attività fisica

Alzheimer: ecco quanti passi bisogna fare al giorno per prevenire declino cognitivo

Pubblicato il 21 Lug 2019 alle 7:56am

L’attivita fisica quotidiana protegge dal declino cognitivo e dall’Alzheimer: lo dice una nuova ricerca. Basterebbero meno dei 8.900 passi al giorno, infatti, meno della soglia dei 10 mila (circa 7 km) che molte persone si prefissano usando le ‘app’ o i contapassi del proprio smartphone. Lo ha scoperto uno studio del Massachusetts General Hospital (Mgh) con un articolo pubblicato sul ‘Jama Neurology’.

Il team di scienziati ha anche sottolineato come la riduzione dei fattori di rischio vascolare può offrire una protezione aggiuntiva contro l’Alzheimer e ritardare così la progressione della malattia. I risultati di questo studio saranno presentati all’Alzheimer’s Association International Conference (Aaic) che si svolgerà a Los Angeles.

Lo studio in questione è uno dei primi a dimostrare gli effetti benefici dell’attività fisica nella fase pre-clinica della malattia, quando c’è ancora la possibilità di intervenire prima dell’inizio della perdita sostanziale di neuroni e della compromissione clinica. “Uno dei risultati più sorprendenti del nostro lavoro è che una maggiore attività fisica non solo sembra avere effetti positivi sul rallentamento del declino cognitivo, ma anche sul rallentamento della perdita nel tempo di tessuto cerebrale in persone normali che avevano alti livelli della placca amiloide nel cervello“, evidenzia Jasmeer Chhatwal, uno degli autori dello studio.

Alla ricerca hanno partecipato 182 persone in buone condizioni fisiche, alcuni avevano però un alto rischio di declino cognitivo con un precoce accumulo della proteina beta-amiloide, spia di un possibile inizio di Alzheimer. Il gruppo aveva dei pedometri posizionati sull’anca per contare il numero di passi fatti durante la giornata. “Gli effetti ‘scudo’ dell’attività fisica sono stati osservati anche a livelli modesti di camminate, ma i più importanti sono stati evidenziati a quota 8.900 passi“, ha osservato Reisa Sperling, direttore del Center for Alzheimer’s Research and Treatment, Brigham and Women’s Hospital and Massachusetts General Hospital.

CrossFit, che cos’è e quanto ci fa dimagrire

Pubblicato il 05 Lug 2019 alle 6:03am

Il CrossFit è un sistema di allenamento che aiuta a tonificare il corpo e a migliorare la sensibilità insulinica. Nato negli anni ’70 grazie a Greg Glassman, negli ultimi dieci anni è diventato molto diffuso in tutto il Mondo, anche grazie all’apertura del primo box in California.

Il programma di rafforzamento e condizionamento fisico, prevede movimenti funzionali ad altissima intensità.

Se si vuole analizzare il nome, “Cross” richiama l’unione tra più discipline, i movimenti funzionali del CrossFit si rifanno alla corsa, al sollevamento pesi, alla boxe, agli esercizi a corpo libero, al salto con la corda, all’utilizzo del kettlebell.

Le lezioni iniziano con una fase di riscaldamento a terra, coinvolgendo tutto l’organismo. Durata 15/60 minuti. Dopo di che dopo il primo step la lezione continua con gli esercizi con un livello d’intensità alta. Le opzioni sono diverse: swing (consiste tenere le gambe divaricate), kettlebell (in mezzo sollevato con entrambi le mani), squat, salto con la corda, flessioni. Alla fine è previsto un processo di defaticamento con degli esercizi di stretching.

Praticando il CrossFit si dimagrisce molto e si modella il corpo. Questo avviene grazie all’ossidazione lipidica. E’ però controindicato per chi soffre di cardiopatie anche lievi, artrosi o donne in stato di gravidanza.

Attività fisica riduce disturbi mentali e consumo di farmaci

Pubblicato il 28 Mag 2019 alle 11:16am

Molti disturbi mentali possono migliorare grazie attività fisica. Parola di esperti. Fare esercizio fisico, significa alleviare significativamente i sintomi dei pazienti e ridurre il ricorso ai medicinali, oltre che al tempo di ricovero. A sostenere tali benefici è uno studio pubblicato su Global Advances in Health and Medicine da ricercatori della University of Vermont.

