memoria

Nei batteri dell’intestino l’elisir di giovinezza

Pubblicato il 12 Ott 2020 alle 6:00am

Il trapianto del microbiota intestinale (l’insieme dei batteri che colonizzano il nostro intestino) potrebbe divenire nel prossimo futuro, un elisir di giovinezza: questa la promessa che arriva da uno studio scientifico a carattere internazionale con a capo Claudio Nicoletti dell’Università di Firenze, che vede coinvolti tra gli altri anche gli atenei di Pisa e di Milano.

Pubblicata sulla rivista scientifica Microbiome, la ricerca mostra come possono far invecchiare i topini giovani trapiantando nel loro intestino il microbiota di topolini anziani. Dopo il trapianto di microbiota i batteri che colonizzano l’intestino di questi esserini riceventi virano verso quelli presenti nell’intestino di un animale anziano.

Parallelamente a questo cambiamento a livello intestinale, anche il cervello dei topini giovani sembra invecchiare più lentamente soprattutto nell’ippocampo, sede di apprendimento e memoria.

Photo Credit specchiasol.it

Alzheimer, come prevenire e ritardare la malattia

Pubblicato il 26 Lug 2020 alle 6:32am

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sono circa 50 milioni le persone che nel mondo soffrono di demenza, con 10 milioni di nuove diagnosi ogni anno. La malattia di Alzheimer è la forma di demenza più comune e si stima costituisca il 60-70% dei casi. Un quadro che da decenni preoccupa gli esperti di salute pubblica che prevedevano un aumento di questa condizione di pari passo con l’invecchiamento della popolazione, soprattutto in Occidente. Alcune recenti ricerche hanno evidenziato come il trend non sia così marcato, forse per via dell’adozione di misure preventive e del miglioramento dello stile di vita.

I fattori di rischio e prevenzione della malattia

I ricercatori della Fudan University in Cina hanno provato a realizzare una metanalisi di 395 studi, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry: svelando che ci sono 10 fattori di rischio associati in modo significativo alla demenza di Alzheimer e 21 misure da adottare per cercare di diminuire il loro impatto.

Per prevenire la malattia gli scienziati sostengono che sia di fondamentale importanza, mantenersi in salute il più a lungo possibile facendo attenzione al proprio stile di vita. Adottando misure adeguate per prevenire diabete, ipertensione, eccesso di colesterolo cattivo, evitando traumi cranici, tenendo sotto controllo stress e trattando adeguatamente la depressione.

Inoltre, conducendo anche dell’attività fisica e mantenendo allenato il cervello e la memoria.

Pennichella, fa bene alla memoria

Pubblicato il 01 Gen 2020 alle 7:08am

La pennichella, per chi non dorme a sufficienza, diventa un sostegno fondamentale quando occorre “fissare” il ricordo nella memoria a lungo termine. (altro…)

Acqua di rosmarino, ringiovanisce il cervello di 11 anni

Pubblicato il 01 Dic 2019 alle 6:59am

Bere una tazza di acqua al rosmarino al giorno aiuta ad aumentare la nostra capacità di memorizzare le informazioni fino al 15% in più.

Il rosmarino è un’erba aromatica, da usare come insaporitore di piatti, ma possiede anche molte proprietà benefiche per la nostra salute e il nostro organismo in generale.

Uno studio condotto dall’Università della Northumbria, in Inghilterra, dimostra gli effetti benefici dell’acqua di rosmarino per la memoria e le funzionalità cognitive e contro l’invecchiamento cerebrale. Consumare idrolato di rosmarino potrebbe addirittura ringiovanire il cervello di 11 anni, dicono i ricercatori che hanno condotto lo studio pilota.

Secondo essi infatti, bere una tazza da 250 millilitri di acqua al rosmarino al giorno aumenta la nostra capacità di memorizzare informazioni fino al 15% in più.

Inoltre, il consumo di idrolato al rosmarino può prevenire l’invecchiamento cerebrale, grazie alle sostanze antiossidanti in esso contenute e capaci di ridurre le infiammazioni a carico del sistema nervoso.

