alimentazione

Cosa mangiare per prevenire l’influenza

Pubblicato il 26 Dic 2019 alle 7:04am

Per combattere e prevenire l’influenza, il consiglio degli espertiè quello di condurre una dieta bilanciata e salutare prestando molta attenzione al variare dei colori che si portano in tavola.

Le cinque porzioni giornaliere di frutta e ortaggi, raccomandate dai nutrizionisti, dovrebbero comprendere cinque prodotti ortofrutticoli di colore diverso.

Bianco, rosso, verde e… Aglio, cipolle, finocchi, sedano, pere, uva bianca, banane, mele e funghi perché contengono sostanze cui devono il loro colore bianco, le antoxantine, come la licina e la quercetina, tutti potenti antiossidanti. Specie le cipolle, hanno proprietà disinfettanti ed espettoranti (fluidificano il catarro e ne favoriscono l’eliminazione). Non dovrebbero mai mancare quindi nelle zuppe calde o nei passati.

Fragole, ciliegie e ribes di colore rosso vivo sono più propriamente estivi, ma oggi giorno si trovano anche in vendita in autunno, stagione nella quale, il rosso è ben rappresentato da peperoni rossi e melagrana. In quanto contengono licopene e altri potenti antiossidanti, come i pomodori che si trovano per tutto l’anno.

Lattuga, kiwi, broccoli, spinaci contengono invece luteina e isoflavoni di cui ne sono ricchi ortaggi in foglia verde e in particolare i broccoli in tutte le loro varianti (cavoli, verze, broccoletti). Minerali come il ferro, e vitamine (C) che agiscono potenziando i processi di difesa antivirus dell’organismo. Si possono assumere anche bevendone succo (centrifugati), ma soprattutto mangiandone le foglie e i fiori. Basta non cuocerli troppo a lungo, né a temperature troppo elevate, per non perdere parte dei principi benefici.

Carote, arance, zucche e vegetali di colore giallo-arancio devono il proprio colore al betacarotene. Contengono vitamine A, B e C e flavonoidi. In particolare i limoni, oltre al contenuto in vitamina C, sono considerati depurativi, e se spremuti a freddo, facilitano l’assorbimento del ferro dagli alimenti che ne sono ricchi (carni, cavoli, spinaci) potenziano le difese immunitarie dell’organismo. Da raffreddore, mal di gola e tosse.

E infine il blu di fichi, uva nera, mirtilli, prugne, melanzane, radicchio che è dovuto a sostanze antiossidanti (come gli antociani tipici dell’uva nera) e antinfiammatorie che aiutano il nostro organismo a difendersi grazie alle difese immunitarie. Così come la vitamina C, di cui sono molto ricchi i mirtilli e l’uva nera.

Ceci, fagioli, orzo, farro e lenticchie, contengono una buona quantità di proteine ad alto valore biologico, poiché ricche di amminoacidi essenziali, fondamentali dunque per il benessere del nostro organismo.

Le lenticchie, sono poi ricche di ferro. L’unica controindicazione dei legumi è che possono dare sensazione di gonfiore a livello intestinale, ma si risolve se si assumono anche in forma di passati.

Tutti i legumi, tra l’altro, si associano ai cereali, e quindi ai primi freddi via libera a pasta e fagioli o con i ceci o con le lenticchie. Minestroni di verdure e legumi.

Oltre alla dieta ricca di ortaggi e frutta, restano ancora validi alcuni rimedi mutuati dalle credenze popolari per affrontare influenza e malanni di stagione.

Una buona dose di pere e mele cotte, meglio se preparate con l’aggiunta di miele e scorza di limone grattugiata, può aiutare a fluidificare il catarro, calmare gli attacchi di tosse, la raucedine da tosse secca e l’abbassamento della voce.

Il brodo di pollo bello caldo, sprigiona virtù benefiche per le vie aeree superiori L’aggiunta di un pizzico di peperoncino rosso in polvere sembra aumentarne le proprietà benefiche.

