attività fisica

La ginnastica senza attrezzi da fare a casa

Pubblicato il 22 Mar 2020 alle 7:10am

Se volete resistere allo stress da Coronavirus è meglio allenarvi anche senza avere a disposizione degli attrezzi a casa. Come?

Allenamento dura 15 minuti e impone l’uso esclusivo di un tappetino da yoga, una panca, una parete e tanta buonissima energia.

Si comincia sempre con un po’ di riscaldamento per preparare i muscoli dell’ upper body, la parte superiore del corpo, poi si passa agli esercizi per braccia e spalle e glutei. In questa fase di attività fisica non coinvolgerai solo la parte superiore attivando anche gli addominali, ma anche gambe e glutei.

Dopotutto per avere un sedere sodo bisogna iniziare proprio da quelle. Guardate il video tutorial qua in basso.

Reni, un aiuto dall’attività fisica

Pubblicato il 28 Feb 2020 alle 6:06am

Fare attività fisica regolare aiuta a tenere lontane malattie croniche renali. A dirlo uno studio condotto dall’Università cinese di Hong Kong. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica British Journal of Sports Medicine. L’attività fisica quindi proteggerebbe i reni da possibili malattie.

Studi precedenti avevano dimostrato che l’esercizio fisico può ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, ma non era ancora chiaro se potesse anche aiutare a prevenire problemi renali.

I ricercatori dell’ateneo hongkonghese hanno dimostrato che chi ha una vita attiva abbassa il rischio di sviluppare patologie ai reni del 9% rispetto a chi invece conduce una vita sedentaria.

Il team di ricerca cinese ha messo sotto osservazione quasi 200.000 adulti per un periodo di tempo di 18 anni. Tra questi, 11.000 persone hanno sviluppato una malattia renale cronica. Il gruppo di lavoro ha scoperto che le persone con bassi livelli di attività fisica, o che camminavano 15 minuti al giorno, avevano il 7% di probabilità in meno rispetto a quelle sedentarie di sviluppare disfunzione renale.

Epilessia, 65mln di malati nel mondo, 500mila solo in Italia

Pubblicato il 13 Feb 2020 alle 7:44am

I malati di epilessia, nel mondo, sono 65 milioni, di cui circa 500 mila solo in Italia, dove ogni anno si diagnosticano 36 mila nuovi casi: 20-25 mila con crisi isolate e 12-18 mila con crisi sintomatiche acute. Di questi, 90 mila sono bambini fino a 15 anni.

Le cause di questa patologia neurologica possono essere diverse e nel 30% dei casi la malattia è farmacoresistente.

Questa la fotografia stilata in occasione della Giornata mondiale dell’epilessia che si è celebrata lo scorso 10 febbraio. Il convegno si è concentrato anche sull’attività fisica.

Però se da una parte, avere una vita sociale con l’epilessia, dall’altro, la ricerca scientifica offre nuove opportunità molto positive: come ad esempio una innovativa terapia anti-neuroinfiammatoria (un ultra-microcomposito composto da palmitoiletanolamide e luteolina) che promette, a seconda dei casi, di ritardare la comparsa della crisi epilettica o di supportare l’azione della terapia farmacologica tradizionale con la possibilità, per il futuro, di ridurre il dosaggio dei farmaci antiepilettici e quindi dei suoi effetti collaterali. “È stato dimostrato che la neuroinfiammazione ha un ruolo importante nella genesi e nella progressione dell’epilessia. Si accompagna, inoltre, ad un elevato grado di stress ossidativo localizzato, in grado di favorire la comparsa dell’attacco epilettico”, spiega Livio Luongo, docente associato di farmacologia all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli di Napoli.

L’esercizio fisico intenso può salvare dalle malattie del cuore

Pubblicato il 26 Gen 2020 alle 6:35am

Le donne che fanno attività fisica intensa durante uno stress test cardiaco, dicono i ricercatori, hanno meno possibilità di morire di malattie cardiache, cancro e altre cause di salute. Alta intensità significa corsa e nuoto sostenuti, oppure attività come kickboxing o crossfit.

Secondo uno studio, presentato alla European Society of Cardiology nel 2019, gli esperti hanno esaminato due gruppi di donne: uno che aveva buone capacità di esercizio, l’altro più scarso. Ebbene, la maggior parte delle donne nello studio aveva un’età compresa tra 50 e 75 anni e sono state seguite per circa 5 anni.

I ricercatori hanno osservato che le donne del primo gruppo sono state in grado di allenarsi a un’intensità pari a 10 equivalenti metabolici (MET), o superiore, durante un ecocardiogramma da sforzo. Infatti, dicono i ricercatori, qualsiasi cosa oltre i 6 MET è considerata un esercizio intenso: una corsa di più di un chilometro in 10 minuti è circa 10 MET, la mountain bike in salita è 14 MET.

Da qui hanno capito che le donne con scarsa capacità di esercizio avevano quasi quattro volte più probabilità di morire di malattie cardiovascolari rispetto alle donne con una buona capacità di esercizio fisico.

