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Come risolvere i problemi di insonnia

Pubblicato il 04 Feb 2018 alle 8:52pm

Secondo uno studio recente, pubblicato sul Journal of Experimental Psychology, chi soffre di insonnia è vittima di una forma di ansia più o meno marcata. Per questo motivo alcuni scienziati hanno pensato di aiutare i soggetti che facevano fatica ad addormentarsi proponendo loro una sorta di gioco. Un foglio, una penna e 5 minuti di tempo per scrivere le loro preoccupazioni.

Durante l’esperimento i ricercatori hanno chiesto a 56 giovani adulti sani – di età compresa fra i 18 e i 35 anni – di scrivere su un foglio tutto ciò che in quel momento li preoccupava. Ad alcuni di loro, veniva anche chiesto di scrivere cose attinenti la famiglia e ciò che li spaventava da sempre.

Altre persone dovevano anche scrivere i compiti che avrebbero dovuto e potuto svolgere in un prossimo futuro. Mentre altri dovevano fare l’opposto: riportare su un foglio ciò che avevano fatto durante tutta la giornata.

Ebbene, gli esperti hanno fatto partecipare queste persone ad un laboratorio di sonno controllato.

Dai risultati ottenuti hanno scoperto che le persone che avevano scritto nero su bianco tutto ciò che avrebbero dovuto fare a breve erano riusciti ad addormentarsi molto prima degli altri. I ricercatori hanno capito allora che i lavori incompleti sono quelli che possono disturbare il nostro sonno e darci preoccupazione.

In questo caso, invece, i partecipanti hanno affidato a un foglio di carta l’arduo compito di ricordare. In tal modo la loro mente era più libera, svuotata e potevano riuscire a prendere sonno.

Per questo motivo, i ricercatori, consigliano, per migliorare il nostro sonno, se siamo preoccupati per qualcuno o qualcosa, di svuotare il cervello trasferendo il nostro fardello di impegni, paure e problemi su un semplice foglio di carta.

Provare per credere!

Cibi fast food, per il corpo paragonabili all’infezione batterica

Pubblicato il 04 Feb 2018 alle 8:30pm

Patatine, fritti, dolci e panini, e tutto lo street foood in generale, finisce sotto la lente di ingrandimento di uno studio condotto dall’Università di Bonn, che spiega che il sistema immunitario reagisce a una dieta ad alto contenuto di grassi e calorie proprio come avviene per un’infezione batterica. Ma non solo: spiegano gli esperti, il cibo fast food rende alla lunga le difese dell’organismo più aggressive. Anche dopo diverso tempo dopo la ‘conversione’ ad una dieta sana, infatti, l’infiammazione che ne deriva dalla stimolazione immunitaria innata è più pronunciata. (altro…)

Tumori: scoperto mix di farmaci che nei topi li blocca e li cancella

Pubblicato il 02 Feb 2018 alle 8:36am

Sono stati fatti due esperimenti molto incoraggianti sui tumori, in Italia e negli Stati Uniti, che sono riusciti a ridurre e in alcuni casi a cancellare diverse forme di tumore nei topi utilizzando semplicemente, un mix di farmaci, alcuni dei quali già approvati per l’uso sull’uomo. La strada per trasformare questi risultati in cure è ancora lontana, ma è sicuramente un passo in avanti molto incoraggiante. Entrambe le ricerche sono state pubblicate sulla rivista scientifica Science Translational Medicine.

“Viviamo un momento speciale, in cui la ricerca sta moltiplicando gli ‘arnesi’ nella ‘scatola degli attrezzi’ per la lotta al cancro”, ha dichiarato Bruno Amati, del dipartimento di Oncologia sperimentale dell’Istituyto Europeo di Oncologia (Ieo) che ha guidato lo studio italiano, condotto in collaborazione con l’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit).

Lo studio italiano ha utilizzato il mix basato sull’antibiotico tigeciclina, usato in precedenza per curare le infezioni complicate della cute, e il farmaco antitumorale venetoclax, indicato per la leucemia linfatica cronica, su topi con una forma di linfoma umano, quello ‘a cellule B’, arrestando la progressione del tumore e in alcuni casi eliminandolo del tutto.

Lo studio americano si è basato sulla immunoterapia dei tumori, il suo obiettivo è quello di risvegliare le cellule del sistema immunitario che il tumore rende dormienti. Il gruppo dell’Università di Stanford guidato da Ronald Levy, ha sperimentato con successo, sempre sui topi, che l’iniezione diretta nel sito del tumore delle tue sostanze che stimolano il sistema immunitario, può eliminare ogni traccia di cancro, comprese le metastasi distanti e non trattate.

Mangiare insetti, provoca disgusto ma sono molto digeribili

Pubblicato il 31 Gen 2018 alle 8:09am

In Italia il Ministero della Salute non ha ancora dato l’ok alla produzione e al consumo di insetti, per fini alimentari, quindi nessun locale italiano, almeno per il momento, può servire grilli, cavallette, vermi, scarafaggi, scorpioni, ecc. Eppure, nel mondo sono oltre due miliardi le persone che li consumano. (altro…)

Creato il primo muscolo in provetta

Pubblicato il 14 Gen 2018 alle 8:27am

E’ la prima volta che è stato coltivato in vitro un abbozzo di muscolo scheletrico partendo dalle cellule della pelle riprogrammate. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications.

Un traguardo molto importante per la scienza, e non solo, grazie alle staminali pluripotenti indotte da cellule ancora ‘bambine’ alla loro estrema versatilità, gli scienziati hanno scoperto che sono riuscite a dare origine a diversi tipi di tessuti.

Un ‘muscolo in provetta’ che potrebbe essere usato come modello per lo studio di malattie come la distrofia muscolare di Duchenne.