E la sera, prima di coricarsi, una bevanda calda addolcita con miele, e arricchita con qualche goccia di limone sembra aiutare a mantenersi in salute (e rilassa, inducendo un buon sonno ristoratore, che è sempre essenziale per stare bene).

L’aiuto in più se ci sente un po’ a terra Se tutti questi accorgimenti non dovessero bastare, in quei momenti nei quali ci si sente un po’ giù di tono e, quindi, prede facili di raffreddori e influenza, si può far ricorso a supplementi di vitamine e minerali dosati in modo appropriato per ogni esigenza e ogni età.

Allergia da nichel, come si presenta

Pubblicato il 16 Dic 2019 alle 6:03am

Se mangiate in modo sano ma tendete a perdere chili, potreste essre allergiche al nichel.

Come fare, quindi? Per prima cosa è bene accertarsi che la causa sia davvero quella e che non ci siano alla base altri problemi come quelli ormonali, legati ad intolleranze o altre allergie alimentari o dovuti allo stress. In caso di dubbi è consigliabile chiedere quindi un parare di uno specialista insieme la possibilità di fare una serie di esami per capirne l’origine.

Il nichel

Il nichel è un metallo pesante, presente un po’ ovunque. Si trova nel sangue, nell’acqua, nella terra, nelle cose con le quali veniamo a contatto ogni giorno e, in accessori moda che indossiamo e nel cibo. Normalmente chi è allergico a questo metallo ha dei segni evidenti quando vi entra a contatto. Così, indossare gioielli, oggetti di metallo come orologi o cinture, orecchini etc… può provocare una dermatite anche abbastanza seria. In altri casi si possono presentare una serie di effetti collaterali.

L’allergia da contatto, può essere identificata per mezzo di un patch test.

Chi è allergico al nichel può presentare anche problemi a livello alimentare. In questo caso si parla di SNAS e la situazione si fa un po’ più complessa perché oltre a trovarsi in tanti alimenti, sopratutto in quelli così detti sani, il nichel si trova anche in pentole e padelle, motivo per cui mangiare può diventare un serio problema quotidiano.

Patch test

Il patch test per la diagnosi deve essere effettuato nel reparto di allergologia della propria città. L’allergia al nichel è un problema serio, pertanto è sempre meglio rivolgersi a degli specialisti. L’allergia va constatata con un medico che saprà anche riconoscerne l’entità, per capire poi come anche agire.

Questo test, si svolge in ospedale o in un ambiente dove, tramite appositi cerotti, viene applicata una piccola parte di nichel sulla pelle. Questa andrà tenuta per circa tre giorni e, in base alla reazione cutanea riscontrata si avrà la percezione dell’esistenza dell’allergia e della sua entità. In genere, infatti, l’allergia al nichel viene affiancata dal simbolo +. Più ce ne sono e più grave sarà l’allergia riscontrata.

Una volta riscontrata l’allergia da contatto, in caso di sintomi come aumento di peso immotivato, problemi gastrointestinali, mal di pancia, digestione lenta, bruciori di stomaco, forti emicranie, etc… si può ipotizzare la SNAS, nota anche come allergia sistemica al nichel o, in altre parole, allergia di tipo alimentare. Per identificarla, in genere, gli specialisti fanno seguire una dieta povera di nichel per un tempo variabile e, subito dopo, fanno fare un test di stimolazione orale, dove viene assunto del nichel alternato ad pillole placebo per cogliere eventuali altri sintomi. Si tratta di un test che ancora non è stato preso in considerazione da tutti e che in caso si riscontri un’effettiva sensibilizzazione porta solitamente ad una dieta specifica o ad un vaccino orale di sensibilizzazione ma i cui risultati sono ancora da accertare.