“L’esercizio non è mai stato considerato una vera e propria opzione terapeutica”, ha spiegato David Tomasi, autore principale dello studio. “Ma ora sappiamo che è così efficace da poter diventare importante quanto l’intervento farmacologico.” Come spiegano i ricercatori, infatti, la prescrizione di medicinali psicotropi è la prima cosa a cui molti medici ricorrono nella speranza di alleviare i sintomi dei pazienti. Mentre i rimedi non farmacologici, come esercizio fisico, non vengono molto spesso presi in considerazione.

Tomasi e il suo team hanno fatto costruire una nuova palestra a posta nel reparto psichiatrico del Medical Centre della University of Vermont. I ricercatori hanno poi chiesto a circa 100 pazienti, ricoverati per una serie di patologie tra cui disturbo bipolare, depressione, ansia e schizofrenia, di includere nei loro piani terapeutici alcune sessioni di allenamento da 60 minuti, quattro volte a settimana, oltre a cambiamenti alimentari. Le sessioni di attività fisica includevano esercizi cardiovascolari, da pesi a stretching, a cyclette. Ai partecipanti è stato poi chiesto di compilare, sia all’inizio che alla fine dello studio, alcuni questionari riguardanti i livelli di autostima e di umore e da lì si è scoperto che fare attività fisica abbassava i livelli di rabbia, ansia e depressione, e portava queste persone ad avere una maggior sicurezza e stima in se stesse.

Mangiare poco non fa dimagrire

Pubblicato il 12 Mag 2019 alle 6:32am

Se volete dimagrire dovete evitare di mangiare poco e in modo troppo restrittivo, parola di esperti.

Diete troppo rigide, dicono gli esperti in nutrizione, favoriscono un accumulo di chili in eccesso e centimetri di troppo in più aree del corpo. Il quale rimane a corto di energia e tende a conservare le riserve di grasso accumulato e a bruciare così meno calorie, rallentando il metabolismo, meccanismo questo, che poi traduce di conseguenza il cibo in energia.

Pertanto, è meglio evitare di concentrarsi su regimi alimentari troppo ferrei escludendo intere categorie di alimenti o prevedendo una riduzione calorica troppo prolungata ed esagerata.

L’effetto a fisarmonica o a yo-yo, causa anche problemi di inestetismi cutanei, lassità, per perdita di chili troppo in fretta.

Per mantenere attivo il metabolismo e far sì che l’organismo non rimanga a corto di energia, “carburante” e bruci meno calorie, la soluzione ideale è quella di conseguire una dieta sana ed equilibrata, che comprenda i benefici scaturenti dai tre pasti principali e alimenti macro come grassi, proteine, carboidrati, vitamine e sali minerali, nelle giuste quantità.

Fare una adeguata attività fisica, o proprio se non si può mantenersi in forma muovendosi. Perché la sedentarietà è il nemico numero uno della linea. Sì dunque a lunghe passeggiate all’aria aperta, a bicicletta, corsa, nuoto, stepper, spinning, pilates, e chi più ne ha ne metta.

Bisogna poi evitare di saltare i tre pasti principali e gli spuntini di metà mattina e di metà pomeriggio.

In questo modo il metabolismo rimane sempre attivo e il senso di sazietà, essenziale per tenersi a dovuta distanza da abbuffate, e cibi mangiati di fretta con incredibile voracità.

Memoria, una sola sezione di attività fisica la allena

Pubblicato il 02 Mag 2019 alle 8:56am

Mentre si studia facendo attività fisica moderata è possibile anche allenare la memoria e ricordare e assimilare argomenti trattati più in fretta. Parola di esperti. Tale tecnica, secondo un recente studio, aiuterebbe molto a memorizzare meglio gli argomenti trattati. Il meccanismo viene illustrato sul Journal of the International Neuropsychological Society, testato sugli anziani, ma che potrebbe essere molto utile anche per la memoria dei ragazzi, coloro che sono alle prese con lo studio per i prossimi esami di stato e prove invalsi da fare.

