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Scoperto l’interruttore genetico che blocca il dimagrimento e non fa bruciare grassi

Pubblicato il 25 Mag 2019 alle 7:36am

Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Genes and Development dal gruppo di ricerca dell’università dello Utah coordinato da Claudio Villanueva, è riuscito ad individuare l’interruttore genetico capace di bloccare la trasformazione del grasso ‘cattivo’, ossia il tessuto adiposo bianco, nel tessuto bruno che brucia i grassi. Un risultato questo molto importante, perché potrebbe divenire la nuova chiave per future cure anti-obesità e diabete. Una scoperta che toglierebbe un freno alla mancata perdita di peso.

Esistono infatti, tre tipi di cellule adipose coinvolte in questa operazione: le bianche, le più comuni e associate a malattie metaboliche come diabete e obesità; le brune, in grado di attivarsi in condizioni di freddo, bruciando e generando calore; ed infine le beige, legate a quelle bianche. Quelle brune e quelle beige contengono inoltre più mitocondri, vale a dire che grazie a queste centraline energetiche riescono a funzionare in modo più efficiente.

Già precedenti studi avevano visto come le cellule bianche possano trasformarsi in brune e beige, capaci di bruciare le calorie, se esposte allo stress del freddo. In questo modo, con il nuovo studio i ricercatori hanno trovato una soluzione per produrre molte più cellule bruciagrassi, identificando il gene chiamato Tle3, un interruttore molecolare che blocca la trasformazione delle cellule bianche negli altri due tipi.

“Se troviamo un modo per spegnere questo interruttore – commenta Villanueva – potremo sviluppare delle terapie per il diabete”. Nei topi i ricercatori hanno cancellato questo gene e messo gli animali in condizioni di freddo per diversi giorni, stimolandoli a sviluppare più cellule beige, in modo da capire l’impatto della perdita del gene Tle3.

Si è così visto che senza questo interruttore genetico, i topi usavano più cellule beige, consumando più energia e senza ingrassare in condizioni normali, e perdendo peso in condizioni di freddo.

Alzheimer, scoperta la causa

Pubblicato il 24 Mag 2019 alle 6:53am

E’ stato scoperto un meccanismo in grado di accelerare la morte delle cellule nervose nell’Alzheimer: il cervello perde più rapidamente le sequenze di Dna che modulano l’attività dei geni che lo mantengono giovane e nello stesso tempo viene accelerata l’attività dei geni coinvolti nella formazione delle placche, tossiche per i neuroni. Lo studio apre la strada a nuovi possibili strumenti di diagnosi e cure per combattere la malattia. Pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications dal gruppo dell’Istituto americano Van Andel è stato coordinato da Viviane Labrie.

I ricercatori hanno studiato delle sequenze di Dna che, a seconda dell’età e dei fattori ambientali, intensificano o abbassano l’attività di un gran numero di geni cerebrali. Confrontando questi interruttori che accendono e spengono i geni del cervello tra individui sani e malati di Alzheimer, osservando in questi ultimi, hanno scoperto una progressiva perdita di sequenze di Dna nei vari stadi della malattia.

“Il risultato è che le cellule nervose di chi è malato si comportano come se fossero più vecchie, diventando anche più vulnerabili all’Alzheimer”, dice Labrie. “Adesso che abbiamo una migliore comprensione dei fattori molecolari che portano alla malattia – conclude l’esperta – potremmo in futuro utilizzarli per individuare nuove possibili strategie terapeutiche”.

Contro l’obesità efficace la stimolazione magnetica transcranica

Pubblicato il 22 Mag 2019 alle 10:35am

Arriva la conferma definitiva. La stimolazione magnetica transcranica per la cura dei pazienti obesi è efficace e sicura. A dirlo uno studio tutto italiano.

La ricerca si deve ai ricercatori dell’IRCCS Policlinico San Donato, sotto la guida di Livio Luzi, responsabile dell’area di Endocrinologia e Malattie Metaboliche dell’ospedale e ordinario di Endocrinologia all’Università degli Studi di Milano.

