alimentazione

Mirtilli fanno bene al cuore, ecco quanti mangiarne al giorno per proteggerlo

Pubblicato il 03 Giu 2019 alle 8:55am

Mangiare una tazza di mirtilli al giorno è in grado di ridurre il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. Parola di esperti.

A questo risultato sono giunti i ricercatori dell’University of East Anglia, in collaborazione con colleghi di Harvard e di tutto il Regno Unito. I quali, hanno preso in esame i sintomi della sindrome metabolica, che comprende anche il rischio di ipertensione, diabete, eccesso di grasso corporeo, livelli bassi di “colesterolo buono” e alti livelli di trigliceridi, per vedere se con i mirtilli si avevano buoni risultati e così è stato.

Per giungere a tale conclusione, gli scienziati hanno coinvolto nel loro studio 138 partecipanti in sovrappeso o obesi, di età compresa tra i 50 e i 75 anni, e hanno chiesto loro di mangiare ogni giorno o 150 grammi o 75 grammi di mirtilli liofilizzati, mentre ad una terza parte è stata somministrata una dose ‘placebo’ fatta con coloranti e sapori.

Ebbene, la scoperta, è stata che mangiando 150 grammi di mirtilli al giorno queste persone avevano ridotto il rischio di malattie cardiovascolari del 12-15%. Gli stessi benefici rilevati anche in chi aveva assunto una dose di mirtilli, inferiore al giorno, ovvero 75 grammi e di placebo.

Passati studi avevano dimostrato che i mirtilli sono in grado di ridurre anche il rischio di sviluppare malattie come il diabete di tipo 2.

Quindi con l’estate, è ancora più piacevole mangiarli in gelati, frutta, dolci light.

Provare per credere, cosa costa?

Colesterolo alto? Come abbassarlo con 4 cibi fondamentali

Pubblicato il 28 Mag 2019 alle 7:18am

Il colesterolo, grasso presente nel sangue che viene in gran parte prodotto dall’organismo, mentre in minima parte viene introdotto con la dieta, in quantità fisiologiche, è coinvolto in diversi processi per il funzionamento dell’organismo, ma quando è presente in quantità superiore costituisce uno dei fattori di rischio maggiori per le malattie cardiache. Il colesterolo in eccesso, infatti, tende a depositarsi sulle pareti delle arterie, provocando la formazione di lesioni che le ispessiscono e le irrigidiscono. Tale processo è chiamato aterosclerosi, e può portare nel tempo alla formazione di placche vere e proprie, in grado di ostacolare – o bloccare del tutto – il flusso sanguigno, con conseguenti rischi a carico del sistema cardiovascolare.

Il colesterolo presente nel sangue viene trasportato all’interno di strutture molecolari chiamate lipoproteine. Le quali si riconoscono in due tipi principali di lipoproteine: le lipoproteine a bassa densità o LDL (Low Density Lipoprotein, da cui deriva la sigla), conosciute anche come colesterolo “cattivo”, perché trasportano l’eccesso di colesterolo dal fegato alle arterie e lo rilasciano nei vasi sanguigni con conseguente aterosclerosi; le lipoproteine ad alta densità o HDL (High Density Lipoprotein), conosciute a loro volta come colesterolo “buono”, favoriscono la rimozione del colesterolo dal sangue e la sua eliminazione attraverso i sali biliari, proteggendo così anche il cuore e i vasi. Il colesterolo totale che si misura nel sangue è a grandi linee è dato dalla somma di LDL + HDL.

Quali sono le cause del colesterolo?

Diverse condizioni possono sviluppare un colesterolo alto. Tra queste troviamo: sovrappeso, obesità, un’alimentazione non sana, l’abitudine al fumo – che a lungo andare danneggia i vasi sanguigni e accelera il processo di indurimento delle arterie – e la mancanza di attività fisica. Ed ancora, alcune patologie come il diabete, spesso associate a ipercolesterolemia. Alcuni individui sono invece geneticamente predisposti a sviluppare l’ipercolesterolemia: è una condizione nota come “ipercolesterolemia ereditaria o familiare” ed è associata ad una serie di mutazioni genetiche.