Cosa fare in caso di allergia? Con l’aiuto di un medico, si può pensare di seguire una dieta detox, a bassissimo contenuto di nichel. Si tratta di un’alimentazione difficile da sostenere e che a lungo andare non va bene, motivo per cui non è una cosa che si può fare da soli. Una volta diminuito l’eccesso di nichel nel corpo, però, si inizierà poi a stare anche meglio e a tollerare alimenti che lo contengono. Ciò che conta …e non accumulare di nuovo mangiando troppe fonti di nichel insieme. Il nichel è infatti presente in tutti gli alimenti integrali, nei legumi, in molte verdure, etc… Attenzione!

I 5 veleni bianchi da evitare ogni giorno

Pubblicato il 10 Dic 2019 alle 7:27am

Sono 5 i veleni bianchi da evitare ogni giorno, nell’alimentazione quotidiana. Vediamo quali sono. In quanto, hanno basse quantità di proteine e vitamine e consumati in eccesso possono provocare diabete e ipertensione.

1) Farina raffinata: amido puro, subisce molte lavorazioni che comportano la formazione di una sostanza chiamata alossano che diventa pericolosa perché causa di diabete.

2) Sale: cloruro di sodio allo stato quasi puro, può portare a malattie cardiovascolari e se viene consumato in eccesso può far aumentare la pressione sanguigna. Il consiglio più logico, è non usare proprio il sale, in quanto tutto quello che mangiamo racchiude il sale.

3) Zucchero: invenzione della chimica, va del tutto evitato.

4) Riso bianco: fa aumentare il glucosio nel sangue con importanti complicanze. Se consumato troppo spesso metta a rischio di sviluppare il diabete.

5) Latte di mucca sterilizzato: la sterilizzazione di questo latte fa in modo da eliminare tutti i batteri che sono ottimi per la salute e nello stesso tempo vengono distrutti gli enzimi che fanno assorbire i nutrienti. Da alcuni studi si è evidenziato che il latte di vaccino sterilizzato è tra le cause principali a causare allergie nei bambini.

Perdere 4 chili in un mese grazie alla camminata

Pubblicato il 10 Dic 2019 alle 6:38am

Camminare a passo svelto fa molto bene alla linea e alla salute. Riuscire a fare 7 chilometri orari, e cioè compiere tre chilometri e mezzo nella mezz’ora aiuta a perdere i chili in eccesso, parola di esperti.

Il momento migliore per dedicarsi alla camminata è il mattino presto.

Questo, infatti, permette di riaccendere il metabolismo così da bruciare più facilmente le calorie da incorporare durante la giornata che segue.

C’è anche chi ritiene ottimo camminare a stomaco vuoto per poter perdere dei kg in più.

Ma passiamo al momento un po’ meno felice della dieta, l’alimentazione giusta da abbinare a questa attività.

Il regime alimentare della dieta della camminata prevede quattro fasi di tipo evolutivo.

La prima definibile depurativa, dato che è la più restrittiva, e dura solo tre giorni a settimana di sacrificio.

In questi tre giorni bisognerà dire addio ai carboidrati e mangiare leggero a beneficio di reni e fegato.

La seconda fase è definita rieducativa. La sua durata è di 7 giorni nella quale si mangiano uova, latte e derivati, cereali e legumi.

Infine, arriviamo alle due ultime fasi definite di consolidamento e mantenimento.

In esse ci sarà la possibilità di mangiare carni magre, salumi con poco grasso e formaggi.

Ma cambierà anche la camminata. Infatti, non sarà sempre di 30 minuti, ma andrà ad aumentare nel corso delle 4 fasi.

Si inizierà con una camminata di 30 minuti per i primi giorni della dieta, poi si aumenterà sempre di poco per arrivare a fare una camminata di 1 ora.

Molto efficace anche l’idratazione. Bisognerebbe bere un paio di ore prima della camminata, di 600-700 millilitri di acqua, e mentre ci si allena, bere invece 250 millilitri di acqua ogni 15 minuti, per poi continuare a bere anche alla fine dell’attività fisica.

Un’altra importante regola generale è quella di non saltare i pasti.

Panettone, i 4 migliori e il peggiore secondo Altroconsumo

Pubblicato il 09 Dic 2019 alle 6:29am

Altroconsumo ha messo a confronto diversi panettoni venduti nei supermercati e discount italiani ma anche in pasticceria. Vi sveliamo allora quali sono i risultati ottenuti in qualità e costo.

