contagio

Peste bubbonica, mangiano carne di marmotta, persone in quarantena in Cina

Pubblicato il 09 Lug 2020 alle 6:00am

Nuovo allarme mette in agitazione la Cina. Decine di persone sono state messe in quarantena dopo che nel Paese sono stati confermati casi di peste bubbonica. L’Oms – l’Organizzazione mondiale della sanità – ha dichiarato che sta monitorando la situazione dopo essere stata informata dalle autorità di Pechino.

Ma cosa è successo? Nei giorni scorsi, un pastore nella regione della Mongolia interna settentrionale è risultato infetto, mentre la settimana precedente altri due casi erano stati confermati nella provincia di Khov. La notizia è stata riportata dall’agenzia di stampa cinese Xinhua che ha sottolineato che si tratterebbe di due fratelli che hanno contratto la peste bubbonica dopo aver mangiato carne di marmotta cruda.

L’area interessata dal virus è il confine tra Russia e Mongolia, e tra Mongolia e Cina. Le autorità dei tre Paesi hanno diramato il divieto alla popolazione di mangiare o cacciare le marmotte, ritenute possibili serbatoi del virus.

Photo Credit OggiNotizie.it

Coronavirus, regola di 6 secondi per evitare il contagio

Pubblicato il 07 Apr 2020 alle 6:08am

Joshua D. Rabinowitz e Caroline R. Bartman, rispettivamente professore di chimica e genomica e ricercatrice nella stessa disciplina, in un editoriale sul Nyt si occupano di un aspetto poco considerato quando si parla di pericolosità del nuovo coronavirus SARS-CoV-2: quantità di virus a cui si è esposti. «Come per qualsiasi altro veleno, i virus sono di solito più pericolosi in quantità maggiori. Piccole esposizioni iniziali tendono a portare a infezioni lievi o asintomatiche, mentre dosi più grandi possono essere letali» spiegano. «Entrare in un palazzo di uffici in cui è stato qualcuno con il coronavirus non è così pericoloso come sedersi accanto a quella persona infetta per un’ora di viaggio in treno».

È questo il motivo per cui gli operatori della sanità (medici, infermieri, assistenti ma anche il personale delle pulizie negli ospedali) sono tra le persone più a rischio e devono essere adeguatamente protetti. Ed è anche uno dei motivi per cui il distanziamento sociale e le misure di igiene sono importanti: pertanto, è d’obbligo, indossare sempre la mascherina, lavarsi bene le mani e simili.

Inoltre, bisogna fare particolare attenzione a prevenire l’esposizione ad alte dosi di SARS-CoV-2 «che sono più probabili nelle interazioni ravvicinate tra le persone, come le riunioni per caffè, bar affollati e rimanere tranquillamente nella stessa stanza con una persona anziana, toccarsi la faccia dopo aver ricevuto quantità sostanziose di virus sulle mani — spiegano i due scienziati —. Le interazioni interpersonali sono più pericolose in spazi chiusi e a breve distanza, con un’escalation nelle dosi che aumenta con il tempo di esposizione. Quanto alle interazioni transitorie che violano la regola di mantenere un metro e ottanta (la misura del distanziamento sociale indicata dagli esperti sanitari americani, ndr) tra sé e e gli altri, come pagare un cassiere al supermercato, vanno mantenute brevi, puntando alla regola “entro un metro e ottanta, solo sei secondi”».

«I vestiti e gli imballaggi alimentari che sono stati esposti a qualcuno con il virus sembrano presentare un basso rischio — aggiungono i due ricercatori —. Le persone sane che si trovano insieme nel negozio di alimentari o sul posto di lavoro corrono un rischio tollerabile, a patto che prendano precauzioni come indossare maschere chirurgiche e distanziarsi».

Tempo di incubazione di Coronavirus, quanto dura?

Pubblicato il 16 Mar 2020 alle 7:27am

Secondo le informazioni diffuse dall’OMS, il virus SARS-CoV-2 potrebbe impiegare da 1 a 14 giorni per incubare. Un nuovo studio, condotto dalla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, rivela che il periodo mediano di incubazione del coronavirus è di circa 5 giorni. (altro…)

Solo nel 2018 morte 140mila persone per morbillo. Soprattutto bambini

Pubblicato il 11 Dic 2019 alle 6:35am

Solo nel 2018 sono state 140mila, le vittime morte per morbillo. Soprattutto bambini di meno di 5 anni. Dati impressionanti per una malattia evitabile con la vaccinazione e che denota un fallimento collettivo, spiega l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Il fatto che un bambino muoia a causa di una malattia prevenibile tramite la vaccinazione è francamente un’offesa”, (in inglese outrage, una cosa che indigna), ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreysus, direttore generale dell’Oms, “e un fallimento collettivo nella protezione dei bambini più vulnerabili in tutto il mondo”.

“Per salvare vite dobbiamo assicurare che ogni persona possa beneficiare dei vaccini”, prosegue il direttore Oms, “il che implica di investire nell’immunizzazione e nella qualità delle cure sanitarie come un diritto per tutti”. I paesi più colpiti dalle epidemie, con circa la metà dei casi verificati ed esaminati, sono Congo, Liberia, Madagascar, Somalia e Ucraina. E il 2019 vede purtroppo in prima linea le isole Samoa.