E’ già dimostrata da tempo, infatti, l’efficacia dell’attività fisica moderata e regolare sull’aumento del volume dell’ippocampo e come protezione dal declino della memoria correlato all’età. Il nuovo studio però, si concentra, ora, sull’esercizio estemporaneo e intenso.

I ricercatori dell’Università del Maryland hanno misurato, con una risonanza magnetica funzionale, l’attività cerebrale di persone sane di età compresa tra 55 e gli 85 anni, chiedendo loro di ricordare una serie nomi famosi e non, azione questa che avrebbe permesso loro di attivare una rete neurale relativa alla memoria semantica, nota anche per il deterioramento con il passare del tempo. Questa misurazione è stata effettuata sia dopo 30 minuti dallo svolgimento di una sessione di esercizio moderatamente intenso su una cyclette, che in un giorno a riposo. Esaminando l’attività cerebrale in 4 aree della corteccia (incluso l’ippocampo, che viene attaccato per primo dall’Alzheimer), gli scienziati hanno notato che questa, mentre i partecipanti ricordavano i nomi, era “significativamente maggiore” dopo l’esercizio fisico rispetto a quando veniva misurata dopo il riposo. “Come un muscolo si adatta all’uso ripetuto, singole sessioni di esercizio possono modificare le reti neurali cognitive” portando così ad “un accesso più efficiente ai ricordi”, commenta l’autore principale dello studio, Carson Smith.

Cellulite, quale sport può eliminarla?

Pubblicato il 25 Mar 2019 alle 10:51am

La cellulite è un disturbo della pelle e circolatorio che accomuna moltissime donne di diverse età: per poter contrastarlo è necessario intervenire su più cose. Praticare uno stile di vita sano, evitare di indossare e, soprattutto, evitare di stare troppe ore sedute o in piedi. Tra le attività da fare c’è senz’altro anche lo sport. Che è in grado di tonificare il corpo e ridurre la ritenzione idrica, tra le principali cause della cellulite. (altro…)

Bevande frizzanti durante l’attività fisica nocive per la salute dei reni

Pubblicato il 01 Feb 2019 alle 7:12am

Secondo gli scienziati della University di Buffalo di New York, USA, le bevande gassate causano nefropatie ossia, malattie legate ai reni, anche di tipo molto grave. Bere infatti bevande, soprattutto se frizzanti, mentre si fa attività fisica, in condizioni climatiche molto calde, può essere pericoloso e dannoso per la salute dei reni.

Gli scienziati di New York hanno creato un ambiente sperimentale con una temperatura intorno ai 37°C in cui un gruppo di partecipanti svolgeva un’ora di attività fisica al tapis roulant e tre esercizi di sollevamento pesi. Ebbene, dopo 45 minuti di attività fisica, riposo di 15 minuti, e bevuta del loro drink preferito (circa mezzo litro), a piacere tra bevanda gassata, succo di frutta, o acqua, e ripresa con attività con altre tre sedute, e i loro rispettivi break, per un totale di 4 ore in tutto, poco prima di terminare, l’ultimo sorso, e la misurazione della temperatura corporea, frequenza cardiaca, pressione sanguigna, misurazione del peso e dei marcatori delle malattie renali i risultati hanno rilevato che i partecipanti che appartenevano al gruppo delle bevande gassate e dei succhi di frutta avevano riportato i livelli più alti dei marcatori inerenti ai problemi renali; un fattore che non è stato invece rilevato nel gruppo di controllo che aveva consumato l’acqua minerale.

«Il consumo di queste bevande frizzanti durante e dopo gli esercizi fisici, alle alte temperature, non è certamente il fattore ideale», ha dichiarato il team di scienziati in uno statement.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica American Journal of Physiology e secondo Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, l’unica bibita che viene raccomandata durante l’attività fisica è l’acqua in bottiglia, minerale.

