto forma di capsule, ma qualche volta ci sono anche dentifrici che lo contengono.

Tabacco riscaldato, fa meno male alla salute orale

Pubblicato il 11 Apr 2019 alle 12:23pm

Nel corso del XXIII Congresso nazionale di Cenacolo Odontostomatologico italiano Associazione italiana di Odontoiatria generale, tenutosi a Bologna e dedicato quest’anno a “Odontoiatria e medicina: ricerca e pratica clinica” il vicepresidente di COI-AIOG, dottor Gian Paolo Avanzini, è entrato nel merito della questione del tabacco riscaldato e della salute orale: “Il fumo, oltre che per il corpo dove sappiamo che è la prima causa di morte, è letale per la bocca – ha spiegato lo specialista a Askanews – nel senso che produce decolorazione e soprattutto surriscaldamento”.

Abolendo l’elemento della combustione, si sarebbe riscontrato un netto un miglioramento complessivo della salute della bocca, e non solo a livello clinico. Tra i relatori il biologo Filippo Zanetti, che ha presentato uno studio sui nuovi dispositivi che non bruciano il tabacco rispetto alle sigarette tradizionali che ha spiegato “Oggi abbiamo presentato i nostri risultati su studi di laboratorio sulla salute orale. Abbiamo utilizzato delle cellule umane per verificare gli effetti di questi nuovi prodotti a riscaldamento del tabacco, rispetto a quelli della sigaretta tradizionale. Abbiamo così potuto osservare che c’è una diminuzione del danno, sia a livello di tossicità, sia a livello di infiammazione rispetto alla sigaretta tradizionale”. “I nostri studi – ha aggiunto Zanetti – confermano che anche a livello estetico, per quello che riguarda le discromie e la colorazione dei denti, abbiamo ottenuto dei risultati molto incoraggianti: sia i prodotti a riscaldamento del tabacco sia i vapori da sigaretta elettronica producono una minore colorazione dei denti rispetto al fumo di sigaretta”.

Denti troppo lunghi per 1 giovane su 5: la chirurgia li può correggere

Pubblicato il 03 Apr 2019 alle 9:12am

Non tutti sanno che la chirurgia plastica può migliorare anche il sorriso, intervenendo sulle gengive che si sono ritirate troppo. Il dente che assume la caratteristica forma allungata poiché il tessuto gengivale lo ha lasciato troppo scoperto è un problema molto diffuso e che colpisce fino a un giovane su cinque. Le ultime novità in questo settore, che permettono di rendere l’intervento meno ‘fastidioso’, sono state tra i temi affrontati in occasione del 19/mo convegno della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (Sidp) che si è tenuto a Roma pochi giorni fa.

“La recessione gengivale – spiega Luca Landi, presidente eletto della SIdP – è un problema colpisce una fetta importante della popolazione, almeno l’80% degli over 65. Ma non risparmia i giovani: ne presenta almeno una il 20% dei giovani sotto i 30 anni e ben il 50% degli under 40”. I tessuti gengivali possono presentare queste alterazioni per cause diverse: “può dipendere da un tipo di tessuto gengivale particolarmente sottile, ma anche dall’abitudine di spazzolare i denti troppo vigorosamente con lo spazzolino”.

L’intervento di chirurgia plastica è ambulatoriale e in anestesia locale. Consiste nello spostamento del tessuto, che viene prelevato dal palato e innestato sulle gengive. Ma, prosegue Landi, “sta offrendo risultati promettenti anche l’utilizzo di materiali biologici innovativi per la medicina rigenerativa, che evitano il prelievo palatale, rendendo il trattamento ancora meno invasivo”. “E’ consigliabile, però – precisa l’esperto – farlo nei casi in cui l’estetica compromessa generi particolare insicurezza, ovvero quando i denti appaiono troppo allungati a causa della gengiva si ritrae. Oppure nei casi in cui vi sia ipersensibilità gengivale causata dal colletto lasciato scoperto. Ma anche, e soprattutto, – conclude Landi- qualora si debba affrontare una cura ortodontica per correggere l’affollamento dentale, così come nelle condizioni di parodontite che, se non trattate, possono portare a un peggioramento”.

Cosa sono gli allineatori ortodontici?

Pubblicato il 23 Mar 2019 alle 7:37am

Gli allineatori ortodontici sono una valida alternativa ai soliti e noti apparecchi ortodontici fissi. Grazie infatti ad un’avanzata elaborazione tecnologica solo invisibili, ma anche più igienici.

Oltre ad essere quasi invisibili, garantiscono la correzione della dentatura del paziente in tempi più ristretti e con senza effetti collaterali significativi. Inoltre la praticità e la versatilità degli allineatori ortodontici si riflette anche sulla possibilità di chi li indossa di mantenere una corretta igiene orale quotidiana, ma anche di godere del comfort e di un’aderenza ottimale, oltre che alla possibilità di poter essere indossati in completa autonomia.