I ricercatori della Duke University, coordinati da Nenad Bursac, sono partiti da cellule adulte della pelle riportando indietro le lancette degli orologi, e decidendo di riprogrammarle facendole tornare staminali.

Successivamente, le hanno poi coltivate dando loro le istruzioni per trasformarsi in fibre muscolari.

Bacia sconosciuto sulla Tour Eiffel e lo trova grazie al web

Pubblicato il 12 Gen 2018 alle 6:39am

“Aiutatemi a trovarlo”: questo l’accorato appello di Juliana Corrales, 18enne americana residente in California, che ha pubblicato su Twitter il video in cui bacia un ragazzo sconosciuto in cima alla Tour Eiffel, chiedendo agli utenti di aiutarla a cercarlo. (altro…)

Coppia di coniugi ricercatori, lui beneventano, lei barese, scoprono «il motore dei tumori»

Pubblicato il 04 Gen 2018 alle 11:55am

Il ricercatore beneventano Antonio Iavarone e la ricercatrice barese Anna Lasorella sono gli artefici di una scoperta sensazionale. La coppia, unita anche nella vita ha scoperto il ‘motore dei tumori‘. «Abbiamo identificato come funziona un’importante alterazione genetica che causa una consistente percentuale di parecchi cancri, fra cui il glioblastoma, il più aggressivo e letale di quelli al cervello — dice Iavarone – e grazie a questa scoperta stiamo sperimentando terapie “di precisione” per bloccare lo sviluppo dei tumori». I risultati di questo studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature . «È un lavoro che va avanti da anni — racconta Iavarone — frutto di una serie complessa di tecniche, come l’analisi dei Big Data: lo studio delle sequenze genetiche dei tumori, catalogati dal progetto americano The Cancer Genome Atlas (Tcga) di cui sono coordinatore per i tumori al cervello». A scandagliare e interpretare l’enorme massa di informazioni ottenute dal Tcga hanno contribuito anche due ricercatori dell’Università del Sannio a Benevento, Michele Ceccarelli e Stefano Pagnotta. «Sono due matematici statistici, che spesso trascorrono periodi di ricerca nei nostri laboratori alla Columbia a New York, dove lavorano altri 5 italiani su un totale di una ventina di ricercatori», aggiunge Iavarone.

Tumori endocrini multipli: l’importanza del test alla nascita per scoprirli appena possibile

Pubblicato il 01 Gen 2018 alle 9:01am

Si chiamano neoplasie endocrine multiple (MEN) e sono malattie definite geneticamente rare e molto complesse, che vengono suddivise in due gruppi, MEN1 e MEN2.

«Nella sindrome MEN1, i tumori hanno origine prevalentemente nei tessuti endocrini di paratiroidi, pancreas-endocrino e ipofisi, mentre la sindrome MEN2 coinvolge la tiroide e le ghiandole surrenali — spiega Maria Luisa Brandi, professore ordinario di endocrinologia all’Università di Firenze, luminare a livello internazionale in questo campo —– . Si tratta, in entrambi i casi, di patologie che sono trasmesse dai genitori, per cui i figli hanno il 50% di probabilità di ereditare la malattia se uno dei genitori è ammalato».

In un studio, pubblicato di recente, sulla rivista scientifica Endocrine, un gruppo di ricerca dell’Università di Firenze, che da 30 anni si occupano di MEN1 sotto la guida della professoressa Brandi, ha evidenziato il ruolo fondamentale della diagnosi precoce per queste neoplasie.

«Nella MEN1 sappiamo che l’espressione della malattia non avviene subito alla nascita, ma dobbiamo in genere attendere alcuni anni — ha precisato l’esperta Luisa Brandi — . Il bambino alla nascita non presenta alcun problema endocrinologico, ma coloro che ereditano il gene malato da un genitore hanno una probabilità altissima di sviluppare la malattia tumorale nel corso del tempo, anche se non siamo in grado di determinare quale espressione questa assumerà».

«La raccomandazione che facciamo è quella di effettuare la diagnosi genetica subito dopo la nascita, o tutt’al più nel primo anno di vita del neonato — sottolinea la Brandi — . Perché, individuare immediatamente se il piccolo è portatore del gene mutato, significa poterlo seguire attentamente fin dai primi anni di vita controlli periodici, e intervenire farmacologicamente o con la chirurgia di prevenzione. Oggi – prosegue l’endocrinologa — la sindrome MEN è stata riconosciuta malattia rara (coi nuovi Livelli essenziali di assistenza entrati in vigore a marzo scorso, ndr): per i pazienti significa avere un codice di esenzione per farmaci, visite ed esami e accedere a percorsi diagnostico-terapeutici sostenuti dal Servizio sanitario nazionale. Nel nostro Paese esistono molti centri di riferimento che si occupano di queste malattie, distribuiti sull’intero territorio nazionale».

Utilizzo di nanoparticelle d’oro per sconfiggere i virus

Pubblicato il 21 Dic 2017 alle 6:10am

Arriva una nuova arma per combattere i virus: arrivano le nanoparticelle d’oro. All’ospedale San Luigi i ricercatori dell’Universita’ di Torino e dell’Ecole Polytechnique Federale de Lausanne sono riusciti a creare delle nanoparticelle non tossiche che esercitano una pressione locale sulla particella virale fino a causarne la distruzione. (altro…)

Parkinson, scoperti i meccanismi molecolari che lo causano

Pubblicato il 17 Dic 2017 alle 8:00am

E’ stato descritto sulla rivista scientifica Science, il meccanismo con il quale alcuni piccoli aggregati proteici riescono ad attaccare le cellule nervose nel morbo di Parkinson. (altro…)