Crampi al polpaccio, come prevenirli

Pubblicato il 27 Dic 2018 alle 7:44am

Un crampo è uno spasmo involontario della muscolatura, che sorge improvvisamente e si manifesta con un dolore molto acuto simile a una fitta. Può colpire gli arti inferiori, interessando cosce, piedi e, appunto, polpacci. Il crampo al polpaccio è probabilmente la tipologia di evento più comune. Soprattutto di notte o durante l’attività fisica.

Cause dei crampi Le cause dei crampi muscolari possono essere diverse tipo, a volte si presentano addirittura in concomitanza. Tra i fattori scatenanti ci sono troppa attività fisica, senza riscaldamento e perdita di sali minerali (soprattutto potassio e magnesio) oltre a problemi circolatori.

I crampi si presentano perché il muscolo si riempie di acido lattico, l’ossigeno diventa insufficiente e non vengono ricevuti i sali minerali indispensabili in quanto le fibre muscolari possano distendersi. La muscolatura resta, quindi, contratta e si verifica la classica fitta localizzata nell’area del muscolo interessato.

Crampi al polpaccio di notte o al risveglio Accade molto di frequente, soprattutto in alcuni periodi della vita. E può colpire sia donne che uomini, di differenti fasce d’età. Il crampo al polpaccio notturno o “del risveglio” si manifesta con un dolore così forte da essere in grado, appunto, di interrompere il sonno.

Le cause del crampo notturno possono essere imprecisate, causate dalla carenza di sali minerali e posizioni particolari assunte durante il sonno.

Il crampo notturno al polpaccio non è pericoloso ma può presentarsi molto doloroso. Passa dopo alcuni minuti di massaggio alla zona interessata.

In alcuni casi in cui il crampo al polpaccio che si verifica di notte può essere uno dei sintomi di altre patologie. Per esempio, del diabete o di un’arteriopatia.

Come far passare i crampi al polpaccio Il crampo al polpaccio va trattato tempestivamente, soprattutto per ridurre velocemente la condizione di dolore acuto. E’ necessario aiutare le fibre muscolari contratte a distendersi. La prima cosa da fare è mettersi in posizione seduta, stendere la gamba e tirare la punta del piede verso di sé stessi.

Se non ci si riesce a mettersi seduti, in quanto il crampo coglie di notte e il dolore rende impossibile il movimento, si può “tirare” la punta del piede verso di sé, sempre stendendo l’arto interessato, aiutandosi con il lembo del lenzuolo.

Crampo al polpaccio: cosa mangiare Anche la dieta ha un ruolo chiave riguardo alla prevenzione dei crampi muscolari. Basta pensare al ruolo che la carenza di alcuni minerali o uno stato di disidratazione possono avere in tal senso. La prima regola essenziale per prevenirli è quella, soprattutto durante la stagione estiva o comunque quando aumenta la sudorazione o la perdita di liquidi (attività fisica, menopausa, ciclo mestruale, febbre), è assicurarsi sempre la giusta idratazione.

Quest’ultima si ottiene bevendo spesso acqua a piccoli sorsi per tutto l’arco della giornata. Bevande che contengono sali minerali.

Poi mangiando molta frutta e verdura e bevendo almeno 2 litri di acqua al giorno.

Molto ricchi di potassio e magnesio sono: banane, pesche, mango, papaya, albicocche, limoni, pomodori, lattuga. Inoltre, è importante fare incetta anche di cereali integrali e legumi. Questo perché il crampo si può prevenire con la giusta dose di carboidrati complessi.

Non da ultimo, si consiglia di non eliminare del tutto il sale dall’alimentazione. Soprattutto in alcuni periodi dell’anno, ne basta la giusta quantità quotidiana.

Sedentarietà: il 14,6% delle morti in Italia è dovuta proprio ad essa

Pubblicato il 15 Nov 2018 alle 11:56am

Alla sedentarietà vengono attribuite il 14,6% delle morti in Italia, ovvero pari a circa 88.200 casi all’anno, e una spesa in termini di costi diretti sanitari di 1,6 miliardi di euro annui per le quattro patologie più imputabili ad essa (tumore della mammella e del colon-retto, diabete di tipo 2, coronaropatia). Un aumento dei livelli di attività fisica e l’adozione di stili di vita salutari determinerebbero invece un risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) pari a oltre 2 miliardi e 300 mila euro in termini di prestazioni specialistiche e diagnostiche ambulatoriali, trattamenti ospedalieri e terapie farmacologiche evitate.