Bracket e legature possono causare un aumento della placca, ostacolando l’aiuto dello spazzolino. Inoltre i punti di contatto tra apparecchio e smalto dentale sono zone a rischio per la formazione del tartaro, che tende a raccogliersi laddove setole o filo interdentale non riescono ad arrivare.

Gli ortodontici infatti possono essere temporaneamente rimossi dal paziente, permettendogli di prendersi cura a fondo della propria bocca e di svolgere quotidianamente le attività di profilassi, scoraggiando placca e tartaro e riducendo il rischio di carie e sanguinamento gengivale.

Gli allineatori ortodontici vengono realizzati grazie ad uno scanner, una fotografia laser dettagliata della dentatura, che riproduce – in tempo reale e in 3D – le caratteristiche dei denti e delle gengive. Sono delle mascherine che vengono numerate e sostituite di volta in volta a casa propria. L’ortodenzista presso il proprio studio valuta poi visita per visita il buon andamento dei risultati ottenuti.

Nel corso degli anni anche i costi si sono sensibilmente ridotti.

Protesi dentali, essere certi della qualità

Pubblicato il 21 Apr 2018 alle 7:22am

Sono numerosi i casi di cronaca incentrati sui possibili rischi di protesi dentali fasulle, come quelli verificatisi di recente nel milanese e in provincia di Ascoli Piceno. Per questo motivo, l’Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica (Aiop) si è rivolta ai cittadini stilando un vero e proprio vademecum.

Chiedere sempre al dentista la Dichiarazione di conformità della protesi rilasciata dal laboratorio odontotecnico, un documento che, raccogli specifiche informazioni riguardanti il dispositivo impiantato, compresi i materiali utilizzati per la realizzazione (e le percentuali). In base alla normativa 93/42 CEE, l’odontotecnico è obbligato a rilasciare al dentista la Dichiarazione di conformità per ogni protesi che gli viene commissionata. L’odontoiatra, a sua volta, è tenuto a consegnare tale certificazione al malato, se quest’ultimo la richiede.

Opuscolo/guida realizzata da Aiop (scaricabile gratuitamente) dove gli esperti spiegano l’importanza di scegliere protesi di qualità. Anche se realizzate con i medesimi materiali, le percentuali dei diversi componenti possono essere differenti e incidere sui costi, la qualità e la durata del prodotto finale, oltre che sulla sua biocompatibilità. Per questo motivo, è bene diffidare delle protesi offerte a prezzi super economici, che potrebbero essere state realizzate con procedure o materiali non idonei. Ecco altri consigli.

• chiedere al dentista, prima della terapia, quali materiali intenda impiegare e quali possano essere i relativi pro e contro • informare il medico di eventuale allergie, in particolare al nichel • segnalare tempestivamente qualsiasi reazione avversa successiva all’applicazione. • dopo che la protesi è stata installata, chiedere al dentista suggerimenti su come eseguirne la pulizia e la manutenzione • accertarsi che le terapie vengano eseguite da un dentista regolarmente iscritto all’Albo e non da un odontotecnico • verificare la provenienza della protesi, facendo attenzione a quelle eseguite da laboratori in Paesi extra EU.

Denti uso spazzolino, igiene e sostituzione

Pubblicato il 09 Apr 2018 alle 6:59am

Gli spazzolini da denti vanno sempre puliti e igienizzati. I dentisti raccomandano sempre di non utilizzare lo stesso spazzolino da denti per più di tre settimane. Trascorso detto periodo, infatti, c’è l’assoluto e condiviso rischio che le spazzole non siano più funzionali come prima, e che quindi non vi sia più una corretta e adeguata prevenzione di carie ed igiene dentale. (altro…)

Russare mette a rischio la salute dello smalto dentale

Pubblicato il 03 Apr 2018 alle 7:42am

Chi russa o respira male durante la notte e mette a rischio lo smalto dei denti e facilitando la comparsa anche di carie. Pericolo ancora più presente nei bambini, visto che, nel sonno, molti di loro respirano a bocca aperta per colpa di frequenti raffreddori e allergie. A mettere in guardia su ciò è l’Accademia Italiana di Odontoiatria Conservativa e Restaurativa (Aic). “Il fisiologico pH del cavo orale cala in modo significativo portando ad un netto aumento dell’acidità della bocca. E un ambiente più acido favorisce l’erosione e l’indebolimento dello smalto, anticamera dello sviluppo della carie”, spiega Lorenzo Breschi, presidente Aic e professore ordinario di Odontoiatria Conservativa presso l’Università di Bologna. Secondo la letteratura scientifica, in chi russa e ha apnee notturne, precisa l’esperto, “il rischio di sviluppo della patologia cariosa aumenta di oltre il 37% rispetto ai soggetti che non soffrono di disturbi respiratori”.

