Omicidio Yara: Pm “Dna ripetuto in più laboratori, profilo genetico raro, Ignoto 1 è Bossetti”

a cura di Giovanna Manna
data pubblicazione 20 Giu 2014 alle ore 2:43pm

Il pm di Bergamo Letizia Ruggeri titolare dell’inchiesta su Yara Gambirasio durante la conferenza stampa tenutasi in procura a Bergamo, spiega che si tratta di un’indagine “lunga, laboriosa, faticosa, contraddittoria e sorprendente condotta con passione, impegno e dedizione da tutte le forze di polizia”.

Il pm descrive l’inchiesta sul caso Yara, aggiungendo che con l’arresto di Massimo Giuseppe Bossettialla fine il quadro è quasi completato”.

Spiegando così che non essendoci testimoni, telecamere a riprendere la scena del delitto, è un’indagine “difficile”, fatta con “grandissima pazienza” in cui si procede senza tralasciare nessuna pista. Un’inchiesta che ha già visto l’analisi di “120mila utenze telefoniche, 120mila contatti” nella zona in cui è scomparsa la ragazza.

Un percorso che inizia dal luogo del ritrovamento della vittima sino ad arrivare all’analisi delle persone che frequentano “il centro sportivo di Brembate, gli amici e i parenti di Yara e i 33mila soci del locale le Sabbie Mobili” vicino al campo di Chignolo d’Isola dove è stata trovata la piccola Yara.

E proprio in quel locale, la sera dell’omicidio è stato identificato uno dei nipoti di Giuseppe Guerinoni, estraneo però ai fatti. Ed è dal suo esame Dna che viene ricostruito l’albero genealogico “fino al 1815” che porta ad identificare l’autista morto nel 1999, padre naturale di ‘Ignoto 1’.

Grazie al Dna, e ad altri elementi, si accende così il “faro di un’inchiesta complicata”.

Inoltre, spiega ancora la Ruggeri “Dopo aver riesumato il cadavere di Guerinoni, non abbiamo avuto nessun dubbio sul fatto che fosse il padre del soggetto che stavamo cercando”, aggiungendo che il Dna della madre del presunto assassino è stato “prelevato nel luglio 2012”.

Sottolineando che il dna di Ignoto 1 è stato trovato in “quantità abbondante sugli slip e sui leggings” di Yara, “sono stati estratti diversi campioni, alcuni migliori, altri meno”, e l’analisi è stata “ripetuta in quattro diversi laboratori” per cui “è sicuro”. Infine, sottolinea il pm, il Dna di Ignoto 1 corrisponde “a quello di Bossetti”. Il confronto del Dna tra quello trovato sugli indumenti della vittima e quello del presunto colpevole “è ripetibile”.

E a chi le chiede quale sia il motivo per cui Bossetti avrebbe dovuto uccidere Yara, lei risponde: “Dobbiamo accertare se si tratti di un movente sessuale”.

Infine dice la prova del Dna “Può bastare da sola” a condannare il muratore di Mapello. Perché, il profilo del Dna è stato trovato “in una zona degli slip” della vittima “recisa di netto con un’arma tagliente”; l’ipotesi più accreditata è che l’uomo colpendo Yara “si sia tagliato, per cui è molto significativa”.

Il cellulare di Bossetti è stato spento alle 17.45 del 26 novembre 2010, 64 minuti prima che anche il cellulare di Yara diventasse muto, svela la Ruggeri. Alle 17.45 il cellulare dell’indagato non aggancia più nessuna cella, “dopo aver fatto una telefonata al cognato, suo datore di lavoro”. Verrà poi riacceso alle 7.34 del giorno seguente. Il cellulare della piccola si spegne alle 18.49.

Il pm Letizia Ruggeri rispondendo a una domanda dice: “Ci guardiamo bene dal considerare questo come un caso chiuso. Ci sono dei gravi indizi di commissione del reato ed esigenze cautelari“. Ma il pm di Bergamo fa anche sapere che non esclude di chiedere il giudizio immediato, senza passare dall’udienza preliminare. “Devo valutare come procede questa fase dell’indagine, ma non lo escludo”.

Il generale dell’Arma, Mario Parente, comandante del Ros, anch’egli intervenuto durante la conferenza stampa, sottolinea: “C’è stato un apporto della scienza nelle indagini come forse mai in precedenza“, aggiungendo che “è stato un lavoro enorme, una prova enorme di professionalità“, perché “è stato difficilissimo isolare il Dna” con “un’operazione di assoluta avanguardia nel settore“.

Mentre il direttore dello Sco, Raffaele Grassi dice che: “E’ stata un’attività investigativa spaventosa. Si tratta di un caso unico, con la difficoltà di indagare al buio, che potrà essere illustrato nelle scuole di polizia giudiziaria”.