Il panettone, dolce tradizionale milanese, non manca mai sulle tavole degli italiani a Natale. La maggior parte delle persone lo acquista al supermercato ed è per questo che Altroconsumo ogni anno si occupa di valutare i migliori prodotti sul mercato.

Nel 2019 il test ha messo a confronto 15 marche di panettoni italiani. Le seguenti:

Il panettone originale – Motta Panettone – duca Moscati ( Eurospin) Panettone basso classico – Le Grazie (Esselunga) Panettone classico – Melegatti Panettone classico – Bauli Il Mandorlato – Balocco Il Gran Nocciolato – Maina Panettone Basso – Fior Fiore Coop Panettone biologico – Paulani Panettone – Terre D’Italia (Carrefour) Il panettone all’antica – Tre Marie Panettone bio – Vergani Gran Galup Panettone Classico – Galup Panettone tradizionale – Caffarel Panettone classico – Giovanni Cova & C. Brera Milano1930

Ebbene, tra tutti i panettoni esaminati in laboratorio ma anche sottoposti al giudizio di pasticceri esperti oltre che dei consumatori stessi (150 persone), considerando:

etichetta frutta, peso, tuorlo d’uovo, burro, lieviti e muffe (tramite test di laboratorio) aspetto, odore e consistenza (tramite assaggio dei consumatori) aroma, aspetto esterno e interno, presentazione (tramite assaggio di esperti), i risultati sono stati i seguenti.

Il panettone deve essere morbido e soffice, senza difetti (ad esempio buchi nella pasta o fondo bruciato), con alveoli grandi e non omogenei, gusto tipico delle paste acide lievitate, una crosta compatta e di colore uniforme oltre che arricchito con canditi e uvetta di buona qualità, in vetta alla classifica troviamo questi.

I risultati Al primo posto il panettone Fior Fiore Coop, considerato quindi il migliore, seguito dal Gran Galup (venduto al supermercato ma anche in pasticceria).

A sorpresa (ma forse neanche tanto se si conoscono le logiche produttive e del mercato) troviamo poi il Duca Moscati di Eurospin e Le Grazie di Esselunga.

Come potete notare, dunque, non sempre a prezzo più alto corrisponde anche qualità più alta. Il panettone di Eurospin costa infatti soli 3,29 euro ed è risultato migliore di altri prodotti che costano anche 20 euro.

C’è da dire poi, che tutti i panettoni sono risultati di qualità buona o quanto meno media con un’unica eccezione. Si tratta del panettone biologico della Paulani considerato il peggiore in quanto complessivamente di bassa qualità.

Proteine vegetali, alleate della longevità

Pubblicato il 03 Dic 2019 alle 7:00am

Uno studio, pubblicato di recente su Jama International Medicine, guidato da ricercatori del National Cancer Center di Tokyo, che dopo aver esaminato i consumi alimentari di 71mila adulti, seguiti in media per 18 anni, rivela che un elevato consumo di proteine vegetali può essere associato a un ridotto rischio di mortalità.

La sostituzione della carne rossa e conservata con proteine vegetali, associata a una riduzione del rischio di mortalità totale, per malattie cardiovascolari e tumori. Per i vegetariani potrebbe essere opportuno consumare un quantitativo di proteine leggermente superiore, poiché la digeribilità delle proteine vegetali sarebbe inferiore a quella delle proteine animali.

“Fabio Galvano, professore di Alimentazione e Nutrizione Umana all’Università di Catania -, il primo consiglio da trarne è che è importante scegliere bene le fonti proteiche. E anziché limitarsi alla distinzione tra proteine vegetali e animali, è bene considerare l’alimento nella sua totalità. È infatti assai probabile che, nel caso dei vegetali, la presenza vari altri composti quali fibre e antiossidanti possa contribuire agli effetti benefici associati alle loro proteine mentre, per le “proteine animali”, gli effetti possono variare anche in base al tipo di grassi (nei pesci è diverso da quello degli insaccati), di certi ingredienti aggiunti per la conservazione, delle modalità di cottura”.