Queste proprietà dell’acqua di rosmarino si aggiungono alle numerose evidenze a supporto del potenziale di questa erba aromatica per migliorare memoria, funzioni cognitive e concentrazione, favorire il buonumore, ridurre lo stress e apportare benefici al sistema cardiovascolari.

Per godere dei benefici dell’acqua di rosmarino è sufficiente aggiungere due cucchiai di idrolato a una tazza di acqua da sorseggiare nell’arco della giornata.

In alternativa, è possibile preparare un infuso al rosmarino: portando in ebollizione una tazza d’acqua in un pentolino, aggiungendo un cucchiaio di foglie essiccate di rosmarino e dopo aver lasciato in infusione le foglie per 12 ore, filtrando e consumando la tisana fatta in casa.

Ideale per i periodi molto stressanti in cui abbiamo bisogno di concentrazione per studio o per lavoro.

Visitare mostre e musei potenzia la memoria

Pubblicato il 19 Ago 2019 alle 6:06am

Frequentare musei, gallerie d’arte e mostre oltre a essere una piacevole attività culturale serve anche a mantenere attivo il cervello, fino a ridurre il rischio di sviluppare una certa forma di demenza. È quanto emerge da uno studio realizzato a Londra su quasi 4mila persone di età media di 64 anni e pubblicato sul British Journal of Psychiatry.

Secondo i ricercatori, infatti, con a capo la psichiatra Daisy Fancourt del Department of Behavioural Science and Health dell’University College of London: «Il nostro studio ha dimostrato per la prima volta che tra le persone che frequentano musei alcune volte l’anno, si riscontra un tasso inferiore nell’incidenza della demenza su un periodo di controllo di 10 anni».

Sudoku, perché farlo

Pubblicato il 14 Ago 2019 alle 7:17am

Per tenere allenato il cervello, soprattutto in estate, bastano appena pochi minuti al giorno grazie al sudoku. Numeri da incasellare con una sequenza logica nei quadratini di uno schema che costituiscono una sorta di nutrimento per i neuroni.

Secondo Ian Robertson, psicologo dell’Istituto di neuroscienza del Trinity College di Dublino, il sudoku, i cruciverba e altri passatempi enigmistici stimolano la memoria e allungano di 14 anni la giovinezza cerebrale degli over 60.

A confermarlo uno studio condotto da due ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma, Laura Fratiglioni e Hui Xin Wang, che hanno analizzato studi precedenti, riguardanti la possibilità di ritardare o ridurre il rischio di demenza e hanno chiamato riserva cerebrale (brain reserve) la capacità del cervello di tollerare i cambiamenti dovuti all’invecchiamento senza sviluppare sintomi della malattia: la resistenza del cervello ai danni dell’età, quindi. Ebbene, stando ai risultati pubblicati sul Journal of Alzheimer’s disease, questa riserva mentale viene migliorata da tutte le attività che implicano ragionamenti, uso della memoria, difficoltà da risolvere: dai rebus alle parole crociate, dai giochi di memoria al sudoku.

Allora, compriamo a genitori e nonni, sudoku, cruciverba per sotto l’ombrellone o un po’ di relax per la mente in montagna all’aria aperta.

Demenza, la musica in grado di attivare parti di cervello non compromesse

Pubblicato il 07 Lug 2019 alle 8:12am

La musica in grado di attivare parti di cervello non compromesse dalla demenza senile. E’ il risultato ottenuto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Edimburgo e dalla charity Playlist for Life di Glasgow, che sostengono infatti, che la musica vada ad attivare parti del cervello non compromesse dalla demenza senile, riuscendo così a far riaffiorare ricordi e memorie oramai perduti. (altro…)