La tecnica non invasiva. Il indossa una sorta di casco leggero che dà una sollecitazione elettromagnetica a differenti regioni del cervello. In precedenza, la stimolazione transcranica era stata utilizzata per combattere le emicranie resistenti, trattamenti farmacologici, depressioni maggiori, dipendenze e alcuni disturbi motori. Ora invece trova una nuova area di applicazione.

La sperimentazione condotta ha riguardato circa 50 pazienti, di cui 33 seguiti per oltre un anno. Sottoposti a 15 sedute di stimolazione, tre volte alla settimana, per 5 settimane. I risultati sono stati molto incoraggianti. Hanno perso in media l’8,4% del peso corporeo iniziale.

Cancro, la causa è nell’ambiente

Pubblicato il 22 Mag 2019 alle 6:30am

“Non ci si ammala di cancro per caso o sfortuna”. A confermarlo un nuovo studio scientifico, condotto da ricercatori italiani e pubblicato su Nature Genetics, che mostra come sia possibile rintracciare le cause della malattia nell’ambiente e nelle traslocazioni cromosomiche. (altro…)

Nei broccoli la chiave per mettere ko i tumori

Pubblicato il 18 Mag 2019 alle 12:05pm

Per mettere a tappeto il cancro e risvegliare il PTEN, uno dei principali “guardiani” delle cellule che normalmente protegge il corpo dai tumori ma che, in molti casi, può non funzione a dovere, diventando lui stesso il cavallo di Troia per diverse malattie oncologiche, basterà sfruttare l’azione dell’indolo-3-carbinolo (I3C), un composto naturale che si trova in alcune verdure presenti sulle nostre tavole, come broccoli, cavoli, cavolfiori e cavolini di Bruxelles.

La scoperta è stata pubblicata su Science e viene dagli Usa ma anche se ha la firma tutta italiana. Il primo autore dello studio è infatti Pier Paolo Pandolfi, genetista italiano che dirige il Cancer Center e del Cancer Research Institute del Beth Israel Deaconess Medical Center (Bidmc) della Harvard Medical School di Boston (Usa).

Per arrivare a tale conclusione il team di ricercatori ha utilizzato diversi campioni di cellule umane e modelli animali – topi – grazie ai quali è riuscito a identificare gli attori in gioco in questo processo molecolare: “Abbiamo trovato il modo di riattivare PTEN, il Titano della soppressione tumorale, andando a bloccare la molecola WWP1, cioè l’interruttore che tiene PTEN spento, con il composto presente nei broccoli”, spiega Pandolfi.

Una strategia molto promettente che permetterebbe di ampliare le opzioni preventive e terapeutiche contro il cancro.

Fame nervosa, come combatterla

Pubblicato il 18 Mag 2019 alle 8:15am

Se si è stanchi e arrabbiati, molto spesso si finisce col consolarsi con patatine fritte, pop corn, salatini, e altre cose ricche di sale, o addirittura snack food, caramelle, e leccornie varie. (altro…)

Ansia e rabbia, un aiuto da chat e app, parola di esperti

Pubblicato il 17 Mag 2019 alle 6:41am

Otto ragazzi su 10 hanno problemi psicologici, più o meno gravi. E meno di uno su 10 si dice disponibile a parlarne con un medico specialista che possa aiutarli a superarli. (altro…)

Memoria, una sola sezione di attività fisica la allena

Pubblicato il 02 Mag 2019 alle 8:56am

Mentre si studia facendo attività fisica moderata è possibile anche allenare la memoria e ricordare e assimilare argomenti trattati più in fretta. Parola di esperti. Tale tecnica, secondo un recente studio, aiuterebbe molto a memorizzare meglio gli argomenti trattati. Il meccanismo viene illustrato sul Journal of the International Neuropsychological Society, testato sugli anziani, ma che potrebbe essere molto utile anche per la memoria dei ragazzi, coloro che sono alle prese con lo studio per i prossimi esami di stato e prove invalsi da fare.