“Secondo quanto chiarisce Giuseppe Grosso, professore di Alimentazione e Nutrizione Umana all’Università di Catania – valorizzare maggiormente i legumi che, anche in una nostra revisione degli studi, sono risultati associati a una riduzione dell’incidenza della malattia cardiovascolare. Questi alimenti apportano, oltre alle proteine vegetali, vari altri composti utili, hanno un costo contenuto e un ridotto impatto ambientale. Per questo andrebbero previsti almeno 2-3 volte alla settimana, con porzioni medie di 150 grammi per i legumi freschi e 50 per quelli secchi». Per favorire il consumo di proteine vegetali, si possono sperimentare nuove ricette, come i burger vegetali o utilizzare farine di legumi come nella farinata e nelle pancake con farina di ceci”.

Uva, regolarizza l’intestino e protegge dal cancro

Pubblicato il 03 Nov 2019 alle 7:27am

Secondo una recente ricerca medico-scientifica, in cui sono stati impegnati ricercatori dell’ENEA, dell’Università Federico II di Napoli e del CNR, gli acini di uva, noti anche come vinaccioli, sono contraddistinti dalla presenza di molecole a dir poco portentose per la nostra salute, e in particolar modo la salute dell’intestino. Ma c’è di più. Tra le loro funzioni è possibile ricordare anche la loro capacità di bloccare la crescita delle cellule cancerose del mesotelioma, tumore causato dall’esposizione alle fibre di amianto e con numeri in crescita di anno in anno.

Secondo i ricercatori, infati, che hanno condotto questo studio, le molecole presenti negli acini d’uva sono in grado di ottimizzare l’efficacia di trattamenti come la chemioterapia.

A dirlo anche l’Università di Adelaide, i cui dettagli dello studio condotto, sono stati resi noti sulle pagine della rivista scientifica Plos One, dopo un monitoraggio assiduo degli effetti benefici, condotti dalle molecole degli acini d’uva sull’efficacia dei farmaci chemioterapici utilizzati per il trattamento del cancro al colon. I ricercatori hanno inoltre notato che l’estratto d’uva è in grado di ridurre significativamente l’infiammazione intestinale causata dall’assunzione dei suddetti farmaci.

Dieta della Terra, i cibi che allungano la vita e fanno dimagrire

Pubblicato il 01 Nov 2019 alle 7:47am

Esiste una dieta, chiamata della Terra che è in grado, secondo un recente studio, condotto da equipe scientifiche attive presso gli atenei di Oxford e del Minnesota di mantenersi in forma e salvaguardare anche la nostra amata e bistrattata natura. (altro…)

Un avocado al giorno contro il colesterolo cattivo

Pubblicato il 31 Ott 2019 alle 6:21am

Un avocado al giorno può aiutare a tenere a bada il colesterolo ‘cattivo’, l’Ldl. È quanto dice una nuova ricerca scientifica condotta in Pennsylvania State University, pubblicata sul Journal of Nutrition. “Siamo stati in grado di dimostrare – spiega l’autrice principale, la professoressa Penny Kris-Etherton – che includendo un avocado al giorno nella dieta, si hanno meno particelle piccole e dense di Ldl rispetto a prima di cambiare regime alimentare. Si dovrebbe quindi prendere in considerazione l’aggiunta di avocado in modo sano, su un toast integrale o in una salsa vegetariana”.

Nello specifico, gli avocado hanno contribuito a ridurre le particelle di Ldl ossidate. Come l’ossigeno può danneggiare il cibo – ad esempio una mela tagliata diventa marrone – cosi secondo i ricercatori l’ossidazione è dannosa per il corpo umano. “Molte ricerche indicano che è la base per condizioni come il cancro e le malattie cardiache – aggiunge Kris-Etherton – sappiamo che quando le particelle di Ldl si ossidano, inizia una reazione a catena che può favorire l’aterosclerosi, l’accumulo di placca nella parete dell’arteria”. I ricercatori hanno reclutato 45 partecipanti adulti con sovrappeso o obesità. Tutti hanno seguito una dieta di due settimane che imitava quella americana media e permetteva di iniziare lo studio su basi nutrizionali molto simili agli altri.