Anziani, memoria migliorata grazie alla stimolazione magnetica transcranica

Pubblicato il 26 Apr 2019 alle 7:14am

Con il passare degli anni, la maggior parte delle persone tende ad avere seri problemi di memoria. Una normale conseguenza dell’invecchiamento cerebrale, che non deve per forza di cose essere associata a patologie come ad esempio la demenza. Durante un piccolo studio i ricercatori della Northwestern University Feinberg School of Medicine sono riusciti a ‘ringiovanire’ la memoria di 16 persone di età compresa tra i 64 e gli 80 anni, tutte con qualche piccola difficoltà a ricordare informazioni. (altro…)

Declino memoria bloccato con impulsi elettrici

Pubblicato il 12 Apr 2019 alle 8:12am

Gli organi del nostro corpo, come del resto anche il cervello non è esente da invecchiamento. Si tratta però di un processo che porta alla costante degenerazione delle connessioni interneuronali con conseguente perdita di capacità cognitive prima tra tutte la memoria. Questo processo è un passo obbligato nella vita umana. ma sembra però che gli scienziati abbiano trovato un’interruttore per invertire tale processo sfruttando la plasticità neuronale, capacità unica dei neuroni che consente l’adattamento, tramite la creazione di nuove connessioni e il riarrangiamento di quelle già presenti, a determinati stimoli.

Il Dott. Reinhart, neuroscienziato dell’Università di Boston, spiega che il lavoro si è incentrato su una parte della cognizione chiamato memoria di lavoro, fondamentale per un’ampia varietà di compiti, come ad esempio il riconoscimento dei volti, l’eseguire operazioni aritmetiche e navigare in un nuovo ambiente.

La memoria di lavoro è particolarmente sensibile ad invecchiamento e il suo deterioramento è causato da una desincronizzazione elettrica nelle due regioni temporali e frontali che ne causa il declino progressivo poiché ne riduce le capacità di interscambio di informazioni danneggiando le connessioni a distanza tra i neuroni della sostanza grigia.

Gli scienziati hanno allora deciso di fare un confronto tra 42 persone di età compresa tra i 20 e 29 anni e altre 42 persone con età compresa tra 60 e 76 anni. Il gruppo più vecchio era più lento e meno accurato nei test, perciò l’equipe ha deciso di sottoporli a stimolazione elettrica non invasiva mirando a sincronizzare le aree del cervello, ciò ha prodotto un notevole miglioramento delle prestazioni cognitive nel gruppo più anziano dei soggetti, con un risultato maggiormente positivo nei soggetti con la più critica situazione di partenza.

“Stiamo vedendo i più grandi miglioramenti nelle persone con i maggiori deficit al basale e questo è sicuramente un ottimo auspicio per il lavoro clinico nei pazienti con disturbi cognitivi“, ha dichiarato infine Reinhart.

Cullare il bebè tra le braccia aiuta ad addormentarlo prima e a migliorarne la memoria

Pubblicato il 30 Gen 2019 alle 7:16am

Coccolare un bambino, cullarlo tra le braccia lo aiuta ad addormentarsi più in fretta e potenzia in lui la memoria. Parola di esperti. Il risultato arriva da due recenti studi che sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Current Biology – entrambi condotti in Svizzera, che sostengono che un bebè, se cullato, si addormenta prima. Ma per quale motivo succede? Per dimostrarlo, gli scienziati hanno fatto dormire i volontari per due notti nel proprio “laboratorio del sonno”, mettendo loro a disposizione un letto basculante la prima notte e un letto “fisso” la seconda notte. Il risultato? La prima notte si sono addormentati tutti più in fretta e hanno avuto una fase più lunga del sonno cosiddetto rigenerante, ovvero sia di sonno profondo, quello che mette in circolo nel cervello le onde lente (e ci fa quindi svegliare più riposati). Al risveglio, i volontari sono stati sottoposti a un test di memoria – che consisteva nel ricordare coppie di parole apprese la sera prima – in cui hanno totalizzato un punteggio migliore. Da qui, la convinzione: essere cullati aiuta a dormire prima e meglio, e potenzia la memoria. (altro…)