Il problema del morbillo non riguarda però soltanto i paesi a medio-basso reddito ma anche Usa, dove si è registrato il più alto numero di casi degli ultimi 25 anni, mentre in ben quattro paesi europei – Albania, Repubblica Ceca, Grecia e Regno Unito – il morbillo, che era stato completamente eliminato, ha fatto la sua ricomparsa.

In Africa, si sono registrati 1,8 milioni di contagi con quasi 53mila morti, in America (sia del Nord, sia centrale sia del Sud), quasi 84mila i casi, verificati, nelle regioni del Mediterraneo orientale quasi 3 milioni di casi e 49mila morti, in Europa (862mila).

Influenza, come evitare il contagio

Pubblicato il 23 Gen 2019 alle 6:30am

Il picco dell’influenza coincide ogni ogni anno anche con una serie di raccomandazioni da parte degli esperti su come ridurre al minimo la convalescenza, evitare gli sbalzi termici e rafforzare le difese immunitarie. Ma come fare però per evitare il contagio quando un collega, un coinquilino, o il n partner hanno l’influenza?

A spiegarlo sono gli esperti del Centro Medico Spallanzani di Reggio Emilia.

Come prima cosa bisogna ridurre al minimo il contatto fisico. E nel caso dei fidanzati, la raccomandazione è quella di evitare di scambiarsi baci, carezze e abbracci.

Di fondamentale importanza anche la cura dell’igiene personale. Mai scambiarsi abiti o salviette con la persona ammalata o fare sesso soprattutto nei giorni della malattia. Il virus influenzale si trasmette anche con il contatto diretto attraverso la pelle, oltre che la saliva e fluidi sessuali.

Nel caso non si riesca ad evitare di dormire nello stesso letto, è utile cambiare lenzuola, per evitare la propagazione del virus. Anche lavarsi spesso le mani può essere di aiuto come, in generale, avere cura dell‘igiene personale. Importante anche dormire a sufficienza, almeno sette ore, dato che la carenza di sonno comporta ad un’inevitabile abbassamento delle difese immunitarie. Frutta e verdura sono indispensabili per ridurre al minimo il contagio. Un altro metodo per aumentare le difese immunitarie è fare sport; l’attività fisica, infatti, aiuta a riattivare la circolazione del sangue. Anche evitare lo stress, secondo gli esperti, è fondamentale visto che la pressione psicologica è ritenuta uno dei principali fattori di indebolimento del corpo.

Nel caso non sia possibile dormire in letti separati, è utile cambiare con più frequenza le lenzuola, per evitare la propagazione del virus. Anche lavarsi spesso le mani può essere di aiuto come, in generale, avere cura dell‘igiene personale. Importante anche dormire a sufficienza, almeno sette ore al giorno, dato che la carenza di sonno comporta un’inevitabile abbassamento delle difese immunitarie. Frutta e verdura sono indispensabili per ridurre al minimo il contagio.

Un altro metodo per aumentare le difese immunitarie è fare sport; l’attività fisica, infatti, aiuta a riattivare la circolazione del sangue. Come del resto evitare anche lo stress, secondo gli esperti, è fondamentale visto che la pressione psicologica è ritenuta uno dei principi fondamentali per l’indebolimento del corpo umano.

Come riconoscere i sintomi dell’epatite B

Pubblicato il 06 Dic 2018 alle 6:53am

L’epatite B è una patologia che colpisce il fegato e che solo nel nostro Paese conta oltre 1600 nuovi casi l’anno. È causata dal virus HBV che nel 95% dei casi scatena un’infezione acuta che in genere guarisce in pochi mesi. Mentre nella parte restante dei casi il virus non viene debellato completamente e l’infezione resta nell’organismo, diventando cronica. (altro…)

Uomo contagiato dal vaiolo delle scimmie, prima volta in Europa. Non esiste ancora un vaccino

Pubblicato il 12 Set 2018 alle 6:35am

E’ allarme in Gran Bretagna per il primo caso di vaiolo delle scimmie, molto simile al vaiolo umano, in un paziente proveniente dalla Nigeria. Si tratta, come riferiscono media britannici, del primo caso in Europa. La malattia rara di origine virale sarebbe stata riscontrata sabato scorso in un ufficiale della Marina nigeriana di stanza presso una base navale in Cornovaglia. Gli esperti di Public Health England ritengono che l’uomo abbia contratto il virus in Nigeria, dove la malattia è endemica, prima di intraprendere il suo viaggio per la Gran Bretagna il 2 settembre scorso. L’uomo è stato ricoverato nel reparto di malattie infettive del Royal Free Hospital di Londra, dove sono state messe in atto severe procedure di isolamento.