In caso di colesterolo alto, è sempre opportuno e di fondamentale importanza, farsi visitare da uno specialista che saprà sicuramente dare tutte le informazioni del caso per riportarlo nei limiti stabiliti per una buona e corretta condizione fisica.

Qui di seguito un elenco di cibi per abbassarlo:

– Verdura, frutta, cereali e legumi: ovvero cibi che hanno un alto contenuto di fibre – Salmone, noci, spinaci e cibi che contengono elevate quantità di Omega-3 – Semi di girasole, sesamo, arachidi ed altri cibi che contengono elevate quantità di Omega-6 – Olive e olio d’oliva

Perché mangiare il Pangasio è pericoloso per la salute, soprattutto dei più piccoli?

Pubblicato il 19 Mag 2019 alle 6:14am

Il pangasio, originario del Vietnam, è uno dei pesci più consumati al mondo per il suo basso costo, sapore delicato e presentazione del filetto senza pelle o spine. Nonostante il suo basso contenuto proteico e il suo livello ancora più basso di omega-3, presenta un’alta concentrazione di mercurio.

Il consumo continuativo può esporre infatti ad alti livelli proprio di mercurio, con possibili conseguenze a lungo termine anche sulla salute, specialmente dei bambini. Quindi, soprattutto per quest’ultimi, si raccomanda il consumo di altre varietà di pesce, tant’è che è stato bandito anche dalle mense scolastiche.

A suggerirlo diversi studi internazionali.

La forma di mercurio più preoccupante è il metilmercurio, quella che si accumula nei tessuti biologici. Il mercurio viene prodotto dai batteri e assimilato dai pesci, per questo sono continuamente controllati in modo mirato, per valutare il livello di contaminazione. Le fonti di esposizioni per l’uomo al mercurio è proprio il consumo dei pesci. Il mercurio può essere pericoloso alla salute umana con conseguenze a livello neurologico con sintomi quali: tremori, insonnia, perdita di memoria, effetti neuromuscolari, mal di testa. Altri sintomi possono essere invece legati ai reni, a una perdita di proteine ma anche corrosione di pelle, occhi e tessuti del tratto digerente.

Mangiare poco non fa dimagrire

Pubblicato il 12 Mag 2019 alle 6:32am

Se volete dimagrire dovete evitare di mangiare poco e in modo troppo restrittivo, parola di esperti.

Diete troppo rigide, dicono gli esperti in nutrizione, favoriscono un accumulo di chili in eccesso e centimetri di troppo in più aree del corpo. Il quale rimane a corto di energia e tende a conservare le riserve di grasso accumulato e a bruciare così meno calorie, rallentando il metabolismo, meccanismo questo, che poi traduce di conseguenza il cibo in energia.

Pertanto, è meglio evitare di concentrarsi su regimi alimentari troppo ferrei escludendo intere categorie di alimenti o prevedendo una riduzione calorica troppo prolungata ed esagerata.

L’effetto a fisarmonica o a yo-yo, causa anche problemi di inestetismi cutanei, lassità, per perdita di chili troppo in fretta.

Per mantenere attivo il metabolismo e far sì che l’organismo non rimanga a corto di energia, “carburante” e bruci meno calorie, la soluzione ideale è quella di conseguire una dieta sana ed equilibrata, che comprenda i benefici scaturenti dai tre pasti principali e alimenti macro come grassi, proteine, carboidrati, vitamine e sali minerali, nelle giuste quantità.

Fare una adeguata attività fisica, o proprio se non si può mantenersi in forma muovendosi. Perché la sedentarietà è il nemico numero uno della linea. Sì dunque a lunghe passeggiate all’aria aperta, a bicicletta, corsa, nuoto, stepper, spinning, pilates, e chi più ne ha ne metta.

Bisogna poi evitare di saltare i tre pasti principali e gli spuntini di metà mattina e di metà pomeriggio.

In questo modo il metabolismo rimane sempre attivo e il senso di sazietà, essenziale per tenersi a dovuta distanza da abbuffate, e cibi mangiati di fretta con incredibile voracità.

