All’ospedale Don Uva di Foggia si sono verificati ben sei casi di scabbia. Il modulo C, dove sono stati esaminati i pazienti, è stato isolato allo scopo di mettere in atto tutte le procedure di profilassi.

«La situazione è estremamente circoscritta e sotto controllo – spiegano gli esperti di Universo Salute a l’Immediato – ma il fatto in sé non è certo un fatto allarmante. La scabbia guarisce più velocemente e facilmente di un banale raffreddore: basta un trattamento di tre giorni con una pomata, il benzoato di benzile al 20 %».

«Nel caso specifico per evitare eventuali contagi, Universo Salute ha immediatamente allertato l’Asl e attivato il protocollo che prevede due cicli di trattamento farmacologico con applicazione locale, il trattamento di pazienti contigui, l’isolamento delle persone contagiate, il cambio dei materassi, il continuo cambio delle lenzuola, l’uso di materiale usa e getta, l’adozione di guanti, mascherine e divise monouso per i dipendenti e un potenziamento delle misure di igiene. Essendo state sottoposte a contagio 6 persone non a contatto diretto tra di loro, la verosimile infezione potrebbe essere stata portata all’interno dall’esterno da una delle badanti che prima del nostro ingresso e del loro immediato allontanamento, si occupavano privatamente dell’igiene di più pazienti».

«Contrariamente a quanto si possa pensare – si legge su FoggiaToday – anche a causa di una certa campagna di informazione distorta, i casi di scabbia possono verificarsi molto di frequente, all’interno di una collettività. Non a caso è una delle tre malattie della pelle più comuni nei bambini», continua Universo Salute. Il contagio, quindi, non è avvenuto a causa di una scarsa igiene della struttura sanitaria come molti hanno ipotizzato. «Chi ha veicolato una notizia del genere, ha solo voluto gettare discredito su di noi. Il contagio può essere avvenuto in tanti modi. Tuttavia, bastano pochi trattamenti con delle pomate specifiche per debellarla, è più complicato curare un raffreddore. E’ un po’ come per i pidocchi: un bambino seppur pulito può averli. Non è, dunque, il caso di parlare di allarme scabbia».

Cos’è la scabbia?
La scabbia è una patologia dermatologica particolarmente contagiosa, oggi decisamente meno diffusa in Italia rispetto a qualche secolo fa. E’ causata dalla presenza di un particolare acaro denominato Sarcoptes scabiei hominis. Il nome della patologia deriva dal latino scabere che significa grattare. Infatti, tale patologia della pelle, provoca un intenso prurito.

Sintomi della scabbia
La femmina adulta dell’acaro quando trova terreno fertile risiede nella superficie della nostra pelle scavando una sorta di galleria dove deposita, ogni giorno, alcune uova. Le quali, si schiudono nel giro di una settimana dando vita a nuove larve che, una volta giunte a maturità, si accoppiano. Per scavare tutte queste tane, il piccolo acaro deve secernere sostanze cheratolitiche che, insieme ad altri composti, provocano un’infiammazione e un intenso prurito. Specie durante la notte. A tutto ciò si aggiunge anche un eritema papuloso con chiazzette rosse in rilievo.

Incubazione scabbia
Il periodo di incubazione della scabbia è di circa un mese. Ma se si verifica una riacutizzazione del fenomeno, potrebbe richiedere anche meno tempo. La patologia si trasmette da un individuo all’altro a seguito del contatto stretto e prolungato.

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