E’ possibile avere muscoli senza andare in palestra, lo dice la ricerca

Pubblicato il 18 Gen 2020 alle 6:35am

Ricercatori americani hanno condotto esperimenti su mosche e topi, scoprendo che l’attivazione delle proteine ​​della famiglia delle sestrine provocava lo stesso effetto della palestra e degli esercizi fisici. (altro…)

Attività fisica per prevenire 7 tipi di tumore. Ecco quali sono

Pubblicato il 30 Dic 2019 alle 6:56am

L’attività fisica può ridurre il rischio di ammalarsi di ben 7 tipi di tumore. L’analisi condotta su nove studi su oltre 750.000 adulti mostra che le quantità raccomandate di attività fisica nel tempo libero sono collegate a un rischio inferiore di sette tumori, con alcuni tipi di cancro che mostrano una relazione fra dose (di esercizio fisico) e risposta. (altro…)

Attività fisica contro la depressione, annulla anche i rischi ereditari

Pubblicato il 09 Nov 2019 alle 6:15am

Fare attività fisica costante, protegge dalla depressione, anche le persone, che sono ad alto rischio per predisposizione genetica.

Trentacinque minuti di attività fisica al giorno in media sembrano sufficienti a neutralizzare il rischio di un episodio depressivo.

A darne notizia uno studio condotto presso il Massachusetts General Hospital (MGH) di Boston e pubblicato sulla rivista scientifica Depression and Anxiety: la pratica sportiva può minimizzare il rischio di un nuovo episodio depressivo in chi già soffre del disturbo e sembra controbilanciare il rischio genetico di depressione, suggerendo che la malattia non è un ‘destino inalienabile’ ma si può contrastare con corretti stili di vita.

Gli esperti hanno coinvolto nella loro ricerca quasi 8000 individui che hanno preso parte alla biobanca “Partners Healthcare”, esaminando per due anni il loro stato di salute e gli stili di vita (compresi i livelli di attività fisica svolta), registrando eventuali diagnosi di disturbi depressivi e confrontandone il genoma. In base alle informazioni genetiche gli esperti hanno calcolato per ciascuno un punteggio di rischio di disturbi depressivi. Ebbene è emerso che coloro che avevano il punteggio più alto (ad alto rischio di un episodio depressivo) ma che svolgevano regolarmente attività fisica erano protetti dal disturbo: in pratica il fatto stesso di praticare attività sportiva neutralizzava il loro rischio genetico. Invece, coloro che erano ad alto rischio genetico per la depressione e sedentari avevano una probabilità elevata di manifestare un episodio depressivo nei due anni di osservazione.

Bimbi obesi, saranno 250 milioni entro il 2030

Pubblicato il 09 Ott 2019 alle 6:50am

Oggi i bambini obesi nel mondo sono 150 milioni e il numero è destinato a crescere ulteriormente, sino a raggiungere 250 milioni entro il 2030 se noi adulti non interveniamo per imporre loro uno stile di vita più sano e nutriente. (altro…)

Esercizio fisico, uno studio conferma che l’attività fisica può essere cominciata anche in tarda età

Pubblicato il 03 Set 2019 alle 6:27am

Un ulteriore studio conferma che non è mai troppo tardi per iniziare a fare esercizio fisico. (altro…)

Alzheimer: ecco quanti passi bisogna fare al giorno per prevenire declino cognitivo

Pubblicato il 21 Lug 2019 alle 7:56am

L’attivita fisica quotidiana protegge dal declino cognitivo e dall’Alzheimer: lo dice una nuova ricerca. Basterebbero meno dei 8.900 passi al giorno, infatti, meno della soglia dei 10 mila (circa 7 km) che molte persone si prefissano usando le ‘app’ o i contapassi del proprio smartphone. Lo ha scoperto uno studio del Massachusetts General Hospital (Mgh) con un articolo pubblicato sul ‘Jama Neurology’.

Il team di scienziati ha anche sottolineato come la riduzione dei fattori di rischio vascolare può offrire una protezione aggiuntiva contro l’Alzheimer e ritardare così la progressione della malattia. I risultati di questo studio saranno presentati all’Alzheimer’s Association International Conference (Aaic) che si svolgerà a Los Angeles.

Lo studio in questione è uno dei primi a dimostrare gli effetti benefici dell’attività fisica nella fase pre-clinica della malattia, quando c’è ancora la possibilità di intervenire prima dell’inizio della perdita sostanziale di neuroni e della compromissione clinica. “Uno dei risultati più sorprendenti del nostro lavoro è che una maggiore attività fisica non solo sembra avere effetti positivi sul rallentamento del declino cognitivo, ma anche sul rallentamento della perdita nel tempo di tessuto cerebrale in persone normali che avevano alti livelli della placca amiloide nel cervello“, evidenzia Jasmeer Chhatwal, uno degli autori dello studio.

Alla ricerca hanno partecipato 182 persone in buone condizioni fisiche, alcuni avevano però un alto rischio di declino cognitivo con un precoce accumulo della proteina beta-amiloide, spia di un possibile inizio di Alzheimer. Il gruppo aveva dei pedometri posizionati sull’anca per contare il numero di passi fatti durante la giornata. “Gli effetti ‘scudo’ dell’attività fisica sono stati osservati anche a livelli modesti di camminate, ma i più importanti sono stati evidenziati a quota 8.900 passi“, ha osservato Reisa Sperling, direttore del Center for Alzheimer’s Research and Treatment, Brigham and Women’s Hospital and Massachusetts General Hospital.