Allarme virus para-influenzali, come difendersi in questo periodo

Pubblicato il 06 Mag 2019 alle 6:27am

Anche in questo mese di maggio appena cominciato, le temperature cambiano di continuo, in quanto, si passa velocemente da picchi di caldo a picchi di freddo. A causa di questi continui sbalzi di temperatura, dicono gli esperti, sono diverse le forme di virus para-influenzali che ci sono in giro e che stanno mettendo ko tantissime persone.

L’influenza sembra non essere terminata. Sono circa 150-200 mila gli italiani a settimana che si trovano a dover fare i conti con i sintomi para-influenzali. Numerose infatti sono le persone con raffreddore, mal di gola e problemi gastrointestinali. Ed ancora quelle con crampi addominali, diarrea, vomito e talvolta anche febbre.

Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano, conferma che queste forme gastrointestinali, in questo specifico periodo dell’anno, sono decisamente le più diffuse. Colpiscono a tutte le età e molto spesso a fare da veicolo di trasmissione sono i bambini. Che a loro volta li trasmettono ai genitori, mamme in gravidanza, fratellini più grandi ed infine persone anziane.

Per contrastare i virus para- influenzali, il virologo Pregliasco consiglia di esporsi il meno possibile a sbalzi termici. Vestirsi a “a cipolla”, evitare il contagio lavandosi spesso le mani soprattutto se frequenti di luoghi e mezzi pubblici durante la giornata.

“L’effetto di questi virus para- influenzali dura in circa tre – quattro giorni. Si invita chi li contrae a ricorrere a un’automedicazione responsabile. Bisogna anche prestare molta attenzione all’alimentazione e all’idratazione soprattutto in caso di febbre. Il riposo è di vitale importanza. In caso di disturbi gastro- intestinali non bisogna mai eccedere con gli antidiarroici ma optare per i probiotici e a un’igiene molto attenta”.

In arrivo il pane con gli agrumi, ad alto contenuto di fibre

Pubblicato il 20 Apr 2019 alle 7:20am

E’ in arrivo il pane agli agrumi, l’idea e la realizzazione di questo pane “salutistico” è ad opera del Crea.

Il nuovo prodotto nasce da uno studio, pubblicato da un team di ricercatori del Crea (centri di Cerealicoltura e Colture Industriali e di Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura) sulla rivista scientifica internazionale Frontiers in Nutrition.

Alla base vi è la convinzione, supportata da diversi studi, che le fibre alimentari siano ottime per la nostra salute in quanto aiutano a prevenire il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari e migliorano la salute di stomaco e intestino.

Considerando tutto ciò, il Crea ha lavorato per sviluppare un pane arricchito con fibre contenute nella farina di agrumi costituita per oltre il 70% proprio da tali sostanze (di cui il 60% sono insolubili e il 40% solubili). Alla fine si è arrivati ad n prodotto “ad alto contenuto di fibre” in quanto i valori sono superiori ai 6 g per 100 g, soglia minima secondo quanto previsto dal Reg. CE 1924/2006.

L’innovativa farina si è ottenuta grazie ad un numero molto alto di lavaggi e successive essiccazioni di buccia, polpa e semi degli agrumi ossia dal pastazzo, un sottoprodotto della lavorazione di questi frutti che solitamente diventa un rifiuto e che tra l’altro comporta pesanti costi di smaltimento.

Il pane realizzato in un panificio industriale in pagnotte da circa 1 kg a partire da semola, parti della crusca più facilmente digeribili e con 2 tipologie di fibre di agrumi ricavate da arancia rossa e limone. Che possono essere inserite nel pane singolarmente, tutte e due insieme e a differenti livelli di percentuale (1,5% o 2%) ottenendo effetti differenti. .

I tempi di conservazione arrivano fino a 120 giorni e le pagnotte vengono confezionate con film plastici in atmosfera modificata (ATM).