Il meccanismo è semplice. Respirare a bocca aperta infatti “asciuga” il cavo orale”, facendo evaporare il sottile strato protettivo di saliva che, “grazie a enzimi antibatterici, anticorpi e sali minerali in essa contenuti assicura con il suo flusso regolare una buona detersione delle superfici dentali, il bilanciamento del pH e, di conseguenza, la rimineralizzazione dello smalto”. La saliva inoltre ha il compito importantissimo di contrastare i batteri. “La secchezza orale quindi contribuisce a far salire i livelli di acidità e altera la flora batterica, favorendo, oltre alle carie anche la comparsa di irritazioni, stomatiti, afte e infiammazioni gengivali”.

Risolvere i disturbi che compromettono una buona respirazione durante il sonno, sia negli adulti che nei bambini, è quindi “importantissimo per evitare conseguenze sulla salute orale”.

Parodontite: cellule staminali per la ricostruzione dei tessuti danneggiati

Pubblicato il 05 Mar 2018 alle 6:00am

Le cellule staminali dei denti possono essere impiegate per la ricostruzione dei tessuti danneggiati a causa della parodontite, una patologia – nota anche come piorrea – che porta sino alla perdita dei denti. Il parodonto, composto dall’osso alveolare, dalla gengiva, dal cemento della radice e dal legamento parodontale, è infatti l’insieme delle strutture che stabilizzano e bloccano i denti in bocca, che non sono impiantati nell’osso, ma bensì, ‘sospesi’ in una sorta di rete fatta di robustissime fibre.

I ricercatori italiani del Reparto di Parodontologia presso la CIR Dental School dell’Università di Torino hanno dimostrato, come attraverso la bioingegneria e le cellule staminali è possibile ricostruire i tessuti del parodonto onde evitare le conseguenze più gravi, come la perdita dei denti.

Coordinati dal professor Mario Aimetti, Presidente della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia, si sono concentrati sulle cellule staminali della polpa dentale (DPSC), ‘molto malleabili’ ai fini dei processi ricostruttivi. Ricavate dai denti stessi queste cellule possono essere fatte crescere in apposite impalcature di collagene riassorbenti, che una volta impiantate nella bocca dei pazienti permettono la ricostituzione dei tessuti danneggiati dalla parodontite.

Denti storti, allarme fai da te con mascherine trasparenti

Pubblicato il 26 Gen 2018 alle 9:07am

Basterebbe un breve test su Internet per acquistare un kit che prometterebbe di raddrizzare i denti, ‘saltando’ i costi, ma anche la sicurezza, legati ad una valutazione, diagnosi e a controlli periodici dal dentista specializzato in ortodonzia. Qualche foto e un’impronta si può fare anche in casa, seguendo le istruzioni, e l’apparecchio su ‘misura’ (in genere una serie di mascherine trasparenti per le diverse tappe della ‘cura’) arriva a domicilio. E’ la novità, non senza rischi per la salute, che si è diffusa negli Stati Uniti e sta raggiungendo anche l’Europa e il nostro Paese. (altro…)

Sbiancamento denti, in Italia è un business da un miliardo l’anno

Pubblicato il 11 Giu 2017 alle 6:38am

E’ boom di richieste per trattamenti di sbiancamento dentale, oggi pari a un terzo di tutti i trattamenti odontoiatrici estetici richiesti ai dentisti dai pazienti.

In Italia circa 120.000 persone chiedono un sorriso da star per un mercato in crescita del 15% ogni anno che muove 30 milioni di euro a cui si aggiunge il miliardo di euro per dentifrici, gel, strisce, collutori e altri schiarenti ‘fai da te’ scelti da un italiano su due.

I prodotti sono sicuri ma attenzione al pH: la normativa ISO 28399/2011 stabilisce che gli sbiancanti non devono avere un pH minore di 4 ma studi recenti mostrano che sbiancanti con pH inferiore a 5,5, cioè con pH acido, possono intaccare la parte dura del dente che si degrada e porta via lo smalto. Vietato inoltre intervenire sugli under 18, a meno che non ci siano particolari condizioni cliniche.

Oltre il 50% è insoddisfatto del colore dei propri denti, stando a dati pubblicati di recente sull’Italian Dental Journal. Così ogni anno in Italia, soprattutto a maggio-giugno, 120.000 persone si sottopongono a trattamenti nello studio dentistico o a casa sotto il controllo dell’odontoiatra.