Successivamente, ciascuno singolarmente ha completato cinque settimane di tre diverse diete: una povera di grassi, una moderata e una sempre moderata che però includeva anche un avocado al giorno. Così, dopo una dieta a base di avocado, i partecipanti avevano livelli significativamente più bassi di colesterolo Ldl ossidato rispetto a tutti gli altri regimi alimentari, e livelli più alti di luteina, antiossidante naturale. Secondo Kris-Etherton i risultati ottenuti, sembrano essere molto promettenti. “La ricerca nutrizionale sugli avocado – conclude il ricercatore americano – è un’area di studio relativamente nuova. Penso che siamo solo alla punta dell’iceberg della conoscenza del loro benefici per la salute”.

Colesterolo alto, un aiuto dai semi, ecco quali sono

Pubblicato il 21 Ott 2019 alle 6:16am

Per contrastare il colesterolo alto, l’alimentazione è molto importante. Negli anni, gli studi hanno dimostrato che una dieta sana, povera di grassi e ricca di nutrienti, aiuta a mantenere il nostro apparato cardiovascolare in salute e a scongiurare l’ipercolesterolemia. A tal proposito, è bene sapere che ci sono semi oleosi in grado di tenere a bada il colesterolo alto.

Vediamo quali sono

Semi di lino: fonte preziosa di numerose sostanze nutritive, agiscono contemporaneamente in diversi settori: ricchi di fibre, aiutano il corretto transito intestinale. Contengono moltissimi minerali essenziali al nostro organismo come manganese, fosforo, magnesio e rame. Soprattutto, però, contengono una gran quantità di acidi grassi, tra cui Omega 3 e Omega 6, che sono fondamentali per abbassare i livelli di colesterolo cattivo nel sangue. Possono essere considerati, insieme all’olio di lino, come una delle principali fonti di assunzione di Omega3 per vegetariani e vegani. A tale scopo i semi di lino andranno consumati crudi, preferibilmente dopo averli triturati; consumati subito o conservati in frigorifero per brevi periodi.

Semi di chia: una vera e propria miniera di ferro, vitamine e omega 3 che, nello specifico, risultano molto efficaci per ridurre il colesterolo. I semi di chia sono anche ricchi di antiossidanti, proteine, vitamine B1, B2, B3 e minerali come fosforo, calcio, potassio, magnesio, ferro, zinco e rame. Forniscono circa il 27% di fibra per ogni 100 grammi. I semi di chia vengono considerati un “integratore dietetico” molto utile per coloro che soffrono di colesterolo alto grazie ai loro fitosteroli e all’acido alfa-linoleico.

Semi di sesamo: contengono un’elevata quantità di acidi grassi insaturi (soprattutto acido oleico e acido linoleico), aminoacidi, tra i quali spiccano il triptofano e la metionina, fibre, nonché numerosi minerali (calcio, ferro, magnesio, fosforo, zinco e rame) e vitamine E e del guppo B, sostanze utili per ripulire le arterie, fluidificare il circolo e ridurre la presenza del colesterolo “cattivo” (LDL). Inoltre, i semi (ma anche l’olio di sesamo) hanno proprietà antinfiammatorie e, proprio per il loro ricco contenuto di Omega 3, sono utilissimi per lubrificare l’intestino e contrastare stipsi e gonfiori addominali.

Come consumarli?

Possono essere aggiunti a insalate oppure ad uno yogurt bianco o nel muesli. Come snack preparando delle barrette energetiche fai da te oppure aggiungendoli su dolci e torte. Per evitare di alterarne le caratteristiche nutrizionali, è preferibile consumare i semi senza sottoporli a cottura.