Sono questi alcuni dei numeri riportati nel Rapporto Istisan “Movimento, sport e salute: l’importanza delle politiche di promozione dell’attività fisica e le ricadute sulla collettività”, realizzato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), dal Ministero della Salute e dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) e presentato nei oggi in un convegno all’ISS dedicato all’argomento.

Solo un italiano su due tra gli adulti raggiunge i livelli raccomandati di attività fisica e un bambino su quattro dedica al massimo un giorno a settimana (almeno un’ora) allo svolgimento di giochi di movimento. Inoltre, circa un italiano su tre pratica sport nel tempo libero, anche se tale pratica interessa maggiormente i giovani.

Per questo motivo sottolinea Walter Ricciardi, Presidente dell’ISS “La promozione dell’attività fisica è sicuramente importante a livello del singolo, ma anche e soprattutto in una visione societaria con il coinvolgimento di diversi settori (educazione, trasporti, ambiente, politiche fiscali, media, industria, autorità locali), affinché l’attività fisica possa diventare direttamente integrata nella quotidianità di ognuno e affinché il singolo individuo possa farsi promotore della propria salute adottando uno stile di vita attivo”.

Anche i dati raccolti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sostengono che nel mondo un adulto su quattro non è sufficientemente attivo e l’80% degli adolescenti non raggiunge i livelli di attività fisica consigliati.

Italia nei top 20 per attività fisica insufficiente soprattutto nei Paesi più ricchi e soprattutto tra le donne

Pubblicato il 15 Set 2018 alle 6:26am

Gli italiani sono pigri, oltre 2 adulti su 5 (41,4%) non si muovono abbastanza per soddisfare i limiti minimi di attività fisica raccomandati dagli specialisti di salute e benessere mentale (150 minuti settimanali di attività a intensità moderata), specie le femmine (46,2% la percentuale che si muove poco contro il 36,2% dei maschi), tanto che il nostro paese è al 19/imo posto nella classifica mondiale dei paesi che si muovono troppo poco.

A rivelarlo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet Global Health, condotto a livello globale e da esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS ), coinvolgendo in 1,9 milioni di partecipanti in 168 paesi del mondo.

Oltre 1,4 miliardi di adulti (cioè oltre un quarto della popolazione mondiale) sono a rischio di malattie a causa della scarsa attività fisica. Il problema dell’insufficiente attività fisica è il doppio ed più marcato soprattutto nei paesi ricchi rispetto ai paesi a basso reddito e riguarda soprattutto ovunque, più le donne che gli uomini.

Nel 2016, infatti, circa una donna su tre (32%) contro meno di un uomo su 4 (23%) non arriva a praticare i livelli raccomandati di attività fisica, pari ad almeno 150 minuti di attività moderata, o 75 minuti ad intensità elevata a settimana. Per attività fisica si intende anche il lavoro domestico, l’attività praticata per gli spostamenti e quella praticata nel tempo libero. Svolgere attività fisica secondo le quantità raccomandate è associato a migliore stato di salute fisica generale e mentale. Un ridotto rischio di malattie croniche come ad esempio cardiovascolari, diabete e alcuni tipi di tumore.

Lo studio evidenzia dunque la necessità di pianificare e mettere in atto azioni per migliorare le abitudini delle persone, soprattutto nell’ambito dell’attività fisica. Per questo il consiglio è quello per le amministrazioni di progettare nuovi spazi nei quartieri dove le persone possano svolgere attività fisica all’aperto: come corsa o camminate, o anche piste ciclabili per favorire gli spostamenti casa-lavoro in bici etc; infine combattere il divario tra i due sessi, sostenendo azioni che favoriscano soprattutto la pratica di attività fisica da parte delle donne.