E’ già dimostrata da tempo, infatti, l’efficacia dell’attività fisica moderata e regolare sull’aumento del volume dell’ippocampo e come protezione dal declino della memoria correlato all’età. Il nuovo studio però, si concentra, ora, sull’esercizio estemporaneo e intenso.

I ricercatori dell’Università del Maryland hanno misurato, con una risonanza magnetica funzionale, l’attività cerebrale di persone sane di età compresa tra 55 e gli 85 anni, chiedendo loro di ricordare una serie nomi famosi e non, azione questa che avrebbe permesso loro di attivare una rete neurale relativa alla memoria semantica, nota anche per il deterioramento con il passare del tempo. Questa misurazione è stata effettuata sia dopo 30 minuti dallo svolgimento di una sessione di esercizio moderatamente intenso su una cyclette, che in un giorno a riposo. Esaminando l’attività cerebrale in 4 aree della corteccia (incluso l’ippocampo, che viene attaccato per primo dall’Alzheimer), gli scienziati hanno notato che questa, mentre i partecipanti ricordavano i nomi, era “significativamente maggiore” dopo l’esercizio fisico rispetto a quando veniva misurata dopo il riposo. “Come un muscolo si adatta all’uso ripetuto, singole sessioni di esercizio possono modificare le reti neurali cognitive” portando così ad “un accesso più efficiente ai ricordi”, commenta l’autore principale dello studio, Carson Smith.

Ministero della salute, pronto Piano per tecnologia Car-T in Italia, nuova arma contro i tumori. Stanziati fondi

Pubblicato il 30 Apr 2019 alle 6:00am

E’ pronto il Piano per lo sviluppo in Italia della tecnologia Car-T mirata per il trattamento dei tumori. Un progetto che è stato inviato alla commissione Cultura della Camera e che dovrà essere esaminato prima ancora che si diventi operativo.

Un documento, che è stato messo a punto da un gruppo di ospedali e Istituti di ricerca individuati dal ministero della Salute, che doveva essere inviato alla commissione Cultura entro il 30 aprile 2019, come stabilito da un ordine del giorno della Camera dei deputati dello scorso dicembre. La tecnica denominata Car-T consiste nel manipolare geneticamente le cellule del sistema immunitario, i linfociti, per renderle capaci di riconoscere e attaccare il tumore.

Il Parlamento ha stanziato per questo ambizioso progetto 5 milioni di euro per l’anno 2019 ma, ne serviranno ora altri 5 milioni per la medesima finalità della legge 17 dicembre 2018, n. 136.

La Camera dei Deputati, con l’Ordine del giorno del 30 dicembre scorso, ha delineato il complessivo percorso attuativo, impegnando il Governo ad assumere una serie di iniziative. Lo stesso ordine del giorno indicava come componenti del gruppo per la definizione del progetto di fattibilità rappresentanti dell’Ospedale S. Gerardo-Fondazione Tettamanti di Monza, della società Molmed e dell’Istituto di Biostrutture e Bioimmagini del CNR di Napoli, nonché gli IRCCS della Rete oncologica ed anche l’Ospedale pediatrico bambino Gesù di Roma e l’Ospedale San Raffaele di Milano.

La povertà lascia un segno nel dna

Pubblicato il 08 Apr 2019 alle 11:24am

La povertà può lasciare un segno nel dna delle persone, parola di esperti. Può attraversare generazioni e colpire non solo riducendo le possibilità dei figli di chi vive in condizioni economiche difficili. L’impatto è davvero profondo, raggiunge anche il Dna. A suggerirlo uno studio scientifico secondo cui la povertà lascia un segno sui geni. Un’eredità genetica pesante, la ‘memoria’ di ristrettezze e privazioni scritta nel nostro corpo. Una scoperta descritta dagli autori – un team della statunitense Northwestern University – che si inserisce in un ricco filone di ricerca sugli effetti di ricchezza e povertà sulla salute, ma gli esperti vanno oltre. A caccia di tracce nel codice della vita. (altro…)