Dieta Fodmap, che cos’è e come funziona

Pubblicato il 17 Apr 2019 alle 12:46pm

Gli alimenti cosiddetti FODMAP sono i principali responsabili della pancia gonfia e delle tensioni addominali. Ecco allora come ottenere la pancia piatta eliminandoli momentaneamente.

Nella prima fase, che dura da 2 a 4 settimane a seconda del parere del nutrizionista, è vietato mangiare alimenti con oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli: quindi niente da fare per latte, formaggi molli, gelati, yogurt, grano, farina bianca e integrale, orzo, segale, cous cous, cipolle e porri, aglio, cavolo e cavolfiore, asparagi, carciofi, taccole, fagioli e fagiolini, mele, pere, fichi, albicocche, mango, prugne, avocado e ciliegie (più sotto vi illustriamo le categorie con maggiore precisione).

E per quanto riguarda le bevande, da evitare birra, caffè d’orzo, succhi e sciroppi.

Niente miele, cibi precotti e industriali e gomme da masticare.

I benefici non tarderanno ad arrivare: già dopo qualche giorno dall’inizio della dieta, i crampi si attenueranno, l’addome si rilasserà e la flora batterica tornerà a funzionare bene.

Dopo un massimo di 4 settimane, si procede poi con la reintroduzione graduale degli alimenti FODMAP: l’ideale sarebbe inserire un gruppo alla settimana, monitorando costantemente la sintomatologia.

Una volta individuati i cibi FODMAP problematici, con l’aiuto di un nutrizionista si può costruire una dieta personalizzata.

La birra è ipocalorica e naturale

Pubblicato il 29 Mar 2019 alle 6:52am

Una ricerca condotta su richiesta di AssoBirra sostiene che la birra non faccia dimagrire, ma è ipocalorica e naturale. (altro…)

Come dimagrire con i cibi antinfiammatori

Pubblicato il 22 Mar 2019 alle 6:13am

Un’alimentazione in cui siano presenti antiossidanti, fibre e grassi buoni, grazie alla loro azione antinfiammatoria, favorisce la salute dell’organismo e il peso forma. (altro…)

Mangiare pasta di sera non fa ingrassare e combatte insonnia e stress

Pubblicato il 09 Mar 2019 alle 7:29am

Sono quasi 12 milioni gli italiani che per paura di ingrassare o di compromettere il proprio sonno, scelgono invece di dire no alla pasta di sera.

Eppure, in occasione della Giornata mondiale del Sonno che ricorre il prossimo 15 marzo, arriva una importante guida stilata dall’Unione Italiana Food (già Aidepi, l’Associazione che rappresenta i pastai italiani), che aiuta ad orientarsi tra ricette di pasta più indicate a cena. Uno studio pubblicato di recente sulla rivista scientifica The Lancet Public Health – come spiegato nel corso di un incontro che si è tenuto a Napoli – ha dimostrato che mangiare pasta a cena migliora il riposo notturno, e non fa nemmeno ingrassare.

Mangiare pasta la sera, o verso mezzanotte, è un rito che si celebra ormai da 40 anni ed è infatti tornato di moda grazie appunto alla generazione under 35 e agli chef.

Buona notizia, dunque, per quei 27 milioni di italiani che soffrono di disturbi del sonno: in quanto, mangiare pasta a cena fa bene, rilassa, facilita il sonno e non fa ingrassare, anzi fa dimagrire. Lo studio che si è concentrato sulla pastasciutta, la quale può essere consumata nelle ultime ore del giorno, soprattutto se siamo stressati e soffriamo d’insonnia, grazie appunto alla presenza in questo alimento di Triptofano e Vitamine del gruppo B potrebbe far cambiare le abitudini alimentari di un’ampia fetta della popolazione italiana. Il 65% dei consumi di pasta oggi a pranzo, mentre solo il 35% si concentra nelle ore serali. Cosa che non accade, ad esempio, per pane, frutta, verdura, carne e perfino dolce, consumati in quantità più o meno equivalenti tra i due pasti principali della giornata. Vanno controcorrente i Millennials: per il 39% degli under 35, la spaghettata da preparare tutti insieme è l’elemento irrinunciabile di una cena tra amici