Come si manifesta? Secondo quanto riferisce l’Independent, il vaiolo delle scimmie non si trasmette facilmente. La maggior parte dei pazienti si riprende in poche settimane, ma in alcuni casi può manifestarsi in modo molto grave. I sintomi iniziali compaiono circa 12 giorni dopo l’esposizione di contagio con malessere generale: febbre, mal di testa, dolori muscolari, linfonodi ingrossati e spossatezza. In un secondo tempo si manifesta un rush cutaneo, con bolle che compaiono prima sul viso e poi sul resto del corpo. Le autorità sanitarie stanno rintracciando le persone che erano sul volo con lui, circa 50 e i suoi familiari.

Il tasso di mortalità è di gran lunga inferiore al ‘classico’ vaiolo: i casi variano dall’1 al 10%, la maggior parte delle persone riescono a guarire, ma in alcuni casi il vaiolo delle scimmie può anche uccidere. Ad oggi non esiste ancora un vaccino per debellarla.

Hiv, 6 milioni di italiani (soprattutto uomini) che non sanno di avere il virus

Pubblicato il 24 Apr 2018 alle 8:20am

Sarebbero 6 milioni gli italiani affetti dal virus dell’Hiv che, seppure in fase avanzata, non è stato ancora diagnosticato.

A rivelarlo uno studio condotto dall’Istituto superiore di sanità a prima firma Vincenza Regine, pubblicato su ‘Eurosurveillance’.

“Si tratta di uno studio che ha messo in luce le caratteristiche e il numero di queste persone. E’ importante, perché si quantifica il dato dei pazienti che sono andati avanti a lungo senza una diagnosi”, spiega all’Adnkronos Salute Gianni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità.

Il lavoro ha applicato un modello del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) sui dati della sorveglianza Hiv tra il 2012 e il 2014, scoprendo su questo gruppo con Hiv in fase avanzata, di maschi (82,8%), che hanno contratto il virus per via sessuale, attraverso rapporti eterosessuali (33,4%), e attraverso rapporti omosessuali per il 35%.

Prevalenza dei non diagnosticati Hiv in fase avanzata (numero di linfociti CD4 inferiore a 350 cell/μL) 11,3 casi per 100.000 abitanti con forti variabilità regionali (con i quali si passa da 0,7 casi per 100.000 abitanti in Calabria a 20,8 in Liguria).

“La diagnosi tardiva dell’infezione ha conseguenze negative sia per il singolo che a livello di popolazione” – sottolineano i ricercatori.

Sì, perché ogni uomo o donna affetta dal virus dell’Aids, mette a rischio la sua vita e quella della comunità.

Sanremo, 13 casi di morbillo in ostetricia

Pubblicato il 12 Gen 2018 alle 10:09am

Si parla di tredici casi di morbillo registrati nel reparto di ostetricia dell’ospedale di Sanremo. Due emersi nel mese di dicembre, quando il virus aveva contagiato una ostetrica e una ginecologa. I nuovi casi riguarderebbero invece 9 adulti che hanno frequentato il reparto, un neonato e una tredicenne. Il neonato è stato trasferito all’ospedale pediatrico Gaslini di Genova. (altro…)

Influenza, come evitare il contagio in auto

Pubblicato il 12 Gen 2018 alle 8:10am

Ecco alcuni accorgimenti per cercare di limitare il contagio, anche in auto, dove i virus influenzali “abbondano più che mai”, essendo l’abitacolo un ambiente piccolo e chiuso e poco arieggiato. Per scampare il pericolo, anche dopo essersi vaccinati, ecco cosa fare.

Consigli anti-virus influenzale

1. Pulizia dell’abitacolo. Il ministero della Salute, sostiene che la trasmissione del virus dell’influenza si può verificare per via aerea attraverso le gocce di saliva di chi tossisce o starnutisce, ma anche attraverso il contatto con mani e secrezioni respiratorie. Per questo, una buona igiene delle mani può giocare un ruolo fondamentale nel limitare la diffusione dell’influenza. Immaginando di viaggiare in auto con una persona influenzata, dopo è opportuno lavarsi bene le mani, col sapone. Se proprio questo non è possibile, va bene anche qualche salviettina umidificata o l’utilizzo del gel antibatterico.

2. Igiene respiratoria. Il guidatore o il passeggero deve coprire bocca e naso quando starnutisce o tossisce; dopodiché, deve gettare quanto prima il fazzoletto di carta e lavarsi le mani. Ovviamente, la soluzione migliore sarebbe l’isolamento volontario a casa delle persone con malattie respiratorie febbrili specie in fase iniziale. Se in auto si va a trovare qualcuno in ospedale, qui si dovrebbero usare le mascherine. Una volta terminato il viaggio, è opportuno pulire l’abitacolo, le strutture interne dove i virus possono annidarsi: un’operazione da fare anche se la persone influenzata non ha starnutito né tossito, perché un numero enorme di particelle è presente nel respiro dei soggetti, ancor più quando parlano.

3. Non esagerare. Per chi è appena guarito dall’influenza e vuole rimettersi al volante, deve comunque avere massima cautela: la malattia può aver debilitato a seconda della forza del virus e delle condizioni psicofisiche del momento. Pertanto, nei giorni della convalescenza meglio evitare i lunghi viaggi. Ci si può imbattere in qualche colpo di sonno, molto rischioso per la propria vita e quello degli altri.